Categoria: Fermo

  • Addio a Magnalbò, il ricordo di Verdenelli: dal primo incontro ai legami del senatore con il Fermano

    Addio a Magnalbò, il ricordo di Verdenelli: dal primo incontro ai legami del senatore con il Fermano

    Al Castellano Vecchio di Sant’Elpidio a Mare: in primo piano Luciano Magnalbò. Con lui Stefano Papetti, Milena Santini, Maurizio Verdenelli (foto Emanuela Scattolini)
    Riceviamo dal giornalista Maurizio Verdenelli, il ricordo di Luciano Magnalbò: «Senatore per due mandati fino al 2006 (dal 2001 vicecapogruppo), avvocato, giornalista, scrittore e pittore, 83 anni (li avrebbe compiuti il 5 aprile) Luciano Magnalbò di antica e nobile fermana (città a cui sempre è stato legato cui ha dedicato ricerca storica, libri e pittura) è deceduto nei giorni scorsi a Macerata».
    «Sono centinaia – scrive il giornalista Verdenelli nel suo ricordo del senatore – i fotogrammi in alcune decine d’anni che legano la mia memoria a Luciano Magnalbò, compagno di irripetibili avventure giornalistiche/librarie. Una sola più delle altre, tuttavia, rimanda la sua immagine di integrità a difesa della libertà d’espressione e del principio di Verità. In un’espressione sola: d’indipendenza a costo di tutto. Ai tempi di Mani Pulite, Luciano in tipografia ad impaginare il giornale da lui diretto, insensibile alle ‘minacce’ di un potente politico (l’enorme cellulare pioneristico piantato su un tavolo s’accendeva ogni 5 minuti mandando suoni e luci) mi parve l’Humphrey Bogart di Deadline. “E’ la stampa, bellezza: è la stampa e tu non ci puoi fare niente“. Game over! Il giornale chiuse subito dopo per taglio di fondi e Luciano ne fondò subito un altro con mezzi propri: Cosmopolitan (credo il nome della testata).
    Tutto era iniziato qualche anno prima dall’arch. Gabor Bonifazi che mi presentò al ‘Messaggero’, redazione di Macerata, il noto avvocato Magnalbò. E la scintilla s’accese. Scoprendosi una vena autentica di columnist, Luciano divenne una prima firma della cronaca cittadina con una rubrica presto popolarissima: ‘L’oro di Macerata‘. Cosi tanto di successo che un grande giornalista, Arnaldo Giuliani, lo volle alla guida del ‘Corriere Adriatico’ che allora guidava.
    Tuttavia i nostri rapporti non s’interruppero per…così poco. E la tenuta di campagna dei Magnalbò a Schito (ad un muro della sala principale la foto del nonno podestàcon Mussolini reduce della cerimonia di Corridonia) divenne una piccola ‘scuola siciliana’ con fervidi intellettuali sempre più numerosi attorno a Luciano: Bonifazi, Hermas Ercoli, Guido Garufi, Silvio Craia, Libero Paci,  giornalisti di varie testate e giovani che si sarebbero presto affermati.
    Poi con l’amata pittura alla corte del maestro Remo Brindisi, i libri. Gialli ambientati nei quartieri alti, tra contesse e marchese, e qualche anno fa dopo che Gabor gli aveva dedicato il suo ‘L’orologio dei Magnalbo’, lo scoop scoperto tra le carte degli archivi fermani di cui era appassionato frequentatore: “Una tragedia dimenticata” (Ilari editore). Scritto a quattro mani con chi scrive: la morte a Macerata di alcuni allievi della scuola gesuita (ora Bmb) morti nel sonno sotto le rovine del palazzo colpito da uno dei rovinosi terremoti della prima metà del ‘700. Una sciagura tenuta fino ad allora segreta e svelata nel libro. Che ebbe rapido successo. Presentato tra le altre sedi, al palazzo comunale di Osimo e a Passignano sul Trasimeno (Pg) sulla famosa rotonda cantata da Fred Bongusto che Franco Migliacci aveva scritto proprio in riva al lago, e non sul mare prospiciente Senigallia.
    Nel luglio scorso è uscito ‘La stanza della caccia‘ (Livi editore) in collaborazione  con Milena Santini presentato davanti a 200 persone al Castellano Vecchio, antica dimora di Sant’Elpidio a Mare. Tra i relatori, un pò a sorpresa essendo lui un eminente critico d’arte e direttore museale, il prof. Stefano Papetti. Una presenza spiegata da lui stesso…a causa della multi-disciplinarietà di Luciano scrittore e pittore apprezzata da Papetti.
    Poi le preziose ed ambite prefazioni, da ricordare quella al bel libro di Lidia Appignanesi su Boschetto Ricci a Sforzacosta. E la sua attività di ricercatore storico, soprattutto nel Fermano la terra dei suoi avi di cui conservava radici ed immagini, tra le altre quella del bel palazzo di città, del quale mi fece ammirare la pianta in vista di un libro ad hoc.
    A Fermo (nel capoluogo e nel Fermano tanti amici, tra questi Giovanni Martinelli) ogni estate era presente nella Collettiva cult presso il sito archeologico all’ingresso di Piazza del Popolo. Opere di pregio, elogiate dalla critica. Ancora in estate al mare la rassegna dei libri al Vela Club a Civitanova Marche e a Porto San Giorgio, alla Lega Navale.
    L’ultima telefonata tre settimane fa per invitarlo ad una nuova avventura editoriale: “Certo: quando si parte?” mi chiese.
    Ancora progetti davanti e alle spalle una lunga, intensa navigazione che improvvisamente si e’ interrotta l’altra notte. Per dare nuovo inizio ad un’altra navigazione. Nella nostra memoria, nella nostra affettuosa gratitudine e soprattutto nella storia culturale marchigiana. Buon vento, Luciano!».

    https://cronachefermane.jef.it/2026/03/11/addio-a-luciano-magnalbo-il-senatore-con-lanimo-dartista/748191/

  • «I dati confermano le nostre tesi» Il punto del comitato Arretramento Fs e A14

    «I dati confermano le nostre tesi» Il punto del comitato Arretramento Fs e A14

    (foto Cristiano Ninonà)

    «Il convegno dello scorso 5 marzo su “L’Italia si ferma nelle Marche sud. Approfondimenti sulla mobilità autostradale” ci ha fornito una serie di dati aggiornati che sostengono le nostre tesi che stiamo portando avanti da anni riguardo al tema del potenziamento dell’A14. Sono state confermate e rafforzate tutte le considerazioni riguardo le criticità del progetto di Aspi, fatto proprio al momento dalla Regione e quindi dal Governo, progetto che prevede la realizzazione della terza corsia da Porto Sant’Elpidio sino a Pedaso e il mini-arretramento di un senso di marcia a tre corsie da Pedaso a San Benedetto del Tronto». E’ quanto si legge in una nota del comitato Arretramento FS e A14 Marche sud.

    «Queste criticità possono essere così riassunte. Il tratto ove transita l’A14 da Porto Sant’Elpidio a San Benedetto del Tronto è un’area a grave rischio frane, non lo dice una parte, ma è certificato dal Piano per l’Assetto Idrogeologico della Regione Marche approvato nel 2004 recependo quando noto da molti anni a tutti i tecnici in quanto i movimenti franosi hanno un orizzonte plurisecolare, come a Niscemi dove gli studi avevano rilevato il primo grande movimento franoso nel 1790 a cui ne seguirono molti altri sino all’ultima grande frana di gennaio. I professori dell’Università di Firenze, incaricati dal dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio di scrivere un rapporto dopo il disastro che ha colpito Niscemi hanno documentato tutto questo dicendo anche che – si legge nella nota del comitato – gli interventi da realizzare erano già stati espressi dalla relazione di una Commissione di 25 anni fa, restata inascoltata ed ora le istituzioni coinvolte cercano di scaricare la propria responsabilità. Vogliamo ripetere l’esperienza anche nelle Marche sud? È palese che andare ad intervenire per la terza corsia da Porto Sant’Elpidio a Pedaso crea dei gravi problemi; ciò era noto, ma si sono persi quasi 5 anni a perseguire questa ipotesi. È ufficiale anche dai documenti dell’Arpam della Regione Marche che nella zona costiera tra Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto c’è una grande concentrazione di inquinamento derivante dal traffico veicolare che provoca importanti danni alla salute documentati dall’Oms, così come questo tipo di inquinamento, seppur minore, è presente anche nelle aree interne delle province di Fermo e Ascoli Piceno a causa di un tasso di motorizzazione ad alta emissione molto superiore alla media nazionale e regionale, dipendente  dalla carenza dei servizi e dalla concentrazione delle primarie arterie di comunicazione sulla costa. È noto dai dati forniti dall’Istat che sulle grandi arterie viarie della costa c’è un alto indice di incidenti, che tale indice si alza se ci sono lavori contigui alla sede di scorrimento e che i costi sociali degli incidenti sono enormi».

    «Nella regione Marche viaggiamo su costi sociali – rimarcano dal comitato – di circa 500 milioni all’anno. È altresì noto dai dati dell’Istat che l’indice delle migrazioni nette, che misura la fragilità dei territori, vede nella regione al primo posto le aree interne delle province di Ascoli e Fermo. Di fronte a tutti questi dati pubblici, in larga parte direttamente in possesso della Regione, appare evidente che il progetto redatto da Aspi per il potenziamento dell’A14 non ha una visione di sviluppo sostenibile del territorio delle Marche sud, al contrario è un intervento che mina gravemente tale sostenibilità. Considerando tutti questi dati, e che comunque appare necessario un intervento per la strozzatura della tratta specifica, considerando che il Governo ed Aspi sono disponibili ad investire, avevamo formulato la proposta di valutare l’alternativa progettuale della nuova bretella autostradale da Porto Sant’Elpidio a Mosciano/Teramo invece della terza corsia e fermo restando l’attuale tratto dell’A14, alternativa progettuale che porta la visione di uno sviluppo sostenibile sia delle aree costiere che delle aree interne delle Marche sud. Avendo perso inutilmente gli ultimi cinque anni, auspichiamo che venga recuperato un metodo di lavoro condiviso, che la Regione e quindi il Governo non sposino aprioristicamente delle ipotesi senza partire dalla valutazione dei dati ufficiali e delle alternative progettuali come previsto dalla legge, riprendendo un dialogo con le comunità locali. Il metodo della sussidiarietà, del dialogo, della condivisione, invece di far perdere tempo, è molto più efficiente e garantisce percorsi molto più veloci di forzature che creano conflitto. Confidiamo che si apra una nuova stagione per il bene del territorio delle Marche sud».

     

  • C’è la Tirreno-Adriatico: transito temporaneamente bloccato sulla statale Adriatica

    C’è la Tirreno-Adriatico: transito temporaneamente bloccato sulla statale Adriatica

    In occasione del transito sul tratto fermano della Statale Adriatica di domenica 15 marzo 2026 della settima ed ultima tappa (Civitanova Marche-San Benedetto di 142 km) della gara ciclistica “Tirreno-Adriatico”, secondo le indicazioni della Prefettura e dell’organizzazione, ed in collaborazione con la Polizia Locale, sulla Statale Adriatica verrà sospesa temporaneamente la circolazione veicolare a partire dalle ore 11,45. Il passaggio della carovana è previsto tra le 12.15 e le 12.40 circa da nord verso sud.

  • Lettera al Direttore: «Aumenti del carburante e crisi economica mentre la politica locale si muove come se nulla fosse»

    Lettera al Direttore: «Aumenti del carburante e crisi economica mentre la politica locale si muove come se nulla fosse»

    Riceviamo dal fermano Miki Rutili e pubblichiamo:

    «Gentile redazione di Cronache Fermane, ieri ho fatto un pieno di gasolio. Quarantacinque litri. Novantuno euro e cinquantanove centesimi. Quasi due euro al litro (che nel corso delle ore) sono due euro e ventinove centesimi. Non è uno scontrino qualsiasi e non è nemmeno una lamentela da bar. È un segnale economico chiarissimo che chi ha studiato economia, mercati energetici e dinamiche fiscali riconosce immediatamente. Il prezzo del carburante non è mai solo il prezzo del carburante. È uno dei primi indicatori di tensione nel sistema economico. Quando il gasolio sfiora e supera i due euro al litro significa che stanno aumentando i costi di tutto: trasporti, logistica, produzione, distribuzione, servizi. Significa che ogni impresa paga di più per muoversi, ogni lavoratore paga di più per andare a lavorare, ogni famiglia paga di più per vivere.

    E questo avviene mentre una parte del dibattito pubblico continua a muoversi su polemiche mediatiche e discussioni che non incidono minimamente sulla realtà economica del territorio. Si discute per giorni di casi come la cosiddetta “famiglia nel bosco”, si alimentano polemiche ideologiche, si creano tempeste mediatiche, ma nel frattempo il sistema economico manda segnali molto più seri. Il prezzo dell’energia sta salendo e questo non è mai un fenomeno neutrale. Chi conosce la storia economica lo sa: quando l’energia aumenta, arriva una pressione economica che si propaga ovunque. Prima colpisce le imprese, poi i consumi, poi i servizi, poi inevitabilmente anche la tenuta sociale.

    Nel Fermano questo problema pesa ancora di più perché la nostra economia è fatta di imprese vere, artigiani, manifattura, logistica, trasporto, lavoro concreto. Quando il carburante aumenta non è una statistica, è un costo diretto che entra nei conti delle aziende e nelle tasche dei lavoratori. Aumentano i costi dei furgoni, aumentano i costi delle consegne, aumentano i costi dei trasporti e alla fine aumentano i prezzi per tutti. Questo avviene in un territorio che già convive da anni con una situazione infrastrutturale complessa, con il tratto dell’A14 che rappresenta uno dei nodi più problematici del Paese per traffico, cantieri e rallentamenti. Logistica più difficile, costi energetici più alti, pressione economica crescente. Questa è la realtà con cui il territorio deve confrontarsi.

    Eppure osservando il dibattito politico locale sembra che tutto questo non esista. Si parla di movimenti, di equilibri politici, di liste civiche, di posizionamenti, di strategie elettorali. Si parla di tutto tranne che dell’economia reale. Tra poco arriveranno le elezioni comunali e la sensazione è che la discussione rischi di rimanere confinata a slogan e promesse, mentre il contesto economico sta diventando sempre più complesso.

    È troppo facile dire che il prezzo del carburante dipende dal Governo e che i Comuni non possono farci nulla. È vero che accise e fiscalità sono nazionali, ma un Comune non è un soggetto muto. Un’amministrazione locale può fare pressione politica, può portare il tema nei consigli comunali, può promuovere mozioni istituzionali, può agire attraverso l’Anci, può chiedere interventi concreti quando l’economia reale del territorio viene colpita. Può alzare la voce e rappresentare le esigenze di imprese e cittadini. Questo significa fare politica nel senso più serio del termine.

    Miki Rutili

    Lo dico con la responsabilità di chi da anni lavora nel mondo dell’impresa, ha gestito dinamiche economiche complesse in contesti multinazionali e ha una formazione giuridica ed economica che permette di leggere questi fenomeni per quello che sono. Il carburante vicino ai due euro al litro non è il punto di arrivo, è un segnale di partenza. Se le tensioni internazionali continueranno e se la struttura fiscale energetica rimarrà invariata, il prezzo può salire ancora. E quando l’energia sale, la conseguenza è sempre la stessa: pressione sulle imprese, riduzione dei margini, aumento dei prezzi, difficoltà per le famiglie, impatto sui servizi pubblici e sui sistemi locali, sanità compresa.

    Per questo le prossime elezioni comunali non possono essere trattate come una normale competizione politica fatta di slogan. Il territorio ha bisogno di amministratori che comprendano davvero gli scenari economici che si stanno formando. Servono competenze, visione, capacità di leggere i fenomeni prima che diventino emergenze. Perché quando arrivano momenti difficili la differenza tra amministrare e improvvisare diventa enorme.

    Se la politica locale continua a muoversi come se nulla stesse cambiando, il rischio è molto semplice: il territorio potrebbe trovarsi ad affrontare una fase economica difficile senza una guida realmente preparata. E quando il contesto diventa complesso non bastano movimenti, slogan o equilibri politici. Servono persone competenti, professionisti qualificati, amministratori capaci di gestire scenari economici complessi e di difendere gli interessi reali del territorio.

    Questa è la vera sfida che abbiamo davanti. E votare con criterio, questa volta, potrebbe fare la differenza tra governare il cambiamento o subirlo».

  • A Taipei i Cobra Fermo si laureano Campioni del Mondo di Tiro alla Fune. Scarfini: «Orgoglio della città»

    A Taipei i Cobra Fermo si laureano Campioni del Mondo di Tiro alla Fune. Scarfini: «Orgoglio della città»

    I Cobra Fermo Campioni del Mondo nella categoria 560 kg

    Fermo, grazie al tiro alla fune, sale sul tetto del mondo con i Cobra Fermo laureatisi campioni del mondo in Taiwan, a Taipei nella categoria 560 kg, ai campionati mondiali di tiro alla fune indoor. A questo si aggiungono i due secondi posti nelle categorie 680 e 640 kg. La prima fase della manifestazione, dedicata esclusivamente alle competizioni per club, ha regalato all’Italia un grande medagliere. Il parquet di Taiwan ha consacrato la supremazia dei Cobra di Fermo, capaci di sbaragliare la concorrenza internazionale e laurearsi campioni del mondo nella categoria 560 chilogrammi maschile. La società marchigiana ha confermato una solidità tecnica eccezionale, aggiungendo all’oro anche due pesanti medaglie d’argento nelle categorie 640 e 680 chilogrammi, ribadendo la propria posizione nell’élite mondiale di questo sport.

    Parole di congratulazioni a tutta la squadra arrivano dall’assessore allo sport Alberto Scarfini: «Una fantastica notizia per una squadra che rappresenta l’orgoglio della città, un responso che premia sforzi, capacità e talento. Un grazie per quanto fatto, per la passione con cui sono arrivati a questi risultati, dando così, in una competizione mondiale, lustro alla città ed al territorio, un lavoro costante, fatto di impegno e dedizione quotidiani che ha portato la squadra a inanellare successi e soddisfazioni, fino a diventare campioni del mondo».

    «Un riconoscimento meritato – aggiunge il vice sindaco reggente Mauro Torresi – che attesta quanto questi atleti hanno saputo fare con grandi sacrifici e spirito di squadra, vincendo questo mondiale e consacrando sempre più Fermo nella storia di questa disciplina sportiva».

  • Tornano le giornate Fai di Primavera: quattro “tesori” del Fermano aperti al pubblico il 21 e 22 marzo

    Tornano le giornate Fai di Primavera: quattro “tesori” del Fermano aperti al pubblico il 21 e 22 marzo

    di Antonietta Vitali

    Sabato 21 e domenica 22 marzo 2026 tornano anche nel territorio fermano le Giornate Fai di Primavera, il più importante evento nazionale dedicato alla scoperta e alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico italiano.

    Durante il weekend sarà possibile visitare quattro luoghi significativi del territorio. A Fermo saranno aperti Villa Vitali, importante villa nobiliare ottocentesca immersa in uno dei giardini storici più suggestivi della città, e Palazzo Paccaroni, lungo corso Cavour, oggi sede del Museo Polare Silvio Zavatti e del Museo di Scienze Naturali Tommaso Salvadori. Le Giornate Fai porteranno poi i visitatori nel borgo storico di Ortezzano, nella media Valle dell’Aso, caratterizzato da una suggestiva struttura urbana medievale.

    A dx la sindaca Carla Piermarini, a sin. l’assessora Micol Lanzidei. Al centro il presidente della delegazione Fai di Fermo, Maurizio Petrocchi

    Sarà inoltre possibile visitare, a Sant’Elpidio a Mare, la Basilica Imperiale di Santa Croce al Chienti, uno dei monumenti religiosi più importanti delle Marche, fondata nel IX secolo e legata alla presenza imperiale carolingia nella valle del Chienti.

    Nel Fermano la delegazione Fai propone un itinerario culturale dedicato al tema “Le forme della storia: architetture, borghi e paesaggi del Fermano”, un percorso che invita a leggere il territorio attraverso i segni lasciati dalla storia nelle architetture, nei paesaggi e nelle comunità.

    Le visite saranno arricchite da momenti musicali grazie alla collaborazione con il Conservatorio di Musica “Giovan Battista Pergolesi” di Fermo: gli studenti del Conservatorio eseguiranno musiche dell’epoca negli spazi di Villa Vitali.

     

    «Siamo a presentare un importante appuntamento – le parole del presidente della delegazione Fai di Fermo, Maurizio Petrocchi – che accoglie tantissimi visitatori ogni anno, dando loro la possibilità di vedere luoghi non comunemente fruibili o residenze private, ma che custodiscono la storia di questi territori». 

     

    «Una possibilità – la dichiarazione di Micol Lanzidei, assessore alla Cultura del Comune di Fermo – indicativa ed essenziale, al fine di rendere il nostro patrimonio culturale vivo e vissuto dalla comunità. Sono giornate che ci danno una cassa di risonanza più vasta, ed è per noi della Città di Fermo, un grande onore partecipare a questa mobilitazione culturale nazionale». 

    L’intervento di Francesco Trasatti

     

    «Siamo un piccolo borgo fermano – l’intervento di Carla Piermarini, sindaca di Ortezzano che sarà anche una delle guide del suo paese – inserito nel cratere sismico. La resilienza di cui tanto si parla, ad Ortezzano c’è, qualche ferita è ancora visibile ma stiamo ripartendo. Faremo conoscere tutto il nostro centro storico, le chiese ad esempio, quella del Carmine che in origine era della famiglia Papetti, quella di Santa Maria (si potrà salire sulla torre ghibellina), saranno visibili alcuni manoscritti originali del nostro insigne latinista Giuseppe Carboni. Inoltre abbiamo recuperato un meccanismo da orologio dell’800, che verrà esposto in un museo che inaugureremo sabato. Grazie al Fai – la conclusione di Carla Piermarini –  perché prevede che ci siamo degli “Apprendisti Ciceroni”, cioè dei ragazzi che faranno da guide turistiche. Credo fermamente, anche come insegnante, che sia una meravigliosa occasione per far avvicinare i ragazzi dei nostri paesi ai nostri tesori e far apprendere loro il nostro patrimonio culturale». 

     

    «La Basilica Imperiale di Santa Croce al Chienti a Sant’Elpidio a Mare –  ha spiegato Manfredo Longi, storico dell’associazione Santa Croce al Chienti – è una delle più antiche delle Marche, è del nono secolo, ed è stata costruita su una basilica cristiana del quinto secolo. È stata un luogo cruciale dal nono al tredicesimo secolo, e poi per secoli è stato abbandonato fino al 2003, quando con l’editto Magnabò è stato possibile il restauro». 

     

    Un tassello in più è stato aggiunto ai luoghi visitabili a Fermo e si tratta della musica, grazie ad una convenzione del Comune con il conservatorio Pergolesi di Fermo, alcuni studenti dell’istituto musicale accompagneranno con le loro esecuzioni i visitatori di Villa Vitali e Palazzo Paccaroni. 

     

    «Siamo molto felici – riferisce Francesco Trasatti, presidente del Conservatorio Pergolesi di Fermo – di questa occasione che ci permette di unire la musica ai luoghi della cultura Fai. Ci piace pensarla come uno sguardo verso il futuro soprattutto pensando ai ragazzi giovani affinché possano trovare nell’arte la propria espressione nel mondo del lavoro».

     

    «Il nostro obiettivo – ha precisato Alessandra Giunti, titolare della cattedra di pianoforte del Conservatorio Pergolesi di Fermo – è di continuare questa collaborazione anche negli anni futuri portando la musica in tutti i paesi che parteciperanno alle Giornate del Fai».

     

    Gli orari di visita previsti delle Giornate Fai di primavera sono, dalle 15 alle 18 il sabato 21 marzo e, dalle 10 alle 13, dalle 15 alle 18 domenica 22 marzo. 

    Come da tradizione delle Giornate Fai, si diceva, un ruolo centrale sarà svolto dagli “apprendisti Ciceroni”, studenti che racconteranno ai visitatori la storia dei luoghi aperti. Partecipano, infatti, al progetto il Liceo Scientifico Temistocle Calzecchi Onesti di Fermo, il Liceo Classico Annibal Caro di Fermo, e il Polo scolastico Carlo Urbani di Porto Sant’Elpidio

    La manifestazione, promossa dal Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano, giunta alla 34esima edizione, aprirà quest’anno 780 luoghi in oltre 400 città italiane, grazie all’impegno di migliaia di volontari e di 17.000 Apprendisti Ciceroni, studenti che accompagneranno il pubblico alla scoperta di luoghi spesso poco conosciuti o normalmente non accessibili.

    La delegazione Fai di Fermo ringrazia per la collaborazione il Comune di Fermo, il Comune di Ortezzano, l’Associazione Santa Croce, il Conservatorio Pergolesi e tutti i volontari che rendono possibile l’iniziativa.

     

    Le visite si svolgeranno a contributo libero, a sostegno delle attività del FAI per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano.
    Gli iscritti al FAI, e chi si iscriverà durante le giornate, potranno beneficiare di accesso prioritario. Gli orari delle aperture delle giornate FAI saranno i seguenti: sabato 21 marzo dalle 15-18; domenica 22 marzo dalle 10-13 e 15-18.

    Micol Lanzidei e Maurizio Petrocchi
    da dx Carla Piermarini, Maurizio Petrocchi e Manfredo Longi
    Micol Lanzidei e Maurizio Petrocchi

     

  • A Fermo la mostra immersiva “Cristina. Oltre la corona»

    A Fermo la mostra immersiva “Cristina. Oltre la corona»

    (clicca per ingrandire)

    Un viaggio immersivo nella vita di una delle figure più affascinanti e anticonformiste dell’Europa del Seicento. Dal 17 marzo al 3 maggio 2026 il Palazzo dei Priori di Fermo ospiterà la mostra “Cristina oltre la corona”, un progetto espositivo dedicato alla straordinaria personalità di Cristina di Svezia, regina, intellettuale e protagonista della cultura europea.

    L’inaugurazione è prevista domenica 15 marzo 2026 alle ore 18.00, alla presenza delle curatrici e dei promotori dell’iniziativa.

    La mostra è promossa da Maggioli Cultura e dal Comune di Fermo, in collaborazione con la Biblioteca civica “Romolo Spezioli”, ed è curata da Lucia Mengoni, Maria Chiara Michetti e Arianna Totò.

    L’esposizione propone un percorso immersivo e partecipato che invita il pubblico a scoprire la sovrana oltre il suo ruolo istituzionale. Attraverso installazioni, narrazioni e contenuti multimediali, i visitatori saranno accompagnati dentro i momenti più significativi della vita di Cristina: dall’ascesa al trono alla celebre abdicazione, dal suo intenso rapporto con il sapere al viaggio attraverso l’Europa che la portò anche in Italia.

    «Un nuovo grande evento culturale della nostra città – ha detto il vice Sindaco reggente Mauro Torresi – la modalità di fruizione è immersivo e partecipato. Attraverso installazioni, narrazioni multimediali e spazi interattivi, il percorso espositivo restituisce il ritratto di una personalità complessa che ha saputo superare i confini imposti dal suo tempo».

    «Un evento culturale che ho avuto modo di apprezzare e ammirare in anteprima, in grado di dare le luci della ribalta ad una figura complessa  e fuori dagli schemi come Cristina di Svezia che è stata una grande promotrice delle arti, del pensiero, insieme a filosofi, scienziati e artisti – ha detto l’assessore alla cultura Micol Lanzidei. Tanta bellezza in una mostra raffinata, colta, moderna, in un allestimento originale curato da Lucia Mengoni, Maria Chiara Michetti e Arianna Totò che, insieme a Vissia Lucarelli, referente dei Musei di Fermo, ringrazio per la passione e l’entusiasmo che hanno messo nel curarla nei minimi dettagli, un grazie a Maggioli ed alla Biblioteca. In questo mese di marzo Fermo celebra la donna nella sua genialità e libertà attraverso forme artistiche, vedi l’opera lirica Carmen a Teatro e questa mostra. Omaggi rivolti nel segno della cultura, della libertà e della curiosità che sono elementi con cui l’universo femminile lascia segni di crescita universali nella società in ogni tempo».

    L’esperienza è pensata per coinvolgere attivamente i visitatori, trasformandoli in protagonisti del racconto attraverso una modalità espositiva contemporanea che intreccia storia, arte e narrazione.

    «La mostra vuole essere anche un’occasione per riflettere sul significato di identità, libertà e potere, temi che rendono Cristina di Svezia una protagonista sorprendentemente attuale. Con “Cristina. Oltre la corona”, Fermo – concludono dall’amministrazione – si conferma luogo di incontro tra storia e contemporaneità, offrendo al pubblico un’esperienza culturale coinvolgente capace di unire conoscenza, emozione e partecipazione».

  • Ora la Gastroenterologia ha anche un idrodissettore high-tech. Macarri: «Vantaggi con la resezione di polipi ‘en bloc’»

    Ora la Gastroenterologia ha anche un idrodissettore high-tech. Macarri: «Vantaggi con la resezione di polipi ‘en bloc’»

    Da sin. il direttore generale Ast Fermo, Roberto Grinta, il prefetto Edoardo D’Alascio e il primario, prof. Giampiero Macarri
    «Questo macchinario, per noi fondamentale, rappresenta una tecnologia all’avanguardia che si sposa con il nostro voler guardare sempre avanti nell’interesse primario del paziente». Con queste parole, questa mattina, il professor Giampiero Macarri, direttore della Uoc Gastroenterologia, ha accolto la donazione dell’azienda Videx di Monte Giberto che ha donato al reparto un idrodissettore di ultima generazione. Alla presentazione della donazione erano presenti anche il direttore generale Ast Fermo, dr. Roberto Grinta, il prefetto di Fermo, dr. Edoardo D’Alascio, e la proprietà della Videx, con Edoardo e Maite Marcantoni (anche in rappresentanza del padre Rossano e della madre Linda) accompagnati da Stefano Castori e Anna Mariani. Con loro il dr. Luca Polci della direzione medico-ospedaliera, e il dr. Samuele De Minicis.
    «Siamo in un reparto di assoluta eccellenza – spiega il dr. Grinta – fatto da professionisti di assoluto valore che lavorano con strumentazioni all’avanguardia che arrivano, sì, dal nostro costante impegno ma anche da quello di cittadini e imprenditori che, come in questo caso, hanno a cuore la sanità pubblica. Ringrazio, per la sua presenza, il prefetto D’Alascio, a noi sempre vicino, la Videx e Stefano Castori. Questa donazione della famiglia Marcantoni è lo specchio di un amore per il territorio e per la nostra sanità».
    «Il dono è alla base delle relazioni tra persone – le parole del prefetto D’Alascio che ha fatto riferimento anche alla sussidiarietà orizzontale – Nel Fermano abbiamo imprenditori che vivono il territorio e che restituiscono gratitudine concreta proprio al territorio con amore e vicinanza, dimostrando partecipazione e attenzione nei confronti di chi si occupa di una cura che, come in questo reparto, va oltre quella clinica perché fatta di compartecipazione e compassione nel suo senso etimologico. Viviamo una meravigliosa sintonia tra istituzioni e privati. Nel Fermano ho trovato una partecipazione attiva, nel rispetto della persona, che mi fa amare questo territorio».
    Sui vantaggi che l’utilizzo dell’idrodissettore comporta, è tornato il prof. Macarri: «Possiamo effettuare resezioni endoscopiche di polipi, anche tumorali, nella loro interezza. Possiamo quindi inviare l’intera asportazione, “en bloc” all’anatomopatologo con tutti i vantaggi che ne conseguono. L’asportazione in blocco può anche evitare interventi chirurgici di dissezione. Non posso non ringraziare la Videx ma anche la direzione generale che ci sostiene, così come tutta la nostra équipe, con medici e infermieri eccellenti, e i reparti di Anestesia Rianimazione e Chirurgia, guidati dai dr. Daniele Elisei e Silvio Guerriero. Un lavoro di squadra eccezionale. L’idrodissettore ci consente di operare nell’attività resettiva con una tecnologia di assoluto livello e in totale sicurezza».
    «Quando, anche grazie agli input di Stefano Castori, veniamo a conoscenza di necessità sanitarie – spiega Edoardo Marcantoni della Videx – siamo sempre ben felici di dare il nostro contributo perché la sanità pubblica è un bene di tutti noi. E sapere di avere a disposizione eccellenze sanitarie ci fa stare ancor più tranquilli”. Parole a cui fanno eco quelle di Stefano Castori: “Amo la mia città, Fermo, e le sue strutture sanitarie. Questo nostro territorio è fatto di persone, imprenditori e sanitari, straordinarie».
    «Questo idrodissettore è un grandissimo regalo che si sposa totalmente con la nostra mission di guardare sempre oltre gli standard, di puntare al futuro – ha aggiunto il dr. Samuele De Minicis – Siamo probabilmente tra i primi, se non i primi, ad averlo nelle Marche. Ora potremo implementare e migliorare ulteriormente la tecnica resettiva andando, al contempo, a completare anche la parte bariatrica”. La chiosa al dr. Luca Polci, della direzione medico-ospedaliera: “Io non sono marchigiano ma i legami tra persone in questa comunità, che percepisco in maniera tangibile, mi fanno sentire fermano».
  • Giornata nazionale di prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari

    Giornata nazionale di prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari

    In occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, la Regione Marche ha promosso un momento di confronto e approfondimento dedicato alla sicurezza dei professionisti della sanità e alla prevenzione degli episodi di aggressione nei luoghi di cura.

    L’iniziativa si è svolta ieri, 12 marzo 2026, coinvolgendo i referenti del rischio clinico degli enti del Servizio Sanitario Regionale, componenti del Centro Regionale per la Gestione del Rischio Clinico (CeRGeRS), riuniti in una sessione regionale coordinata dall’Agenzia Regionale Sanitaria attraverso una piattaforma virtuale condivisa.

    «La violenza nei confronti degli operatori sanitari rappresenta un fenomeno complesso e in progressivo aumento – spiega l’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro – con rilevanti ricadute sul benessere psico-fisico del personale, sull’organizzazione dei servizi e sulla qualità della relazione di cura. In questa prospettiva, la prevenzione degli episodi di aggressione richiede un approccio sistemico che integri la valutazione del rischio nei processi organizzativi, nella gestione delle risorse umane e nei programmi formativi rivolti agli operatori».

    Nel corso della mattinata sono stati presentati i dati dell’Osservatorio regionale sulla violenza nei confronti degli operatori sanitari, insieme ai contributi di esperti provenienti dagli enti del Servizio Sanitario Regionale. Gli interventi hanno affrontato diversi aspetti del fenomeno, tra cui l’analisi del rischio, i profili medico-legali, le strategie organizzative e l’utilizzo delle tecniche di de-escalation nella gestione dei comportamenti aggressivi.

    In linea con l’andamento nazionale, i dati dell’Osservatorio Regionale mostrano che nel 2025 sono stati coinvolti in episodi di violenza complessivamente 397 operatori sanitari. Le aggressioni interessano prevalentemente operatrici sanitarie di sesso femminile (69,5%) e colpiscono soprattutto il personale infermieristico, che rappresenta il 72% degli operatori coinvolti. Nella maggior parte dei casi si tratta di aggressioni verbali (71%), mentre nel 67% degli episodi l’autore dell’aggressione è il paziente.

    I contributi presentati hanno offerto una lettura articolata del fenomeno, evidenziando la necessità di sviluppare strategie integrate di prevenzione che coinvolgano gli ambiti organizzativi, formativi, clinici e culturali. La prevenzione della violenza non può limitarsi alla gestione degli episodi quando si verificano, ma deve tradursi nella costruzione di contesti di lavoro più sicuri, nel rafforzamento delle competenze degli operatori e nella promozione di una cultura diffusa del rispetto e della sicurezza nei luoghi di cura.

    «In questo quadro – afferma Calcinaro – il lavoro avviato dalla Regione Marche, attraverso le attività del CeRGeRS, insieme ai referenti del rischio clinico e alle Direzioni degli Enti del Servizio sanitario regionale, rappresenta un passo importante verso una visione condivisa e coordinata del fenomeno. Il rafforzamento della rete regionale e delle azioni di governance del rischio consentirà di trasformare le evidenze emerse e le esperienze maturate in interventi concreti di prevenzione e miglioramento organizzativo. A questo si aggiunge il recente intervento concreto riguardo le indennità economiche previste per gli operatori di Pronto Soccorso, i più esposti al rischio di aggressioni».

    L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni e professionisti, finalizzato a consolidare le strategie di prevenzione e a promuovere ambienti di lavoro più sicuri per il personale sanitario e socio-sanitario, nella consapevolezza che tutelare chi lavora nella sanità significa proteggere l’intero sistema di cura e garantire condizioni adeguate per un’assistenza di qualità ai cittadini.

     

     

  • Export 2025 in frenata: moda in difficoltà Fermo e Macerata, pesa il farmaceutico nel Piceno

    Export 2025 in frenata: moda in difficoltà Fermo e Macerata, pesa il farmaceutico nel Piceno

    Enzo Mengoni, presidente interprovinciale Confartigianato

    Il 2025 si è chiuso con un segno negativo per l’export marchigiano. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Marche su dati Istat, le esportazioni regionali registrano una diminuzione del 7,6% rispetto al 2024, in controtendenza paragonata alla media nazionale che cresce del 3,3%. 

     

    Nel territorio di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo emergono dinamiche differenti, che riflettono comunque il dato regionale.

    In provincia di Fermo l’export complessivo vede una diminuzione del 5,3% (settori micro, piccole e medie imprese (Mpi) al -5,9% e manifatturiero a -6,1%). A pesare è soprattutto il rallentamento del sistema moda: gli articoli in pelle e calzature, primo prodotto esportato e principale pilastro dell’economia locale, segnano un -5,7%, mentre l’abbigliamento registra un calo del 13,6%. Cresce l’export per mobili (+66,7%) e prodotti in legno (+45,6%). 

     

    Più marcata la flessione ad Ascoli Piceno, dove le esportazioni scendono con una riduzione del 24,6%. Il dato è fortemente condizionato dal crollo del comparto farmaceutico, primo prodotto esportato della provincia, che registra una diminuzione del 39%. Anche i settori delle micro e piccole imprese risultano in calo del 9,3%. 

    In provincia di Macerata l’export segna una flessione contenuta dell’1,7% (il manifatturiero del -1,9%). Il principale prodotto esportato resta quello degli articoli in pelle e calzature con il calo del 5,8%. Segnali positivi arrivano invece dai macchinari (+4,5%) e da alcune altre manifatture come gioielleria e occhialeria (+16,7%). Nel complesso, i settori delle micro e piccole imprese registrano una diminuzione limitata allo 0,6%. 

    A livello regionale, i settori Mpi segnano un -4% e ad incidere maggiormente sull’export generale sono il calo dei prodotti farmaceutici (-32,5%), dei macchinari (-10,2%) e del comparto moda (-8,6%), uno dei pilastri dell’economia manifatturiera marchigiana. 

     

    «Il 2025 è stato un anno difficile per il nostro export – commenta il presidente territoriale di Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno, Fermo, Enzo Mengoni – Le tensioni commerciali internazionali e i dazi che hanno colpito il mercato americano hanno ridotto le opportunità per molte imprese del nostro territorio. Gli Stati Uniti restano uno sbocco fondamentale per il Made in Italy e il loro rallentamento ha avuto ripercussioni sulle nostre filiere produttive. Accanto a questo dobbiamo fare i conti con la crisi di alcuni comparti chiave. Il sistema moda, che rappresenta il cuore produttivo tra Macerata e Fermo, sta vivendo una fase complessa, mentre nel Piceno pesa il calo del farmaceutico. Guardando al 2026 il quadro rischia di essere ancora più incerto: le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e la guerra in Iran aumentano l’instabilità in un’area che negli ultimi anni era diventata un mercato importante per il Made in Italy. A questo si aggiunge il rischio di nuovi aumenti dei costi energetici che potrebbero frenare ulteriormente la produzione. Per questo serve una strategia chiara per sostenere le nostre imprese sui mercati internazionali. È necessario rafforzare le politiche di internazionalizzazione, aiutando soprattutto le piccole e micro imprese ad aprirsi a nuovi mercati emergenti e a consolidare la presenza in quelli già esistenti. Servono strumenti concreti per accompagnare le aziende nella promozione del Made in Italy, negli investimenti in innovazione e digitalizzazione e nei percorsi di transizione energetica. Allo stesso tempo è fondamentale intervenire sul costo dell’energia e semplificare l’accesso agli incentivi per le imprese. Solo così possiamo difendere la competitività delle nostre produzioni e permettere al sistema manifatturiero marchigiano di continuare a essere protagonista sui mercati internazionali».