Categoria: Politica

  • Adeguamento della scuola “Della Valle”, Forza Italia non molla la presa e lancia la sua proposta

    Adeguamento della scuola “Della Valle”, Forza Italia non molla la presa e lancia la sua proposta

    Roberto Greci

    «Insistiamo sull’adeguamento della scuola Della Valle in attesa della realizzazione del nuovo plesso scolastico». E’ quanto fanno sapere da Forza Italia di Sant’Elpidio a Mare con una nota diffusa da Roberto Greci.

    Il gruppo Fi ha, infatti, partecipato all’incontro del 16 marzo scorso, organizzato dall’amministrazione comunale, presso l’auditorium “Della Valle” di Casette d’Ete, avente ad oggetto il futuro della scuola materna.

    «Vogliamo ringraziare i tanti cittadini che sono intervenuti di persona e in collegamento via social. La notevole partecipazione è frutto del fatto che, da gennaio 2025, a causa della chiusura senza preavviso della vecchia sede, i bambini sono stati trasferiti presso il plesso scolastico di Castellano, con notevoli disagi e problematiche che, da 15 mesi, le famiglie della frazione sopportano ed affrontano quotidianamente. Il nostro gruppo rappresentato dal consigliere comunale Roberto Greci ha, dal mese scorso, individuato, insieme ad un tecnico di fiducia, una soluzione che – rimarcano gli Azzurri – permetterebbe di riportare questa scuola a Casette d’Ete in un lasso di tempo breve e con una spesa non impossibile. Il progetto prevede di ricavare gli spazi necessari per la scuola dell’infanzia, all’interno del presso scolastico “Della Valle”. La situazione è chiaramente d’emergenza ma ci sarebbero da affrontare i piccoli sacrifici rispetto agli enormi disagi odierni. Le criticità mosse principalmente dai genitori dei bambini iscritti alle elementari possono essere superate e i lavori potrebbero essere fatti in breve tempo e con un investimento non stratosferico si parla di 100.000 euro. Con l’aggiunta dell’imprescindibile volontà politica ed operativa, si potrebbe immaginare il ritorno della scuola entro l’anno. Questo progetto, è bene ricordare, ha raccolto la firma di circa 600 cittadini. Non è vero, come è stato detto, che non sapevano cosa firmassero. La loro firma è espressione del disagio e dell’esigenza di riportare la scuola a Casette d’Ete al più presto.
    Il sindaco ha bollato questo progetto come “di propaganda”, non appropriato alle esigenze, con giudizi critici circa gli spazi destinati alle varie attività, l’assenza di un’area verde e la commistione con l’altra scuola già presente nel plesso. Ha dichiarato che secondo la visione di questa amministrazione comunale non si può perdere tempo né destinare risorse con soluzioni temporanee e non risolutive. L’intenzione di questa amministrazione è quella di procedere con il progetto di una nuova scuola da edificare sull’area del ex consorzio agrario (non sarebbe meglio in un’altra area meno congestionata?). Con il rendering del progetto, sono state mostrate le fattezze. Hanno dichiarato di trovare le risorse con un “project financing” per un valore di circa tre milioni di euro, da ricercare tra pubblico e privato con la previsione di un eventuale canone di locazione. Il nostro gruppo non è contrario alla realizzazione della nuova scuola materna ma mira a trovare una soluzione anche temporanea che possa limitare i disagi alle famiglie e ancor più ai bambini. Purtroppo, nella seconda parte dell’intervista, esprime il pensiero altrui senza alcun fondamento, riportato con quel pizzico di polemica che la caratterizza e che rischia di sfociare nel grottesco. Per il progetto della nuova scuola d’infanzia a Casette d’Ete saremo al fianco dell’amministrazione ma le famiglie meritano una soluzione rapida al problema e 3/4 anni sono davvero un tempo infinito».

  • La promessa di Calcinari a Casette: «La nuova scuola infanzia si farà, il trasferimento alla Della Valle non percorribile»

    La promessa di Calcinari a Casette: «La nuova scuola infanzia si farà, il trasferimento alla Della Valle non percorribile»

     

    Il Comune tira dritto verso la nuova scuola infanzia all’ex consorzio agrario. Era prevedibile una partecipazione numerosa, ieri sera all’assemblea pubblica convocata dall’Amministrazione comunale per aggiornare la cittadinanza di Casette d’Ete sulla realizzazione della struttura. Si è parlato, con tanto di bozza progettuale e rendering, del nuovo plesso, che richiederà circa 3 milioni di euro d’investimento e delle ragioni che hanno portato a chiudere definitivamente l’opzione di un rientro alla vecchia scuola, di proprietà parrocchiale, di via La Masa. Strada sbarrata anche per la proposta, accompagnata da circa 600 firme, di portare i bambini all’edificio della scuola primaria Della Valle, con lavori di sistemazione che separino gli ingressi ed evitino promiscuità tra le due scuole. 

    Una strada «tecnicamente non percorribile», come ha puntualizzato il sindaco Gionata Calcinari. «Per me riportare la scuola infanzia alla vecchia sede sarebbe stata una vittoria su tutti i fronti – ha puntualizzato il primo cittadino – Avrei potuto prendermi i meriti di averla riaperta quando altri l’hanno chiusa, ma quella scuola non è sicura e questo aspetto viene prima di tutto. Portare i bambini alla primaria Della Valle non è fattibile. Ricordo tra l’altro che a dicembre 2024 più di 200 cittadini firmarono una diffida al commissario evidenziando promiscuità e problemi tecnici, oggi molti firmatari di allora sono gli stessi che vorrebbero portare lì la scuola infanzia. Oltre al fatto che i bambini andrebbero in tre aule attualmente occupate, con conseguente spostamendo di attività e laboratori altrove, un decreto ministeriale stabilisce che non debba esserci alcuna promiscuità e questo non sarebbe garantito, ad esempio per l’utilizzo dell’ascensore. Se parliamo di una proposta temporanea servirebbero circa 120mila euro, se definitiva tra i 3 e i 400mila, ma il problema non sono i costi. Sarebbe una soluzione non ottimale, senza spazi verdi e senza mensa. Per Casette è stato chiesto negli anni scorsi di partire con il tempo pieno, che potrebbe essere avviato dal 2027 e questo creerebbe un altro problema».

     

     

     

    C’è tutta, la politica cittadina, la giunta al completo e quasi tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione. Interviene il capogruppo di Forza Italia Roberto Greci, promotore della proposta di portare la scuola materna alla primaria Della Valle. «Ricordo che fu il commissario straordinario a muoversi per prima per portare i bambini alla Della Valle, non credo che avrebbe autorizzato scelte illegittime – nota il consigliere – Con il progetto che abbiamo presentato, i bambini starebbero tutti al piano terra, come richiede la normativa, basterebbe una chiusura e si realizzerebbe un accesso indipendente. L’ascensore servirebbe solo agli alunni della primaria, a cui resterebbero tutto il piano superiore e l’auditorium. Di sotto i piccoli avrebbero tre aule, più una per la mensa ed eventualmente uno spazio da adibire a dormitorio. Si può fare subito, la nuova scuola oggi non ha nulla di certo e non sappiamo e tra 4 anni avremo la stessa esigenza».

    Calcinari attacca in contropiede: «Vuoi che ci sia una scuola nuova a Casette o no? Noi crediamo che ce ne sia bisogno, servono tre milioni di euro, un investimento che nessuna amministrazione ha fatto mai a Casette d’Ete, avremo uno spazio di 900 metri quadri, con sala pubblica utilizzabile anche come auditorium per la cittadinanza. Abbiamo effettuato uno studio e non ci sarebbe particolare impatto per i parcheggi. Non raccontiamo che lo faremo domattina, servono tempo e risorse, ma li troveremo, con l’aiuto del Ministero e della Regione, valuteremo anche il ricorso ad un project financing, altrimenti metteremo i soldi che servono con risorse comunali, seppur nelle difficoltà economiche in cui si trova il nostro bilancio. Un progetto ambizioso che guarda allo sviluppo futuro del nostro territorio ed al benessere dei nostre future generazioni».

    P.Pier.

  • Elezioni, la civica “Fm – Fermo si Muove” scioglie la riserva: «Appoggiamo Scarfini»

    Elezioni, la civica “Fm – Fermo si Muove” scioglie la riserva: «Appoggiamo Scarfini»

    Alberto Scarfini

    La lista civica Fm-Fermo si Muove,  forza di maggioranza nella consiliatura guidata dal sindaco Paolo Calcinaro e da vent’anni presenza storica e consolidata nel panorama politico fermano, comunica ufficialmente la decisione di sostenere la candidatura di Alberto Scarfini alle elezioni comunali di Fermo previste per maggio 2026.

    «La scelta – spiegano dalla civica – arriva al termine di un articolato percorso di ascolto e confronto con tutte le forze politiche impegnate nella prossima tornata elettorale. Un percorso condotto nel pieno rispetto della propria identità civica e centrista, che da sempre caratterizza Fm fin dalla sua nascita».

    «Riconosciuti per l’impegno costante a favore della trasparenza, del rispetto, dell’educazione civica e della partecipazione, esprimiamo entusiasmo per l’ingresso nella coalizione a sostegno di Scarfini. La decisione è maturata nella convinzione di contribuire a un progetto amministrativo fondato su valori condivisi e su una visione aperta, dialogante e orientata al bene comune» aggiungono.

    Da due decenni Fm-Fermo si Muove opera «con coerenza e continuità per una città capace di essere punto di riferimento nel territorio provinciale, valorizzando il ruolo di Fermo come capoluogo che promuove la provincia stessa come comunità unita, inclusiva e proiettata verso il futuro. L’adesione alla coalizione rappresenta, per noi, un passo naturale nel solco di questa missione». Fm conferma il proprio «impegno a lavorare, insieme alle altre componenti della coalizione, per un progetto amministrativo che metta al centro la città, il territorio e le persone. Un progetto che certamente sia di continuità con il lavoro svolto nell’ultima consiliatura, ma pronto oggi a confrontarsi con la realtà attuale, con i cambiamenti avvenuti in questi ultimi 5 anni e con un futuro fatto di innovazione e rinnovamento».

     

  • A14 sempre più insicura, Cesetti (Pd): «Centrodestra immobile. Promesse di Acquaroli, Salvini e Giorgetti nel cassetto»

    A14 sempre più insicura, Cesetti (Pd): «Centrodestra immobile. Promesse di Acquaroli, Salvini e Giorgetti nel cassetto»

    La situazione sul tratto dell’A14 compreso tra Porto Sant’Elpidio e San Benedetto del Tronto ha raggiunto livelli di guardia elevati. È quanto denuncia con forza Fabrizio Cesetti, consigliere regionale del Partito Democratico, a seguito dell’ennesimo incidente verificatosi nella giornata di ieri tra due mezzi pesanti, che ha mandato letteralmente in tilt l’intero traffico, bloccando la viabilità per ore.

    «Se non è avvenuta l’ennesima tragedia – afferma Cesetti – è soltanto per un caso fortuito, ma per quanto ci dovremo ancora affidare alla buona sorte? Quello che stiamo vivendo non è semplice disagio, ma una condizione di pericolo permanente. E pensare che esattamente una settimana fa, dopo anni di nulla, il centrodestra ha avuto il coraggio di bocciare in consiglio regionale anche una mozione dell’opposizione, a prima firma del vicepresidente Enrico Piergallini, che chiedeva l’istituzione di un Tavolo permanente per vigilare sui cronoprogrammi, garantendo che ogni fase dei lavori fosse finalmente trasparente e condivisa con le comunità locali».

    «La mancata realizzazione della terza corsia su questo cruciale snodo autostradale – spiega Cesetti – sta costando cara agli utenti. I cantieri, invece di essere fasi transitorie, si sono cristallizzati diventando essi stessi fonte di criticità: i restringimenti improvvisi rendono la percorrenza estremamente insicura. Negli ultimi cinque anni su questo tratto autostradale si è registrata una crescita preoccupante dell’incidentalità, con numerosi sinistri spesso mortali, tanto che io stesso feci nel 2023 un esposto alla Procura, anche al fine di sollecitare la sospensione dei cantieri fino a quando non fossero garantite le condizioni di sicurezza, che è un obbligo che Società Autostrade deve rispettare. Eppure si continua a far finta di nulla. Né la giunta Acquaroli a livello regionale, né il governo Meloni a livello nazionale hanno mosso un dito per invertire questa tendenza drammatica».

    «L’assurda paralisi che stiamo vivendo – continua l’esponente dem – è la conseguenza del non aver dato seguito all’Accordo di programma riguardante l’Area di crisi industriale complessa del distretto delle pelli-calzature fermano-maceratese, da me sottoscritto nel luglio del 2020 per la Regione Marche con il governo nazionale, in cui il completamento della terza corsia era previsto. Nella scorsa legislatura ho presentato numerosi atti, molti dei quali diventati risoluzioni approvate all’unanimità dall’Assemblea, per impegnare la giunta regionale a riprendere in mano quello strumento. Eppure lo stesso esecutivo ha lasciato quelle risoluzioni in un cassetto, senza neanche provare a mettere in campo soluzioni alternative. Ma se Acquaroli ha le sue responsabilità, peggio ancora sono i ministri del governo Meloni, Giorgetti e Salvini in particolare. Il primo, attuale ministro dell’Economia, nel 2021 aveva addirittura additato le Marche come irraggiungibili, tanto da dichiarare pubblicamente di dover incontrare i suoi rappresentanti a Milano; il secondo, addirittura ministro delle Infrastrutture, si era impegnato a costituire un Tavolo ministeriale con i governatori di Marche e Abruzzo, Società Autostrade, prefetti e Anas con l’obiettivo di aumentare la sicurezza e conciliare circolazione e lavori. I risultati sono sotto gli occhi di tutti».

    «Mi sembra evidente – conclude Cesetti – che stando così le cose ne avremo ancora per molto. Fermo restando il lavoro politico necessario per sbloccare i lavori di realizzazione della terza corsia fino a Pedaso, come previsto nell’Accordo di programma sopracitato, l’invito che rivolgo al presidente Acquaroli e alla maggioranza è quello di fare marcia indietro almeno rispetto al voto della scorsa settimana e istituire subito il tavolo permanente di controllo tra Regione, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Società Autostrade, Anas, associazioni di categoria, rappresentanze dei cittadini e Comuni interessati dall’arteria autostradale, per tornare ad accendere i riflettori su questa emergenza, ormai da quasi sei anni caduta nel dimenticatoio del centrodestra regionale e nazionale».

     

  • Presidenza della Provincia, si parte con l’Ortenzi-bis: «Mi aspettavo un competitor. Ridare all’ente la dignità pre-riforma»

    Presidenza della Provincia, si parte con l’Ortenzi-bis: «Mi aspettavo un competitor. Ridare all’ente la dignità pre-riforma»

    Michele Ortenzi

    di redazione CF

    Quella di Fermo è stata l’unica provincia marchigiana con il candidato “unico” per le elezioni dei Presidenti di Provincia (svoltesi ieri). Anomalia tutta fermana con Michele Ortenzi, sindaco di Montegiorgio al secondo mandato, già certo del secondo mandato anche da Presidente della Provincia di Fermo che ha corso in solitaria. Ortenzi è stato rieletto con 55499 voti ponderati che certo non corrispondono al numero dei votanti. Il sistema elettorale ha suddiviso i Comuni in cinque fasce, ciascuna con un diverso peso in base alla popolazione. 

    Sono stati, infatti, 252 gli elettori su 470 a recarsi alle urne, pari al 53,6%. Il corpo elettorale era composto da sindaci e consiglieri comunali dei 38 comuni su 40 appartenenti alla provincia. Non hanno preso parte al voto i rappresentanti dei comuni di Pedaso e Campofilone, a seguito della caduta delle rispettive amministrazioni comunali nelle settimane scorse.

     

    Presidente Ortenzi, per lei questa è forse stata la campagna elettorale più anomala vissuta dal 2008 ad oggi, correndo da solo per la prima volta.


    «Una totale anomalia essendo anche elezioni secondo livello e non era previsto il quorum. Una campagna elettorale minima. Ho solo stimolato la partecipazione al voto perché abbiamo un ruolo di responsabilità e dobbiamo essere i primi a partecipare. Ci lamentiamo sempre di affluenze molto basse e siamo noi stessi che dobbiamo essere sempre pronti a dare l’esempio».

    Michele Ortenzi

    Si sarebbe aspettato un competitor dell’altra parte?


    «Senza dubbio sì, pensavo che l’altra area avrebbe potuto fare una sintesi individuando un candidato. Non solo per compattarsi ma per offrire un’alternativa anche per tutti coloro della mia area di riferimento che magari erano scontenti dei miei quattro anni di amministrazione e che avrebbero potuto scegliere legittimamente di non votarmi. E’ sempre auspicabile avere un’alternativa, troppo spesso anche nei Comuni assistiamo a competizioni con un solo candidato sindaco e anche questa è un’anomalia. Ci sarebbe bisogno di una partecipazione sempre maggiore e della possibilità di scegliere».

    Da dove riparte l’agenda dell’Ortenzi-bis, quali priorità ci sono al momento e cosa c’è da mettere a terra nell’immediato?


    «Sia nella viabilità che nelle scuole, in questa fase l’urgenza è completare gli interventi per il Pnrr. Ci sono scadenze ravvicinate e bisognerà correre per poterle rispettare e confermare i finanziamenti ricevuti. Parallelamente lavoriamo in diverse opere per la ricostruzione post sisma che, pur non avendo scadenze stringenti, devono essere realizzate perché ci sono fondi a disposizione da diverso tempo e vanno date risposte a chi frequenta scuole secondarie di secondo grado. Questi fondi infatti si riferiscono soprattutto alla realizzazione di nuovi istituti e alla sistemazione di istituti già presenti. Un punto di ripartenza importante che darà nuovo volto alla viabilità e al patrimonio scolastico della nuova provincia».

     

    Dal suo punto di vista è auspicabile che si torni alle Province elette direttamente dai cittadini e quindi ad enti di primo livello, con un Consiglio eletto direttamente e con competenze reali in mano?


    «E’ fondamentale che le province tornino ad avere la dignità istituzionale che avevano prima della riforma. L’ente Provincia è riconosciuto dall’articolo 114 della Costituzione, il referendum per abolirle fu bocciato dagli italiani. La contraddizione è che sono regalate ad essere di secondo livello e la Costituzione le prevede con ente autonomo con specifiche funzioni. Bisogna che l’ente ritrovi una sua dignità e quindi capire che la riforma del 2014 non ha funzionato: si voleva risparmiare dando molte materie alle Regioni pensando che si sarebbero raggiunti risultati più meritori e invece non si è ottenuto. Serve individuare alcune materie da restituire alle province e che queste possano affrontarle e svolgerle meglio della Regione in quanto più a contatto col territorio e con la popolazione. Oltre a ciò ridare anche dignità vuol dire ridare personale e fondi. Se si facesse una riforma per ridare alle Province una loro dignità, allora sarebbe giustificata l’elezione di primo livello. Ma al contrario, senza fondi e senza competenze, non avrebbe senso e si alimenterebbe al contrario l’antipolitica». 

     

    Riavvolgendo il nastro: dal 2008, da quella prima elezione in Consiglio comunale a Montegiorgio con la giunta Benedetti, prima assessore per due legislature, successivamente il bis sia da sindaco ed ora da Presidente della Provincia. Proviamo a fare un bilancio del passato e guardiamo anche avanti?


    «Quando mi proposero la candidatura nel 2008 era la prima volta e mai avevo avuto esperienze amministrative. Fui gettato dal lato alto della piscina senza salvagente: risultai tra i più votati e mi fecero subito fare l’assessore ma senza avere esperienza. Da lì poi, in minima parte per le mie capacità e poi per tutta una serie di eventi, si sono formate tante opportunità. La possibilità più bella resta quella di fare il sindaco e poi nel 2021 l’opportunità di essere individuato come candidato alla presidenza della Provincia. Un percorso bello, emozionante, stimolante e formativo senza ombra di dubbio. Ora si apre questo nuovo capito in Provincia e quindi dovremo lavorare ancora di più per fare meglio. Poi tra due anni ci sarà il rinnovo del consiglio comunale a Montegiorgio».

  • Provincia di Fermo, Michele Ortenzi (unico candidato) confermato presidente: al voto il 53% degli aventi diritto

    Provincia di Fermo, Michele Ortenzi (unico candidato) confermato presidente: al voto il 53% degli aventi diritto

    Michele Ortenzi

    di redazione CF

    Il sindaco di Montegiorgio, Michele Ortenzi è stato riconfermato alla guida della Provincia di Fermo. Un risultato scontato (essendo unico candidato), quello maturato nella giornata di ieri.

    Sono stati 252 gli elettori su 470 a recarsi alle urne, pari al 53,6%. Il corpo elettorale era composto da sindaci e consiglieri comunali dei 38 comuni su 40 appartenenti alla provincia. Non hanno preso parte al voto i rappresentanti dei comuni di Pedaso e Campofilone, a seguito della caduta delle rispettive amministrazioni comunali nelle settimane scorse.

    Il sistema elettorale ha suddiviso i comuni in cinque fasce, ciascuna con un diverso peso in base alla popolazione. 

    La riconferma di Ortensi si inserisce dunque in un quadro di stabilità amministrativa, sostenuta da una partecipazione superiore alla metà degli aventi diritto e da una distribuzione del voto che ha coinvolto trasversalmente i territori della provincia.

  • «Referendum per far uscire Amandola dalla provincia di Fermo» La proposta e le stilettate del consigliere Saccuti

    «Referendum per far uscire Amandola dalla provincia di Fermo» La proposta e le stilettate del consigliere Saccuti

    Giulio Saccuti

    «Credo si arrivato veramente il momento di dire basta a questo isolamento della montagna Picena (non Fermana, perché non è stata mai riconosciuta tale) da una provincia che ha perso definitivamente il suo mandato e che in questi anni non ha mai rappresentato completamente tutto il suo territorio. Da sempre sono stato contrario alla separazione della provincia di Ascoli con la nascita della provincia di Fermo». Inizia così la riflessione, a tratti spigolosa, del consigliere comunale di Amandola, Giulio Saccuti.

    «Da consigliere provinciale fui forse uno dei pochi, a votare contro questa separazione che da sempre è nata ‘fermocentrica’ escludendo di fatto molti territori marginali tra i quali sicuramente quello montano. Domani con la rielezione, silenziosa e non condivisa, del presidente si appalesa in maniera evidente ed insensato questo abbandono del territorio, in particolare quello marginale e montano, e si evidenzia quanto da me, anche in solitaria, sostenuto in questi ultimi anni.
    Una provincia ed un presidente che in questi ultimi anni ha completamente abbandonato il ruolo di ente di coordinamento e di raccordo facendo così perdere, di fatto il suo senso “di esistere”».

    Saccuti parla anche di un «abbandono colposo del territorio da parte della città di Fermo, che mai è stata città capoluogo e che si è rinchiusa nel suo centro storico abbandonando i piccoli comuni marginali e montani. Una sanità che vede nell’ospedale di Fermo il solo centro sanitario della provincia meritevole di sviluppo e completamento e che di fatto vede nelle altre strutture sanitarie dei piccoli Comuni ed in particolare nel nuovo ospedale di Amandola, non una risorsa ma una difficoltà se non un fastidio. Un totale abbandono della viabilità provinciale dei piccoli Comuni completamente distrutta e quasi impraticabile quando ci si allontana dai paesi della costa.
    Per tutti questi motivi ho assunto definitivamente la decisione impegnativa, ma che ritengo giusta e necessaria, di non partecipare alla votazione del nuovo presidente della Provincia e di presentare, già da domani, in qualità di consigliere comunale di Amandola la proposta di referendum per fare uscire Amandola dalla provincia di Fermo. Con questa mia proposta voglio quindi impegnare il Consiglio comunale della più grande città della montagna, mai diventata fermana, a trainare tutta l’area interna verso il rientro nel suo originario territorio piceno con la speranza che altri Comuni possano, in futuro , seguire poi questa mia decisione».

  • «Serve un cambio di rotta per Fermo, la città non può restare immobile» L’analisi del Pd

    «Serve un cambio di rotta per Fermo, la città non può restare immobile» L’analisi del Pd

    Dorotea Vitali, segretaria del Pd di Fermo

    «Un cambio di rotta per una città che non può restare immobile». E’ quanto chiede il circolo fermano del Pd secondo cui «la situazione politica a Fermo sta vivendo una fase di stasi, l’amministrazione comunale sembra essere sparita dai radar, lasciando la città in un vuoto informativo che ci preoccupa profondamente».

    Per i dem il dibattito in consiglio comunale si è interrotto bruscamente a dicembre 2025 «e da allora non abbiamo avuto alcuna notizia sulle attività finanziarie o istituzionali dell’ente. Questa assenza di confronto non è solo formale, ma ha ricadute dirette sulla vita dei cittadini. Non sappiamo nulla sull’avanzamento dei progetti Pnrr in scadenza, né abbiamo informazioni certe sul biodigestore, un investimento enorme per la nostra comunità, o sui cantieri legati al PINQuA e alle scuole. Quando le decisioni strategiche, come la riqualificazione del Girfalco, vengono prese senza una discussione pubblica, e quando il futuro dell’ospedale Murri viene deciso unilateralmente, ci si sente tagliati fuori dal destino della propria città. Anche di fronte all’aumento dei fenomeni di insicurezza e al crescente disagio giovanile, che colpiscono duramente il nostro centro storico, l’amministrazione non sembra avere una risposta adeguata. È tempo che chi amministra esca dal silenzio e, finalmente, “batta un colpo”».

    «Per superare questa paralisi, proponiamo una visione alternativa, basata – aggiungono i dem – su una trasformazione radicale verso una comunità aperta e trasparente. Non vogliamo che la città subisca passivamente le decisioni, ma che il dialogo diventi la forza trainante della politica. Per questo, puntiamo a superare la mancanza di informazioni attraverso l’istituzione di sedi di confronto permanente in ogni quartiere e l’introduzione di un Bilancio Partecipativo annuale, per rimettere i cittadini al centro delle scelte. Crediamo in un ruolo attivo del Comune nella programmazione socio-sanitaria, garantendo che il sindaco eserciti il suo ruolo di autorità sanitaria per trasformare il Murri in una “Cittadella sanitaria” efficiente e a servizio pubblico. Infine vorremmo attuare un piano per la rinascita del centro storico, che non può essere considerato solo un semplice contenitore di eventi, ma diventi uno spazio vitale dove sia piacevole vivere e lavorare, contrastando ogni forma di impoverimento commerciale e residenziale. Vogliamo rafforzare la Polizia Locale e creare spazi sicuri, ma anche investire concretamente in attività educative, nel potenziamento dei centri sociali e nell’introduzione dello psicologo di base per sostenere le famiglie e i giovani che affrontano momenti di fragilità. La nostra Fermo ha bisogno di una guida che torni a parlare con le persone e a progettare insieme il futuro, superando l’immobilismo di questi mesi».

  • Lotta alle dipendenze, la proposta di Cesetti: «Test antidroga su base volontaria per chi ricopre ruoli istituzionali»

    Lotta alle dipendenze, la proposta di Cesetti: «Test antidroga su base volontaria per chi ricopre ruoli istituzionali»

    Fabrizio Cesetti

    «L’emergenza legata alla diffusione delle sostanze stupefacenti e all’abuso di alcol tra i giovani marchigiani non può essere affrontata con il silenzio o con interventi sporadici. I dati dell’ultima Relazione al Parlamento ci restituiscono una realtà estremamente preoccupante che richiede una risposta istituzionale ferma, corale e, soprattutto, coerente». Lo afferma il consigliere regionale del Partito Democratico, Fabrizio Cesetti, il quale ha depositato una proposta di legge, sottoscritta da tutti i gruppi di opposizione, per l’istituzione della Giornata regionale per la lotta alla droga e alla dipendenza dall’alcol. Il consigliere dem aveva presentato un analogo testo nel 2023, ma il centrodestra ne aveva sempre impedito la discussione.

     

    «I numeri riferiti allo scorso anno – afferma Cesetti – descrivono uno scenario che impone un cambio di passo nelle Marche, dove l’incidenza dei decessi legati all’uso di sostanze e l’abbassamento drastico dell’età del primo contatto con le droghe hanno raggiunto livelli d’allarme. Il fatto che il 37% della popolazione studentesca dichiari di aver consumato sostanze psicoattive è un segnale che non possiamo ignorare. Per questo ho voluto depositare un testo che metta al centro la prevenzione nelle scuole e il supporto alle famiglie, perché la battaglia contro le dipendenze si vince sul campo dell’informazione e della consapevolezza, non solo con la repressione. Credo sia doveroso destinare più fondi alla tutela della salute pubblica e alla prevenzione. Dobbiamo attivare iniziative capillari con il servizio sanitario regionale e il terzo settore per dare risposte certe ai sindaci e alle comunità locali che ogni giorno si trovano a gestire questo dramma sociale».

     

    Il passaggio più innovativo della proposta riguarda il ruolo dei rappresentanti delle istituzioni: «Ricordo bene che, nel 2021, l’allora assessore alla sanità Filippo Saltamartini si rese protagonista di una clamorosa esternazione pubblica, sostenendo che molti politici facessero uso di stupefacenti. Peccato che la maggioranza non abbia accolto la nostra richiesta di fugare ogni dubbio sull’integrità della classe politica della regione Marche, promuovendo da subito e per tutto il resto della legislatura un costante screening antidroga sui componenti della giunta e del consiglio regionale. Per questo motivo ho deciso di riprendere quell’idea nella nuova proposta di legge, prevedendo che amministratori di Regione, Province e Comuni marchigiani si sottopongano, ovviamente su base volontaria, a test antidroga e alcolici. L’articolo 54 della Costituzione ci ricorda che le funzioni pubbliche vanno adempiute con disciplina e onore, quindi sottoporsi a questi test è un atto di trasparenza dovuto ai cittadini e un segnale di vicinanza alle famiglie che lottano contro le dipendenze».

  • «Salvaguardia del territorio: interventi idrogeologici importanti ma non trovano consapevolezza nei cittadini»

    «Salvaguardia del territorio: interventi idrogeologici importanti ma non trovano consapevolezza nei cittadini»

    Fabiano Alessandrini

    Riceviamo da Fabiano Alessandrini (attuale membro della direzione regionale Pd) e pubblichiamo:

    «Nelle scorse settimane ragionavo con un collega ed amico amministratore sulla frana di Niscemi in Sicilia. C’è un dato oggettivo che emerge, e cioè che della salvaguardia del territorio e dell’assetto idrogeologico se ne parla sempre, e (quasi) soltanto, a danno avvenuto. Si cercano i presunti responsabili nella politica, (dimenticando magari forzature di altri per costruire in quel posto), si rimpallano le responsabilità tra di loro, tra amministrazioni comunali, regionali e Governo, e tra periodi precedenti. Il solito teatrino in cui ci si “costerna, s’indigna, s’impegna, poi si getta la spugna con gran dignità…” come diceva De André nella sua canzone.

    Ma in tempi “normali”, in generale su scala nazionale, a chi interessa spendere soldi per opere che il più delle volte, come diceva un mio ex segretario di partito, “vanno a finire sotto terra ed i cittadini non le vedono”? Perché spendere soldi lì dove, secondo la vulgata comune, “non è successo mai niente in 100 anni, che vuoi che succeda”? Il cittadino “elettore” come valuta questi investimenti sul territorio? Purtroppo poco o nulla, meglio una strada asfaltata o una grande festa! Racconto una mia esperienza amministrativa personale. All’inizio degli anni ’90 l’amministrazione comunale intercettò un importante finanziamento (fondi F.I.O.) che consentirono di intervenire sul sistema fognante e di regimentazione delle acque meteoriche della città di Sant’Elpidio a Mare, e soprattutto di effettuare un importante opera di consolidamento della frana in atto su via Cerretino. Le importanti opere eseguite hanno arrestato lo smottamento di quel versante che andrebbe tuttavia sempre monitorato. Per tutto il decennio successivo furono intercettati diversi altri finanziamenti per l’assetto idrogeologico, che consentirono di intervenire sul consolidamento della rupe di largo dei Torrioni e successivamente di proseguire il lavoro di consolidamento del versante ovest della città, da largo dei Torrioni fino al girone di via delle Mura.

    Alle elezioni successive perdemmo. Tutto quel lavoro non contava quasi nulla agli occhi della cittadinanza, ed anche oggi, se uno domanda, la risposta sarà segnata dall’indifferenza. «Quelli sull’assetto idrogeologico e sulla salvaguardia del territorio sono interventi importanti al fine si evitare disastri, ma che tuttavia non trovano piena consapevolezza nella cittadinanza, e spesso vengono lasciati alla sola sensibilità ed alla buona coscienza di un amministratore, nella consapevolezza di non dover aspettarsi alcun riconoscimento».