Se per lavoro passi almeno 4 ore al giorno con lo smartphone incastrato tra orecchia e spalla mentre scrivi al computer, sistemi pratiche o rispondi alle e-mail, c’è qualcosa che sta succedendo alla tua schiena anche se non lo senti ancora in modo forte. 

Quella posizione che usi per comodità – testa piegata di lato, una spalla più alta dell’altra, schiena leggermente storta per non far cadere il telefono – non è una semplice abitudine: è una torsione mantenuta per minuti interi, ripetuta per ore, tutti i giorni. 

Il corpo non distingue tra postura corretta e postura abituale, si adatta solo a ciò che ripeti. Se trascorri molto tempo della tua giornata in posizioni scorrette come quella da smartphone, il tuo corpo si adatterà in modo altrettanto sbagliato. 

All’inizio il mal di schiena è quasi impercettibile, magari una tensione nella parte alta o la zona lombare che tira quando ti alzi. Poi inizi a notare che i tuoi movimenti non sono più fluidi. 

Inizialmente non ti blocchi del tutto, quindi continui. Ed è proprio mentre continui che il problema si consolida, fino a diventare davvero invalidante. Spesso capita, ad esempio, di trovare persone in cerca di una soluzione solo quando arrivano ad un punto limite… come ad esempio farsi allacciare le scarpe dalla propria compagna.

Una ricerca pubblicata su BMC Public Health, condotta su oltre 43.000 persone, ha evidenziato che trascorrere 4 ore al giorno su uno smartphone aumenta in modo significativo il rischio di dolore alla schiena. Questo perché per colpa della posizione che si assume, il carico si concentra sempre negli stessi punti. Un lato del collo si accorcia, l’altro si allunga, una spalla resta sollevata, la parte alta della schiena si irrigidisce e la zona lombare inizia a lavorare più del dovuto. 

Il rischio è che tra 3 anni un movimento fatto male ti fa rimanere bloccato qualche giorno, potresti iniziare a evitare di piegarti del tutto, a fare attenzione anche nei movimenti più semplici, a rinunciare a certe attività perché “non vuoi rischiare”. 

E qui sta l’urgenza reale: più aspetti, più quella posizione scorretta del corpo diventa permanente. Restare fermi non è una soluzione. Quando inizi a muoverti meno per paura della fitta, la schiena si irrigidisce ancora di più, i movimenti diventano sempre più limitati fino a crearti più dolore tanto da costringerti a letto

Al contrario, quando il corpo viene guidato nel modo giusto, può recuperare mobilità e tornare a muoversi senza tensione continua. Non si tratta di “fare un po’ di ginnastica”, ma di fare prevenzione e lavorare esattamente sui punti che hanno irrigidito la postura e sugli adattamenti sbagliati che si sono creati nel tempo. Nel Metodo Atraining si parte sempre da una valutazione semplice e concreta per capire come ti muovi, dove sei rigido e dove il tuo corpo attua adattamenti errati. 

È il modo più chiaro per sapere se sei ancora nella fase del fastidio occasionale o se stai entrando in quella del dolore che ritorna ogni settimana. Se negli ultimi mesi ti sei alzato più volte con la schiena rigida, se hai sentito quella fitta mentre ti piegavi, non è un caso. È un segnale che si ripete. 

Ignorarlo significa lasciargli il tempo di diventare più radicato e profondo, permettendogli di compromettere le tue giornate.

Capire ora in che fase sei può fare la differenza tra sistemare un’abitudine e dover convivere con un limite, per questo ti offro la possibilità di richiedere una valutazione gratuita: per ottenerla, clicca il bottone qui e compila il form.

Palestra Atraining

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Monica Caradonna (Foto tratta dalla pagina Fcabeook Tipicità)

Monica Caradonna aprirà la 34ª edizione di Tipicità Festival, dando il via ad una tre giorni intensa di eventi ed esperienze che avranno come teatro il grande padiglione del Fermo Forum. Volto noto di Linea Verde Italia su Rai 1, la Caradonna ha fatto della narrazione dei territori la sua missione, raccontando al pubblico un’Italia fatta di ricerca, tradizioni, bellezza e innovazione. Con un legame speciale con la “sua” Taranto, un amore che si è sublimato, tra l’altro, nell’Ego Festival, un progetto capace di proporre una città quale protagonista di una storia viva di bellezza, suggestioni e qualità enogastronomica.

 

Quante meraviglie gastronomiche si nascondono a Tipicità? Basta scorrere il catalogo degli espositori per comprendere il motivo per il quale veri e propri stuoli di gourmet e food trotter scelgano ogni anno di essere qui, dove il gusto è al centro e i cibi non si limitano a farsi assaggiare, ma invitano ad avventurarsi in autentiche, suadenti esplorazioni.

 

Con Monica Caradonna madrina d’eccezione ad aprirne il cammino, Tipicità Festival 2026 si preannuncia come un’esperienza dal ritmo incalzante, tre giorni per attraversare storie, territori e sapori dentro un’unica grande promessa: uscire dal rumore di fondo e tornare a riconoscere ciò che è autenticamente vivo, vero, coinvolgente.

 

Per informazioni: www.tipicita.it

Giuseppe Donati (Fials)

Con una nota ufficiale la segreteria provinciale della Fials Fermo, a nome del commissario straordinario Giuseppe Donati, ha voluto augurare buon lavoro e dare il benvenuto in Ast Fermo, al nuovo direttore amministrativo Riccardo Paoli, nominato dal direttore generale Roberto Grinta. «Il dottor Riccardo Paoli che conosco personalmente da tantissimi anni – sottolinea Donati – attualmente in servizio a Trieste, è un professionista di esperienza che sicuramente potrà fornire il dovuto contributo a dirimere le tante anzi troppe, situazioni rimaste insolute nell’organizzazione e nella gestione dell’azienda sanitaria di Fermo. In questi mesi a parere della Fials Fermo, l’assenza di un vertice dell’area amministrativa si è sentita profondamente soprattutto perché altre figure non competenti in materia hanno tentato più volte d’invadere i campi non strettamente legati alla propria responsabilità. In altri casi, la vacanza del direttore amministrativo ha creato vuoti decisionali di cui l’organizzazione ed il personale hanno sentito il peso».

 

«Fials Fermo, conscia, dell’importantissimo appuntamento che attende la sanità fermana nell’apertura del nuovo ospedale, non può che augurarsi che la nomina del nuovo direttore amministrativo colmi quei vuoti decisionali o meglio faccia sì che questa figura si riappropri delle responsabilità ad essa ascritte, dando il giusto impulso, nel rispetto della dignità del lavoro di ognuno e delle competenze dei vari settori, al lavoro comune che è quello di giungere nel miglior modo possibile, senza incorrere nei rischi di ricorsi ed impugnazioni, all’appuntamento dell’apertura del nuovo ospedale di Campiglione».

«In ultimo, ma non per importanza, Fials Fermo auspica la ripresa attiva delle relazioni sindacali con la direzione Ast, che negli ultimi tempi sono diventate difficili se non nulle. Il personale tutto, sanitario, amministrativo e tecnico, all’urgenza e la necessità di avere risposte veloci e competenti ai molteplici problemi che attanagliano l’organizzazione del lavoro nell’azienda di Fermo.
L’auspicio quindi è di stringere un patto tra direzione generale in tutte le sue figure e la rappresentanza sindacale affinché scevri da sotterfugi e strategie sotterranee, si torni al più presto ai tavoli di confronto, mettendo al centro l’utente ma anche il rispetto supremo della dignità e la professionalità, dei professionisti ed operatori che ogni giorno, in prima linea, sono chiamati a fornire il contributo decisivo per una sanità di qualità ed efficiente al paziente. Un gran augurio di buon lavoro al dottor Riccardo Paoli».

Paolo Calcinaro

«Voglio dare il benvenuto e il buon lavoro al dottor Riccardo Paoli che – si legge in un post Facebook dell’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro – arriverà dalla sanità della regione Friuli a supportare l’azienda fermana come figura fondamentale di direttore amministrativo: sarà un passo importante nella gestione dei prossimi anni e questa figura mancava dalla metà dello scorso anno. In questi tre mesi è stato ricostituito l’elenco dei candidati, che non era più operante, e ora selezionato il nuovo vertice amministrativo dall’attuale direttore generale. Non è una notizia scontata: buon lavoro ancora».

La conferenza stampa di Diamanti a Tavola edizione 2026

Amandola si prepara a vivere un fine settimana all’insegna dell’eccellenza con la settima edizione di Diamanti a Tavola, il festival dedicato al Tartufo Nero Pregiato e ai prodotti tipici del territorio. Sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo il centro storico diventerà un grande palcoscenico diffuso tra mercatini, degustazioni, incontri culturali e spettacoli.

Tra i momenti di maggiore interesse, sabato mattina la sessione pratica sulle tecniche di coltivazione del Tartufo Nero Pregiato offrirà un’occasione formativa per operatori e curiosi. A seguire, il convegno dedicato alla valorizzazione del tartufo e dei prodotti tipici dei Sibillini approfondirà prospettive e opportunità di sviluppo.

Il gusto, sabato, sarà protagonista con l’apertura delle osterie e il Palatuber, ristorante tematico dove lo chef Davide Camaioni proporrà piatti a base di tartufo nero pregiato di Amandola sia a pranzo che a cena. Nel pomeriggio spazio alla cultura con la passeggiata storica tra le vie del borgo e la presentazione del libro I Cammini della Rinascita. La giornata si concluderà con musica e spettacolo: concerto di musica classica “Armonie in viaggio da Vienna a Parigi fino al Nord” e serata danzante con il gruppo folkloristico “La Cucuma”.

Domenica il festival proseguirà con nuovi momenti di approfondimento, tra cui il convegno su marketing territoriale e turismo esperienziale legato al tartufo e l’incontro “Il diamante dei Sibillini: territorio, turismo e salute”. Non mancheranno spettacoli itineranti, musica dal vivo e il suggestivo spettacolo “Acrobati del Borgo” in piazza Risorgimento. Per tutta la giornata resteranno attive le osterie con cucina tipica e il Palatuber con le proposte gastronomiche dedicate al prezioso tubero locale.

Un evento, quello di Diamanti a Tavola, presentato nella conferenza stampa di questa mattina presso la sala consiliare. A fare gli onori di casa il sindaco Adolfo Marinangeli: «L’edizione legata al Tartufo nero pregiato rientra proprio nella concretizzazione di quell’idea del tartufo tutto l’anno insieme ad Atam con l’edizione di primavera, quella invernale, quella del tartufo estivo e del bianco nei due weekend di novembre. Attività dunque su dodici mesi in maniera continuativa che viene valorizzata dalla novità di questi giorni. Siamo ormai al completamento del Museo del Tartufo, che speriamo di inaugurare nell’edizione estiva, nel quale si parlerà anche di “casa” e di “cerca”».

Nello specifico dell’offerta dei due giorni è entrato il vicesindaco con delega al tartufo, Giovanni Annessi: «Cerchiamo di fare manifestazioni tutto l’anno per valorizzarlo sempre di più in collaborazione con Atam. Puntiamo sulla specificità della vendita diretta, dai cavatori al consumatore finale, del tartufo fresco delle zone. Altra regola è il divieto assoluto di vendita di prodotti con additivi chimici e di salse tartufate».

Di tutti gli eventi e le offerte intorno al tartufo ha parlato l’assessore al turismo e al commercio Maria Rita Grazioli: «Un weekend che deve essere un’esperienza per il visitatore che possa assaporare il territorio. Abbiniamo anche delle passeggiate per il borgo e per i musei oltre a spazi musicali anche itineranti e e cooking show».

Fondamentale la collaborazione della biologa e nutrizionista Barbara Zambuchini della Partners in Service per l’appuntamento del 28 febbraio con lo chef Camaioni. «Non solo un convegno classico su marketing territoriale ma si parlerà anche di tecniche di coltivazione del tartufo pregiato. Ma anche promuovendo filiere e stili di vita corretti, valorizzando il nero pregiato in abbinamento ad importanti prodotti dei sibillini con la mano dello chef Camaioni».

Significativo l’intervento della direttrice dell’associazione “Città del Tartufo” Antonella Brancadoro che sarà presente in occasione dell’evento ad Amandola, insieme al presidente nazionale: «Da anni partecipo alle manifestazioni di Amandola che offrono al panorama marchigiano e nazionale un esempio di sintesi positiva delle buone pratiche. Comuni come Amandola ci pensano da soli a rispettare la sostenibilità ambientale e la qualità nella programmazione e della visione del territorio, senza trascurare la tutela del consumatore. La presenza dei tartufai ad Amandola è fondamentale, un percorso virtuoso: è un esempio di come i Comuni si organizzano con disciplinari rigidi ma che alla lunga ripagano assolutamente. Amandola ha saputo fare della marginalità una ricchezza testimoniata dalla qualità del prodotto».

Infine il passaggio più atteso sulla qualità e sul prezzo del nero pregiato in questa stagione con l’esperto tartufaio Matteo Giacomozzi, rappresentante di Atam Amandola: «Non ci sono condizioni chiarissime sulla qualità della produzione ma come sempre garantiremo il prodotto grazie a diversi soci che producono il nero. Da quanto raccolto i prezzi dovrebbero aggirarsi intorno ai 1000 euro al chilo da definire anche in base alla pezzatura». Proprio in tal senso arriva la puntualizzazione della direttrice Brancadoro: «Parlare di prezzo al chilo è fuorviante per il consumatore che acquista piccole quantità, sarebbe giusto e corretto parlare di prezzo al grammo per rendere l’idea e per una comunicazione democratica e sostenibile per le famiglie».

Roberto Cruciani

Chi si è operato al ginocchio, soprattutto per una protesi, spesso arriva all’intervento dopo anni di dolore. Anni in cui ha camminato zoppicando, anni in cui ha caricato quasi tutto il peso sull’altra gamba, anni in cui ha storto il bacino pur di non sentire quella fitta continua. Poi arriva l’operazione. Il ginocchio viene sistemato. Il dolore lì diminuisce. Tutti si aspettano di tornare alla normalità. E invece, dopo qualche mese, inizia a far male la schiena. Oppure un fastidio che già c’era diventa più forte.

Molti si chiedono cosa c’entri la schiena con il ginocchio. C’entra molto più di ciò che si pensa. Per anni il corpo ha imparato a “proteggere” quell’articolazione. Ha cambiato il modo di camminare, ha spostato il peso sempre da una parte, ha fatto lavorare di più la zona lombare per sentirsi stabile. Il problema è che, dopo l’intervento, il corpo non si “aggiorna” da solo. Il ginocchio è nuovo, ma il modo di muoversi resta quello vecchio.

Uno studio pubblicato sul Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy (Mizner et al., 2005) ha mostrato un dato molto concreto: sei mesi dopo l’intervento di protesi totale di ginocchio, la forza della coscia della gamba operata risultava ancora circa il 30% più bassa rispetto a quella di persone sane della stessa età. Significa che, anche con una protesi ben fatta, la gamba può spingere molto meno del dovuto. Quando una gamba lavora il 30% in meno, il resto del corpo deve bilanciare e spesso è la schiena a fare il lavoro extra.

Il primo errore è pensare che il mal di schiena sia normale. “Ho una protesi, è inevitabile.” Non è così. Se continui a camminare caricando male il peso, ogni passo diventa un piccolo sovraccarico ripetuto sulla parte bassa della schiena. All’inizio senti solo rigidità al mattino. Poi dolore quando stai in piedi troppo tempo. Poi inizi a evitare le scale, le passeggiate lunghe, le commissioni a piedi. Non è una sciocchezza: significa cambiare le abitudini perché il corpo non regge più come prima.

Il secondo rischio è più silenzioso ma più pericoloso. Ogni mese che passa il corpo si abitua sempre di più a quel modo sbagliato di muoversi. E più si abitua, più sarà difficile tornare indietro. La schiena si irrigidisce e si affatica di più. Finché un giorno ti accorgi che non riesci a fare 10–15 minuti di camminata senza fermarti o senza cercare un appoggio. A quel punto non è più solo un fastidio: è una limitazione concreta.

Il problema non esplode all’improvviso, ma peggiora lentamente. Proprio per questo molte persone aspettano troppo, convinte che passerà da solo. Il corpo però, se non viene guidato nel modo corretto, continua a muoversi come ha imparato negli anni del dolore.

La buona notizia è che questo meccanismo si può interrompere, ma serve intervenire sul modo in cui ti muovi ogni giorno. Bisogna far tornare le due gambe a lavorare in modo più equilibrato, aiutare il bacino a tornare in posizione corretta, rinforzare i muscoli che tengono stabile la schiena e correggere il passo. Non è fare esercizi a caso, è insegnare al corpo un modo diverso di muoversi.

Se ti sei operato al ginocchio e oggi hai mal di schiena, non aspettare che peggiori. Capire come stai in piedi, come cammini e dove scarichi il peso quando ti muovi è il primo passo per evitare che la situazione diventi più difficile da correggere tra uno o due anni. Per poter svolgere allenamenti mirati, con il metodo Atraining iniziamo sempre da una valutazione con cui osservare il tuo modo di muoverti e capire se la schiena sta ancora bilanciando per un ginocchio che, anche se operato, non è stato davvero riportato a lavorare come dovrebbe.

L’intervento può aver sistemato l’articolazione. Ma se dopo l’operazione non impari di nuovo a muoverti nel modo giusto, il corpo continuerà a camminare storto senza che tu te ne accorga. E questo, nel tempo, può limitare la tua autonomia. Per questo è possibile richiedere una valutazione gratuita: per ottenerla, clicca il bottone qui e compila il form.

 

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L’ospedale dei Sibillini “Beato Antonio di Amandola” (foto dall’Ast di Fermo)

Dopo aver ultimato le operazioni di progettazione e il percorso autorizzativo, lunedì prossimo inizieranno i lavori di allestimento della sala endoscopica. Si stima una durata di circa due mesi per concludere l’intervento di allestimento: tutta la strumentazione hi-tech e i macchinari di ultima generazione sono già arrivati. Contestualmente, in vista dell’inizio dell’attività endoscopica, si sta anche organizzando il personale dedicato al servizio, con anestesista, gastroenterologo e infermiere.

A breve, poi, partirà anche la richiesta autorizzativa Aut2 per la parte della sala odontoiatrica dove potranno essere effettuati piccoli interventi chirurgici. I lavori di allestimento della sala odontoiatrica sono stati già portati a termine. Quindi si potranno effettuare anche visite odontoiatriche.
Capitolo potenziamento del personale in servizio e a disposizione dell’ospedale dei Sibillini.
Con le recenti assunzioni di medici anestesisti (cinque) con il concorso di settembre scorso si è potuto, infatti, incrementare la presenza del lunedì (si è passati dalla fascia oraria 8-14 a quella 8-20) per il potenziamento dell’ambulatorio di terapia del dolore ed il supporto alla radiologia per gli esami con somministrazione di mezzo di contrasto iodato. Inoltre si è potuta potenziare la presenza del medico anestesista all’interno del punto di primo intervento come copertura del turno di emergenza territoriale 118. Nel mese di marzo sono previsti 5 turni da 12 ore di emergenza 118 coperti da un medico anestesista nella Potes all’interno del Punto di Primo Intervento.
La direzione generale Ast, infine, è impegnata anche nel reclutamento di personale per “coprire” gli ulteriori posti letto previsti nella Rsa all’interno dell’ospedale dei Sibillini, nel rispetto delle procedure amministrative e dei tempi dettati dalla normativa sulla scia del nuovo piano occupazionale. Il tutto su spinta e in accordo con l’assessore regionale alla Sanità, avv. Paolo Calcinaro, che ha manifestato l’intenzione di potenziare il presidio sanitario di Amandola ritenuto fondamentale per il territorio, non solo quello montano.

 

 

Essere donna significa prendersi cura degli altri ogni giorno, ma la salute inizia da sé stesse. Con questo messaggio prende forma “Marzo in Rosa: il tempo della prevenzione è adesso”, l’iniziativa promossa dal Centro Medico Palmatea di Marina Palmense di Fermo in occasione della Festa della Donna, dedicando l’intero mese di marzo alla prevenzione e al benessere femminile.

Palmatea sceglie di accompagnare ogni donna in un percorso consapevole di cura, proponendo check-up donna personalizzati, pensati per rispondere alle diverse esigenze nelle varie fasi della vita. La prevenzione rappresenta infatti un gesto semplice ma fondamentale: sottoporsi a controlli regolari consente di individuare precocemente eventuali problematiche, favorendo una migliore qualità della vita e una maggiore serenità nel presente e nel futuro.

Per tutto il mese di marzo, il Centro Medico Palmatea propone, a prezzi speciali, percorsi dedicati alla salute femminile che coinvolgono le principali aree specialistiche: senologia, ginecologia ed ostetricia, con un approccio attento, professionale e profondamente umano. Un modello di cura che mette al centro la persona, valorizzando ascolto, competenza e accompagnamento.

La senologa Paola Campanella, direttore sanitario dell’Istituto Medico Palmatea

A rafforzare questa visione è la presenza della dottoressa Paola Campanella, nuovo direttore sanitario dell’Istituto Medico Palmatea, specialista in radiologia e senologia, che da anni fa della prevenzione il suo vero cavallo di battaglia.

La sua esperienza e il suo impegno rappresentano un punto di riferimento fondamentale per l’iniziativa e per l’intero progetto di salute del centro. Perché prendersi cura di sé non è solo una scelta medica, ma un atto di rispetto e di amore verso sé stesse, a ogni età e in ogni momento della vita. Marzo in Rosa è un invito a fermarsi, ad ascoltarsi e a scegliere consapevolmente la prevenzione.

È possibile prenotare il proprio percorso su misura contattando il numero 0734 53627 oppure consultando il sito www.palmatea.it

 

SPAZIO PROMOREDAZIONALE

SPAZIO PROMOREDAZIONALE

«Un piacere, prima ancora che un dovere, rendere noti alla collettività, gli encomi che arrivano alla direzione di questa Ast. Un piacere perché rappresentano una costante e gratificante conferma del fatto che la sanità fermana gode di grandi professionisti, che ogni giorno si spendono per il bene superiore della salute pubblica. Un dovere perché rende omaggio all’impeccabile lavoro dei nostri sanitari tutti, medici, infermieri e Oss che ancora una volta dimostrano competenze e grande empatia con pazienti e familiari. Questo è lavorare costantemente avendo come fari l’assistenza sanitaria e l’umanizzazione delle cure». Così la direzione generale Ast Fermo nel commentare gli ultimi due encomi arrivati all’Urp dell’Azienda, e indirizzati ai reparti di Ginecologia, Rianimazione, Pediatria e Pronto Soccorso, insieme al Blocco operatorio.
Partiamo dal primo, indirizzato proprio al direttore generale dr. Roberto Grinta. Mittente una donna che è stata ricoverata nel reparto di Ginecologia: «Egregio dr. Grinta, sono una giovane paziente che in anonimato le scrive per rubare due minuti del suo prezioso tempo per encomiare il lavoro della Uoc Ginecologia diretta dal dr. Scartozzi. Da semplice e comune paziente dopo essere stata rapidamente seguita da questa lodevole équipe, con la presente intendo manifestare tutta la mia gratitudine e riconoscenza per l’assistenza ricevuta. Ho usato volutamente il termine “rapidamente” in quanto il dr. Ciattaglia ha velocemente programmato l’intervento anche a seguito di una mia già compromessa situazione clinica: sicuramente il mio stato di salute e tutte le mie comorbilità certamente e purtroppo avranno influito, ma la professionalità, la competenza e l’umanità di tutto il personale sanitario, Oss e tirocinanti comprese, sono state le medesime che ho avuto modo di riscontrare e notare anche nel trattamento riservato alle mie “compagne di viaggio” e di varie età. L’intervento a inizio febbraio. Oggi sono qui a scrivere, convalescente, per ringraziare queste eccellenze che lavorano e si prendono cura della salute di altre Donne. In un momento in cui si parla di LdP (lesioni da pressione) e prestazioni da erogare e mancanti, io vorrei fare i nomi invece di quelle eccellenze che ogni giorno con un disarmante sorriso, parole rassicuranti, ironia, qualche battuta, svolgono il loro servizio e, anche nei momenti di silenzio o dietro ad una mascherina, parlano con gli occhi o con una semplice carezza trasmettendo serenità e infondendo fiducia. La sensibilità e le attenzioni, anche quelle più piccole, riservate al mio benessere emotivo già precario per altre patologie, sono state naturali e spontanee, segno di un approccio medico che tiene conto del paziente come persona e di come il fattore umano, oltre a quello medico e sanitario, è fatto di gesti ed atteggiamenti che danno valore alla prestazione specialistica e alla risposta assistenziale…Abbiamo sempre ricevuto, sia io sia i miei familiari, spiegazioni, informazioni e risposte chiare e precise…anche dietro alle mie innumerevoli ed insistenti domande! Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine per la professionalità, dedizione e umanità dimostrate da tutto il personale: dai due angeli di nome Marina che mi hanno accompagnato ridendo e scherzando fino in sala operatoria dove una dolcissima infermiera, Chiara, si è presa amorevolmente cura di me mentre insegnava ad una tirocinante che in primis ha appreso questo approccio empatico con il paziente. Dall’anestesista, la dr.ssa Botticelli, che mi ha dolcemente addormentato con uno dei “suoi aperitivi” a tutti gli operatori della Sala operatoria, dall’infermiera che ha seguito il pre-ricovero ed il ricovero alle prese con il nuovo programma, alla dr.ssa Frizzo…al personale di Uoc Ginecologia…tutti indistintamente!!!”.
Il secondo encomio, invece, arriva da una mamma di un paziente che ha avuto bisogno delle cure del Pronto Soccorso e, successivamente, della Pediatria: «Buonasera, sono mamma di un ragazzo che nei giorni scorsi ha avuto bisogno delle vostre cure e voglio ringraziare con tutto il cuore chi ci ha aiutato. In primis il ragazzo del Pronto Soccorso, gentilissimo e velocissimo nel primo aiuto. Poi il reparto di Pediatria, dai medici agli infermieri e a chi prestava servizio per il pasto e le pulizie. La dottoressa che ci ha seguito da subito ha capito la situazione. Hanno fatto tutti gli accertamenti del caso, ci hanno tenuto in osservazione, ci hanno rassicurato, spiegato tutto nei minimi dettagli e hanno curato e coccolato sia il ragazzo che me. Un personale molto competente e preparato. Nonostante le mie mille domande e ansie hanno sempre avuto con noi cordialità pazienza e sempre un sorriso e tanta premura. Grazie di cuore».

il direttore generale Roberto Grinta insieme al nuovo dirigente medico Silvia Marozzi

Come preannunciato nei giorni scorsi, all’Ast di Fermo stanno per prendere servizio due nuove oculiste. Con l’assunzione delle due nuove specialiste, la dr.ssa Giulia Spadavecchia e la dr.ssa Chiara Cantelli, sarà possibile ampliare l’offerta di visite e di attività specialistiche sul territorio, rispondendo in modo più efficace alle esigenze dell’utenza e contribuendo alla riduzione delle liste di presa in carico.

 

La dr.ssa Giulia Spadavecchia sarà in servizio nelle sedi di Porto San Giorgio, di Petritoli, al Poliambulatorio ex Inam e in ambulatorio Retina. La dr.ssa Chiara Cantelli, invece, sarà in servizio nelle sedi di Sant’Elpidio a Mare, di Montegranaro, al Poliambulatorio ex Inam e in ambulatorio Retina.

La loro entrata in servizio, prevista per il mese di marzo, rappresenterà un importante tassello nell’integrazione ospedale-territorio e va ad aggiungersi alle visite specialistiche che già vengono svolte nelle sedi di Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio, Montegiorgio e Amandola.

Intanto questa mattina ha preso ufficialmente servizio un nuovo dirigente medico alla Direzione Medico-Ospedaliera dell’ospedale Murri di Fermo: si tratta della dr.ssa Silvia Marozzi che ha ricevuto il saluto di benvenuto e l’augurio di buon lavoro dalla direzione generale Ast Fermo, nella persona del direttore generale dr. Roberto Grinta.

 

ANCHE I TUOI FIGLI LAMENTANO PROBLEMI ALLA SCHIENA?

Un bambino di 8 anni non dovrebbe avere mal di schiena. Eppure non è un evento raro. Secondo l’International Association for the Study of Pain, circa 1 bambino su 5 in età scolare sperimenta episodi di mal di schiena almeno una volta durante l’infanzia. Non significa che tutti abbiano un problema serio, ma significa che il fenomeno esiste ed è più diffuso di quanto molti genitori pensino. Il punto critico non è il dolore occasionale, ma quando il bambino lamenta costantemente quel dolore o quel fastidio

Quando a 8 anni il mal di schiena dura settimane, non siamo più davanti a un semplice episodio isolato. 

In questi casi il corpo del bambino inizia ad adattarsi: si muove meno, evita certi giochi, cambia postura, cerca posizioni che “danno meno fastidio”. Non per pigrizia, ma per difesa. Ed è qui che il problema diventa reale, perché un bambino che si muove meno perde progressivamente sicurezza nel movimento. E quando il corpo perde sicurezza, tende a irrigidirsi. Più rigidità significa meno varietà di movimento. 

Meno varietà significa che tuo figlio potrebbe farsi male anche semplicemente calciando un pallone. È un processo lento, silenzioso, spesso invisibile agli adulti, ma con effetti concreti sulla quotidianità del bambino. Non è un’ipotesi teorica: uno studio su bambini europei ha mostrato che già intorno ai 9 anni una quota significativa riferisce dolore alla schiena in senso ampio, mentre il dolore lombare specifico è meno frequente ma presente. Questo dato è importante perché chiarisce un punto chiave: anche quando non si parla di lombalgia “classica”, il disagio alla schiena esiste e può condizionare il movimento

Aspettare che il dolore passi, quando dura a lungo, spesso significa permettere al corpo di adattarsi al fastidio invece di tornare a muoversi in modo naturale e sicuro. Nei bambini questo può voler dire crescere con posture scorrette che, col tempo, possono trasformarsi in altri dolori.

Il corpo dei bambini non è progettato per stare fermo a lungo né per convivere con il dolore. È progettato per muoversi, cambiare posizione, giocare, usare il corpo in modo vario. 

L’attività fisica, intesa in modo generale e adeguato all’età, è uno degli strumenti principali per aiutare il bambino a ritrovare fiducia nel movimento, ridurre rigidità e tornare a usare il corpo senza paura. Non si parla di spingere, forzare o “fare sport a caso”, ma di permettere al corpo di fare ciò per cui è costruito. 

Intervenire presto non è allarmismo, è prevenzione. Agire in anticipo non crea danni: spesso è aspettare o restare fermi che permette al problema di consolidarsi, mentre un intervento tempestivo aiuta il corpo a ritrovare equilibrio e movimento prima che il fastidio diventi più difficile da gestire.

Un bambino che oggi impara a muoversi meglio è un adulto che domani avrà meno dolore. 

Se tuo figlio o tua figlia ha un mal di schiena che dura da diverse settimane e vuoi approfondirne la causa, puoi effettuare una valutazione gratuita cliccando il bottone qui e compilando il form.

Per noi della palestra Atraining è un momento per osservare come si muove il corpo e capire se c’è qualcosa su cui lavorare. 

 

Palestra Atraining

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