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Dopo il sold out del debutto, il teatro di Porto San Giorgio ha accolto ieri sera la replica di “Al posto tuo”, registrando ancora una volta una sala quasi piena e un pubblico coinvolto fin dai primi minuti. La messinscena, capace di alternare commozione, ironia e momenti di intensa riflessione, ha conquistato gli spettatori offrendo uno sguardo autentico e potente sul tema della disabilità.

Gli interpreti, Federico D’Annunzio, (aurore), Maria Teresa Ferroni (attrice) e Candy Castellucci (regista) hanno guidato il pubblico in un percorso emotivo che ha superato i confini dello spettacolo tradizionale.

«Un teatro che non si limita a raccontare storie, ma che cambia lo sguardo e apre a una riflessione collettiva – hanno sottolineato gli artisti- Al posto tuo” è un viaggio fatto di parole e ascolto, che non rappresenta la diversità, ma la possibilità di riconoscerci nelle piccole rivoluzioni quotidiane».

Molti gli applausi e i ringraziamenti indirizzati alla compagnia, a conferma del forte impatto sociale e umano del progetto. Un plauso è stato rivolto anche all’amministrazione comunale, che ha sostenuto l’iniziativa riconoscendone il valore culturale e sociale, e all’Avis, presente con il suo «supporto generoso e costante nel promuovere la cultura del dono» rimarcano dall’organizzazione. Parte dell’incasso sarà devoluto all’associazione Zero Gradini per Tutti, realtà impegnata da anni nel trasformare barriere e dislivelli in nuove possibilità di accesso e diritti.

di redazione CF

«Un incidente occasionale». A parlare è l’avvocato Rossano Romagnoli che, insieme al collega Andrea Andrenacci, assiste l’uomo di 82 anni che stamattina ha esploso inavvertitamente, stando alle prime informazioni e come sostenuto dallo stesso legale, un colpo di fucile che ha ucciso, centrandolo alla gola, un uomo di origini russe di 43 anni. Un calibro 12 Breda fatale.

La tragedia si è consumata intorno alle 7,30 nelle campagne di Montegranaro. L’avvocato Romagnoli fa presente che l’uomo a cui è partito il colpo, assistito, dallo stesso Romagnoli e dal collega Andrenacci «è un  cacciatore operatore faunistico, di esperienza decennale, sempre rispettoso delle regole, anche intransigente come Guardia Volontaria venatoria. Si trovava in una battuta di caccia alla volpe autorizzata dalla Polizia provinciale e dall’Ambito. Il colpo è partito occasionalmente».

Rossano Romagnoli

 

La vittima è un uomo nato nel 1983 a Leningrado «che lamentava – dichiara l'avvocato Romagnoli – il fastidio arrecato ai cavalli del vicino maneggio. L’indagato si è recato alla procura di Fermo e dinanzi il Pm Marinella Bosi ha reso due ore di interrogatorio specificando ogni particolare del terribile incidente e fornendo prove ed indizi sulla accidentalità del fatto, difatti ha subito chiamato egli stesso il 118 ed i Vigili del Fuoco, è rimasto accanto alla vittima, ma non c’era più nulla da fare. Si è messo a completa disposizione degli inquirenti per favorire la ricostruzione del fatto». Per i legali difensori «l’accidentalità è chiara ma la dinamica è sotto indagine e per ora con il massimo riserbo».

 

https://cronachefermane.jef.it/2026/03/14/tragedia-a-montegranaro-parte-un-colpo-di-fucile-muore-un-uomo/748531/

Promozione centrata! La squadra di fioretto maschile dell’Accademia della Scherma Fermo conquista la promozione in serie B1 ai campionati italiani assoluti a squadre in corso di svolgimento a Piacenza.

Luca Marchetti, Giulio Castori, Alfred Leech e Alessandro Belli sono gli artefici di questa promozione, ottenuta con il quarto posto finale, al termine di una lunga gara che li ha visti protagonisti sin dalle prime battute dei gironi di qualificazione della mattina. Una squadra tra le più giovani in gara che schierava ben tre atleti under 17 su quattro.

In serie B1 troveranno l’altra squadra di fioretto dell’Accademia della Scherma Fermo, la compagine femminile composta da Martina Columpsi, Maria Lucia Bonfigli, Iris Colantoni e Margherita Volta ha infatti ottenuto la permanenza nella serie superando le più quotate avversarie dell’Adda Scherma nell’assalto finale valevole per la conferma nella serie.

E’ iniziato il count-down per le elezioni provinciali che si terranno domani, domenica 15 marzo. Gli uffici elettorali hanno ufficializzato le candidature e la tornata elettorale interesserà quattro dei cinque enti delle Marche: Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. Resta invece esclusa la Provincia di Pesaro e Urbino, dove il presidente Giuseppe Paolini rimane regolarmente in carica.
Per la Provincia di Fermo corsa a candidato unico per Michele Ortenzi (presidente uscente e sindaco di Montegiorgio).

Per la provincia di Fermo  470 elettori (38 Comuni, esclusi Campofilone e Pedaso perché commissariati dopo la caduta delle amministrazioni).

La sfida per la guida degli Enti vedrà protagonisti anche i seguenti sindaci del territorio: Provincia di Ancona: il confronto è tra Daniele Carnevali (presidente uscente e sindaco di Polverigi) e Luca Paolorossi (sindaco di Filottrano). Provincia di Macerata: si contendono la carica Alessandro Gentilucci (sindaco di Pievetorina) e Robertino Paoloni (sindaco di Loro Piceno). Provincia di Ascoli Piceno: sfida tra il presidente uscente Sergio Loggi (sindaco di Monteprandone) e Fabio Salvi (sindaco di Venarotta).
Trattandosi di consultazioni di secondo livello, il diritto di voto non spetta ai cittadini ma è riservato esclusivamente ai sindaci e ai consiglieri comunali in carica nei comuni interessati. Le operazioni di voto si svolgeranno domani, domenica 15 marzo, dalle ore 8 alle ore 20, presso i seggi allestiti nelle rispettive sedi provinciali.

Dopo la pubblica illuminazione, il porto, la mensa scolastica ed i parcheggi, l’Amministrazione comunale sta valutando di gestire in house anche anche i servizi cimiteriali. Per ora si tratta di una delibera di indirizzo, che dunque non esclude altre modalità o soggetti, per quanto si tenda a rimarcare che la gestione in house providing «potrebbe consentire al Comune di esercitare un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi, garantendo nel contempo efficienza gestionale e coerenza con gli indirizzi dell’Amministrazione» così si legge nella delibera. Il pensiero va allora alla Sgds multiservizi, non espressamente indicata nell’atto, che già gestisce o gestirà i principali servizi comunali: dagli stalli blu al porto (sebbene quest’ultima sia una gestione provvisoria), dalla pompa di carburante alla pubblica illuminazione, dalla mensa alla pulizia e raccolta dei rifiuti urbani. Una società a capitale pubblico che la giunta Vesprini sta cercando di potenziare allargando lo spettro degli interventi nel tentativo di risollevarne anche le sorti.

Ma cosa include al suo interno la gestione dei servizi cimiteriali? Inumazioni e tumulazioni, esumazioni ed estumulazioni, traslazioni, gestione delle concessioni cimiteriali, custodia e vigilanza, manutenzione ordinaria, pulizia e decoro delle aree cimiteriali e gestione dei registri o banche dati. Tante attività per un luogo custode di memorie ed affetti. Dove, peraltro, gli spazi cominciano ad essere un pò stretti. Nella delibera in questione vengono anche stabiliti i criteri a cui la gestione dovrà fare riferimento: continuità del servizio, rispetto della normativa sanitaria e di polizia mortuaria, sostenibilità economico-finanziaria, trasparenza amministrativa e controllo pubblico.

S.R.

da sx: Ubaldo Renzi, Maria Angelici, Alfredo Ebolito, Barbara Toce

Una targa per celebrare il suo fondatore. Così il Centro studi e ricerca Giovan Battista Carducci ha voluto testimoniare la gratitudine e la stima per Ubaldo Renzi che nel 1993 ha dato vita a Fermo ad una realtà ancor oggi viva ed attiva, una associazione che raccoglie volontari di ogni professione economica ed intellettuale, che negli anni hanno dato un contributo fattivo alla crescita economica del territorio. Fu Renzi a scegliere il nome dell’architetto Carducci da associare al Centro, figura di riferimento del Fermano soprattutto per aver operato a favore della cultura delle nuove generazioni. La cerimonia si è svolta a Porto San Giorgio. Per anni assessore allo sviluppo economico al Comune di Fermo e creatore, tra le altre cose, della manifestazione Tipicità, Ubaldo Renzi è rimasto sempre legato ai temi economici. «Ubaldo ha coltivato e realizzato il progetto di divulgazione e ricerca con dedizione e tenacia, sapendo guardare oltre l’orizzonte. Questa Associazione, grazie alle sue intuizioni e incitazioni, è diventata il pilastro della nostra identità culturale. Nel corso di questi anni il proliferare delle sue idee hanno generato manifestazioni, convegni destinati a diventare vetrine di indiscusso valore per operatori di settori politico-socio-economici, pubblicazioni dei suoi Spunti e Appunti, tendenti a migliorare le condizioni della comunità» queste le motivazioni che hanno spinto i soci a donare una targa al suo fondatore, per mano dell’imprenditrice Maria Angelici e Barbara Toce, che guida anche l’Associazione, su cui è stata incisa la seguente dedica. «A Ubaldo Renzi, il “Professore” e il “Politico” con lo sguardo oltre l’orizzonte, ideatore sostenitore divulgatore del Centro Studi Giovan Battista Carducci».

Una conviviale per fare anche il punto sui lavori del Centro e per premiare un altro socio, pilastro di questa realtà: Alfredo Ebolito. Anche lui destinatario di una targa per essere stato “tecnico e memoria” dell’Associazione grazie proprio alla sua telecamera ed alla sapiente capacità di elaborare le immagini. «E’ diventato il testimone più prezioso della nostra storia. Il suo costante impegno, unito alla sua perizia tecnica, ha saputo catturare il passato per consegnarlo intatto al futuro. Il suo prezioso lavoro, frutto di ore silenziose, di riprese e montaggi, costituisce oggi l’anima visiva e culturale di questa Associazione. La sua dedizione instancabile, riservata e costante al fianco di Ubaldo Renzi, è per noi un luminoso esempio di lealtà e amore per l’amicizia indissolubile volta a realizzare obiettivi costruttivi del Centro».

 

Giulio Saccuti

«Credo si arrivato veramente il momento di dire basta a questo isolamento della montagna Picena (non Fermana, perché non è stata mai riconosciuta tale) da una provincia che ha perso definitivamente il suo mandato e che in questi anni non ha mai rappresentato completamente tutto il suo territorio. Da sempre sono stato contrario alla separazione della provincia di Ascoli con la nascita della provincia di Fermo». Inizia così la riflessione, a tratti spigolosa, del consigliere comunale di Amandola, Giulio Saccuti.

«Da consigliere provinciale fui forse uno dei pochi, a votare contro questa separazione che da sempre è nata ‘fermocentrica’ escludendo di fatto molti territori marginali tra i quali sicuramente quello montano. Domani con la rielezione, silenziosa e non condivisa, del presidente si appalesa in maniera evidente ed insensato questo abbandono del territorio, in particolare quello marginale e montano, e si evidenzia quanto da me, anche in solitaria, sostenuto in questi ultimi anni.
Una provincia ed un presidente che in questi ultimi anni ha completamente abbandonato il ruolo di ente di coordinamento e di raccordo facendo così perdere, di fatto il suo senso “di esistere”».

Saccuti parla anche di un «abbandono colposo del territorio da parte della città di Fermo, che mai è stata città capoluogo e che si è rinchiusa nel suo centro storico abbandonando i piccoli comuni marginali e montani. Una sanità che vede nell’ospedale di Fermo il solo centro sanitario della provincia meritevole di sviluppo e completamento e che di fatto vede nelle altre strutture sanitarie dei piccoli Comuni ed in particolare nel nuovo ospedale di Amandola, non una risorsa ma una difficoltà se non un fastidio. Un totale abbandono della viabilità provinciale dei piccoli Comuni completamente distrutta e quasi impraticabile quando ci si allontana dai paesi della costa.
Per tutti questi motivi ho assunto definitivamente la decisione impegnativa, ma che ritengo giusta e necessaria, di non partecipare alla votazione del nuovo presidente della Provincia e di presentare, già da domani, in qualità di consigliere comunale di Amandola la proposta di referendum per fare uscire Amandola dalla provincia di Fermo. Con questa mia proposta voglio quindi impegnare il Consiglio comunale della più grande città della montagna, mai diventata fermana, a trainare tutta l’area interna verso il rientro nel suo originario territorio piceno con la speranza che altri Comuni possano, in futuro , seguire poi questa mia decisione».

Al Castellano Vecchio di Sant’Elpidio a Mare: in primo piano Luciano Magnalbò. Con lui Stefano Papetti, Milena Santini, Maurizio Verdenelli (foto Emanuela Scattolini)

Riceviamo dal giornalista Maurizio Verdenelli, il ricordo di Luciano Magnalbò: «Senatore per due mandati fino al 2006 (dal 2001 vicecapogruppo), avvocato, giornalista, scrittore e pittore, 83 anni (li avrebbe compiuti il 5 aprile) Luciano Magnalbò di antica e nobile fermana (città a cui sempre è stato legato cui ha dedicato ricerca storica, libri e pittura) è deceduto nei giorni scorsi a Macerata».
«Sono centinaia – scrive il giornalista Verdenelli nel suo ricordo del senatore – i fotogrammi in alcune decine d’anni che legano la mia memoria a Luciano Magnalbò, compagno di irripetibili avventure giornalistiche/librarie. Una sola più delle altre, tuttavia, rimanda la sua immagine di integrità a difesa della libertà d’espressione e del principio di Verità. In un’espressione sola: d’indipendenza a costo di tutto. Ai tempi di Mani Pulite, Luciano in tipografia ad impaginare il giornale da lui diretto, insensibile alle ‘minacce’ di un potente politico (l’enorme cellulare pioneristico piantato su un tavolo s’accendeva ogni 5 minuti mandando suoni e luci) mi parve l’Humphrey Bogart di Deadline. “E’ la stampa, bellezza: è la stampa e tu non ci puoi fare niente“. Game over! Il giornale chiuse subito dopo per taglio di fondi e Luciano ne fondò subito un altro con mezzi propri: Cosmopolitan (credo il nome della testata).
Tutto era iniziato qualche anno prima dall’arch. Gabor Bonifazi che mi presentò al ‘Messaggero’, redazione di Macerata, il noto avvocato Magnalbò. E la scintilla s’accese. Scoprendosi una vena autentica di columnist, Luciano divenne una prima firma della cronaca cittadina con una rubrica presto popolarissima: ‘L’oro di Macerata‘. Cosi tanto di successo che un grande giornalista, Arnaldo Giuliani, lo volle alla guida del ‘Corriere Adriatico’ che allora guidava.
Tuttavia i nostri rapporti non s’interruppero per…così poco. E la tenuta di campagna dei Magnalbò a Schito (ad un muro della sala principale la foto del nonno podestàcon Mussolini reduce della cerimonia di Corridonia) divenne una piccola ‘scuola siciliana’ con fervidi intellettuali sempre più numerosi attorno a Luciano: Bonifazi, Hermas Ercoli, Guido Garufi, Silvio Craia, Libero Paci,  giornalisti di varie testate e giovani che si sarebbero presto affermati.
Poi con l’amata pittura alla corte del maestro Remo Brindisi, i libri. Gialli ambientati nei quartieri alti, tra contesse e marchese, e qualche anno fa dopo che Gabor gli aveva dedicato il suo ‘L’orologio dei Magnalbo’, lo scoop scoperto tra le carte degli archivi fermani di cui era appassionato frequentatore: “Una tragedia dimenticata” (Ilari editore). Scritto a quattro mani con chi scrive: la morte a Macerata di alcuni allievi della scuola gesuita (ora Bmb) morti nel sonno sotto le rovine del palazzo colpito da uno dei rovinosi terremoti della prima metà del ‘700. Una sciagura tenuta fino ad allora segreta e svelata nel libro. Che ebbe rapido successo. Presentato tra le altre sedi, al palazzo comunale di Osimo e a Passignano sul Trasimeno (Pg) sulla famosa rotonda cantata da Fred Bongusto che Franco Migliacci aveva scritto proprio in riva al lago, e non sul mare prospiciente Senigallia.
Nel luglio scorso è uscito ‘La stanza della caccia‘ (Livi editore) in collaborazione  con Milena Santini presentato davanti a 200 persone al Castellano Vecchio, antica dimora di Sant’Elpidio a Mare. Tra i relatori, un pò a sorpresa essendo lui un eminente critico d’arte e direttore museale, il prof. Stefano Papetti. Una presenza spiegata da lui stesso…a causa della multi-disciplinarietà di Luciano scrittore e pittore apprezzata da Papetti.
Poi le preziose ed ambite prefazioni, da ricordare quella al bel libro di Lidia Appignanesi su Boschetto Ricci a Sforzacosta. E la sua attività di ricercatore storico, soprattutto nel Fermano la terra dei suoi avi di cui conservava radici ed immagini, tra le altre quella del bel palazzo di città, del quale mi fece ammirare la pianta in vista di un libro ad hoc.
A Fermo (nel capoluogo e nel Fermano tanti amici, tra questi Giovanni Martinelli) ogni estate era presente nella Collettiva cult presso il sito archeologico all’ingresso di Piazza del Popolo. Opere di pregio, elogiate dalla critica. Ancora in estate al mare la rassegna dei libri al Vela Club a Civitanova Marche e a Porto San Giorgio, alla Lega Navale.
L’ultima telefonata tre settimane fa per invitarlo ad una nuova avventura editoriale: “Certo: quando si parte?” mi chiese.
Ancora progetti davanti e alle spalle una lunga, intensa navigazione che improvvisamente si e’ interrotta l’altra notte. Per dare nuovo inizio ad un’altra navigazione. Nella nostra memoria, nella nostra affettuosa gratitudine e soprattutto nella storia culturale marchigiana. Buon vento, Luciano!».

https://cronachefermane.jef.it/2026/03/11/addio-a-luciano-magnalbo-il-senatore-con-lanimo-dartista/748191/

Gino Sabatini

Le Marche ospiteranno la presentazione del Rapporto Istat sulla competitività delle imprese. L’evento, che si terrà alla Loggia dei Mercanti il 23 marzo, alle ore 10, è organizzato in collaborazione con Camera Marche e apre il calendario degli appuntamenti per i 100 anni dell’Istituto Nazionale di Statistica.

L’incontro rappresenta il primo appuntamento del calendario di iniziative con cui l’Istat celebra nel 2026 il centenario della propria istituzione (1926–2026).

L’evento, organizzato dall’Istat in collaborazione con la Camera di Commercio delle Marche, con il patrocinio della Regione Marche e il coinvolgimento dell’Università Politecnica delle Marche, porterà nel capoluogo marchigiano uno dei principali appuntamenti annuali dell’Istituto nazionale di statistica dedicati all’analisi del sistema produttivo italiano.

«Siamo particolarmente lieti che l’Istat abbia scelto le Marche e la sede della Camera di Commercio  per un evento così rilevante: quello dedicato alla lettura delle dinamiche del sistema produttivo italiano – sottolinea il presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini – Il fatto che questa presentazione apra il calendario delle iniziative per i cento anni dell’Istat conferisce all’incontro un valore ancora maggiore. La collaborazione tra istituzioni, università e sistema camerale è fondamentale per valorizzare il patrimonio informativo e statistico, indispensabile per comprendere i fenomeni economici e orientare le politiche di sviluppo dei territori».

Il Rapporto, corredato da un’ampia appendice statistica, analizza il posizionamento internazionale e le caratteristiche del sistema produttivo italiano – settori, imprese e filiere di produzione – a fronte delle complesse trasformazioni in atto nella domanda e nell’offerta mondiale.

I saluti istituzionali saranno affidati al presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini, al rettore dell’Università Politecnica delle Marche Enrico Quagliarini, al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e al presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli.

Illustreranno i dati e i contenuti del volume i ricercatori e curatori del Rapporto Claudio Vicarelli e Stefano Costa, del Dipartimento per le statistiche economiche, ambientali e conti nazionali dell’Istat.

Seguirà il dibattito con la partecipazione di Alessandro Sterlacchini, professore ordinario di Economia applicata, e Gian Luca Gregori, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese, entrambi dell’Università Politecnica delle Marche.

Concluderà i lavori Stefano Menghinello, direttore del Dipartimento per le statistiche economiche, ambientali e conti nazionali dell’Istat.

(foto Cristiano Ninonà)

«Il convegno dello scorso 5 marzo su “L’Italia si ferma nelle Marche sud. Approfondimenti sulla mobilità autostradale” ci ha fornito una serie di dati aggiornati che sostengono le nostre tesi che stiamo portando avanti da anni riguardo al tema del potenziamento dell’A14. Sono state confermate e rafforzate tutte le considerazioni riguardo le criticità del progetto di Aspi, fatto proprio al momento dalla Regione e quindi dal Governo, progetto che prevede la realizzazione della terza corsia da Porto Sant’Elpidio sino a Pedaso e il mini-arretramento di un senso di marcia a tre corsie da Pedaso a San Benedetto del Tronto». E’ quanto si legge in una nota del comitato Arretramento FS e A14 Marche sud.

«Queste criticità possono essere così riassunte. Il tratto ove transita l’A14 da Porto Sant’Elpidio a San Benedetto del Tronto è un’area a grave rischio frane, non lo dice una parte, ma è certificato dal Piano per l’Assetto Idrogeologico della Regione Marche approvato nel 2004 recependo quando noto da molti anni a tutti i tecnici in quanto i movimenti franosi hanno un orizzonte plurisecolare, come a Niscemi dove gli studi avevano rilevato il primo grande movimento franoso nel 1790 a cui ne seguirono molti altri sino all’ultima grande frana di gennaio. I professori dell’Università di Firenze, incaricati dal dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio di scrivere un rapporto dopo il disastro che ha colpito Niscemi hanno documentato tutto questo dicendo anche che – si legge nella nota del comitato – gli interventi da realizzare erano già stati espressi dalla relazione di una Commissione di 25 anni fa, restata inascoltata ed ora le istituzioni coinvolte cercano di scaricare la propria responsabilità. Vogliamo ripetere l’esperienza anche nelle Marche sud? È palese che andare ad intervenire per la terza corsia da Porto Sant’Elpidio a Pedaso crea dei gravi problemi; ciò era noto, ma si sono persi quasi 5 anni a perseguire questa ipotesi. È ufficiale anche dai documenti dell’Arpam della Regione Marche che nella zona costiera tra Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto c’è una grande concentrazione di inquinamento derivante dal traffico veicolare che provoca importanti danni alla salute documentati dall’Oms, così come questo tipo di inquinamento, seppur minore, è presente anche nelle aree interne delle province di Fermo e Ascoli Piceno a causa di un tasso di motorizzazione ad alta emissione molto superiore alla media nazionale e regionale, dipendente  dalla carenza dei servizi e dalla concentrazione delle primarie arterie di comunicazione sulla costa. È noto dai dati forniti dall’Istat che sulle grandi arterie viarie della costa c’è un alto indice di incidenti, che tale indice si alza se ci sono lavori contigui alla sede di scorrimento e che i costi sociali degli incidenti sono enormi».

«Nella regione Marche viaggiamo su costi sociali – rimarcano dal comitato – di circa 500 milioni all’anno. È altresì noto dai dati dell’Istat che l’indice delle migrazioni nette, che misura la fragilità dei territori, vede nella regione al primo posto le aree interne delle province di Ascoli e Fermo. Di fronte a tutti questi dati pubblici, in larga parte direttamente in possesso della Regione, appare evidente che il progetto redatto da Aspi per il potenziamento dell’A14 non ha una visione di sviluppo sostenibile del territorio delle Marche sud, al contrario è un intervento che mina gravemente tale sostenibilità. Considerando tutti questi dati, e che comunque appare necessario un intervento per la strozzatura della tratta specifica, considerando che il Governo ed Aspi sono disponibili ad investire, avevamo formulato la proposta di valutare l’alternativa progettuale della nuova bretella autostradale da Porto Sant’Elpidio a Mosciano/Teramo invece della terza corsia e fermo restando l’attuale tratto dell’A14, alternativa progettuale che porta la visione di uno sviluppo sostenibile sia delle aree costiere che delle aree interne delle Marche sud. Avendo perso inutilmente gli ultimi cinque anni, auspichiamo che venga recuperato un metodo di lavoro condiviso, che la Regione e quindi il Governo non sposino aprioristicamente delle ipotesi senza partire dalla valutazione dei dati ufficiali e delle alternative progettuali come previsto dalla legge, riprendendo un dialogo con le comunità locali. Il metodo della sussidiarietà, del dialogo, della condivisione, invece di far perdere tempo, è molto più efficiente e garantisce percorsi molto più veloci di forzature che creano conflitto. Confidiamo che si apra una nuova stagione per il bene del territorio delle Marche sud».