
Il sindaco Armando Altini
La Faleriense, principale arteria di collegamento della provincia di Fermo, continua a far registrare incidenti con una frequenza quasi quotidiana. Nei giorni scorsi lungo il tratto ricadente nel comune di Falerone, una ragazzina è stata investita, fortunatamente senza gravi conseguenze. Un episodio che ha indotto il sindaco di Falerone, Armando Altini ad esprimere la propria preoccupazione sulla manutenzione delle strade e le perplessità sulla gestione degli interventi di messa in sicurezza delle stesse da parte degli organi competenti.
«Grazie a contributi provenienti dalla partecipazione ad alcuni bandi, e non all’adesione a project financing che avrebbero comportato un elevato indebitamento, abbiamo trasformato l’illuminazione pubblica da sodio a led ottenendo un netto miglioramento della visibilità ed anche un soddisfacente risparmio della spesa pubblica – anticipa il sindaco – considerato, però, che in caso di pioggia la visibilità è normalmente destinata a peggiorare, cercheremo di ottenere altri contributi per ampliare il numero dei pali esistenti e migliorare quindi ulteriormente l’illuminazione specialmente nel centro abitato della frazione Piane».
Il primo cittadino poi passa all’attacco: «In merito agli attraversamenti pedonali comunico che Anas, dopo insistenti e continui solleciti per iscritto e verbali avvenuti per oltre 3 anni, nel 2024 ha provveduto alla sistemazione del manto stradale della Ss 210, ma ha eliminato nel contempo gli attraversamenti pedonali rialzati esistenti che non sono stati ripristinati. Detti attraversamenti, però, non debbono essere intesi come dei rallentatori di velocità ma come una maggiore sicurezza per chi li attraversa. Al riguardo preciso che la Provincia di Fermo autorizza nelle proprie strade questi attraversamenti in zone densamente popolate e più pericolose per i pedoni».

Altini tocca poi il tasto dolente riguardante le rotatorie, più volte invocate negli ultimi decenni dai vari sindaci del territorio, ma mai realizzate.
«Nel lontano 2017 avevamo elaborato un progetto per la realizzazione della rotatoria tra la Ss 210 e l’innesto di via Spineto, che avrebbe sicuramente disciplinato e rallentato la velocità dei veicoli lungo il rettilineo che attraversa il centro abitato di Piane. Da uno studio effettuato pochi anni fa, è stato rilevato che quotidianamente il tratto di strada è attraversato da oltre 40mila auto, ad una velocità superiore ai 70km orari – afferma il sindaco – all’epoca la strada statale era gestita dalla Provincia di Fermo che aveva provveduto ad autorizzare la rotatoria e a convocare una conferenza dei servizi raccogliendo tutti i pareri favorevoli per la realizzazione dell’opera. Dopo pochi mesi la gestione della S.S 210 è stata affidata all’Anas, la quale ha invece bloccato il progetto. Nel corso degli anni mi sono recato più volte presso Anas Ancona per rappresentare ai diversi direttori, avvicendatisi nel tempo, la vitale necessità di una rotatoria all’intersezione. Ogni tentativo purtroppo ha avuto sempre un esito negativo. Recentemente ho avuto un nuovo incontro con l’attuale direttore di Anas e successivamente con l’assessore alle infrastrutture della Regione Marche, per ribadire la vitale importanza che riveste l’intersezione stradale soprattutto per la sicurezza stante il fatto che nella zona è in corso di realizzazione il completamento del polo scolastico che prevede la presenza di oltre 300 alunni (costruzione delle nuove scuole dell’infanzia ed elementare oltre alla nuova scuola media), un supermercato, numerose attività commerciali ed un insediamento abitativo molto elevato. Al riguardo occorre mettere in giusta evidenza che Anas, come generalmente avviene, non deve finanziare l’opera in quanto abbiamo ottenuto un adeguato contributo sia per la nuova progettazione che per la realizzazione dell’intera infrastruttura. In merito agli incidenti avvenuti e ai numerosi investimenti dei pedoni, occorre però sottilineare che gli automobilisti non osservano affatto il codice della strada, il limite massimo di velocità all’interno del centro abitato e, soprattutto, non rispettano i pedoni nell’attraversamento delle strisce pedonali».
«Recentemente – conclude il primo cittadino – è stata inviata dal sottoscritto e dai sindaci di Monte Vidon Corrado, Montappone e Massa Fermana una richiesta di finanziamento alla Regione Marche per la realizzazione di una rotatoria, all’intersezione della S.S. 210 con la strada Provinciale Vallemarina, e per la sistemazione della strada provinciale Valle Marina la quale è fortemente dissestata e molto pericolosa, speriamo venga accolta».

Gaetano Piermarocchi ad Abu Dhabi
di Silvia Ilari
Doveva essere il giorno del rientro. Invece sabato 28 febbraio, mentre le prime operazioni militari contro l’Iran rimescolavano gli equilibri del Golfo, l’amandolese Gaetano Piermarocchi si è ritrovato fermo al gate dell’aeroporto di Abu Dhabi con la compagna Alice e il nipotino di dieci anni e il volo cancellato. Da allora è una lunga attesa. Ce lo racconta dall’albergo in cui è ospite, raccontando sensazioni e la vita della città che, in qualche modo, cerca di andare avanti: «La speranza è quella di tornare presto alla normalità»
Piermarocchi, cosa è successo sabato scorso all’aeroporto?
«Le operazioni militari contro l’Iran erano iniziate da poche ore e, fino a quel momento, la vita dell’aeroporto scorreva frenetica come al solito. Anziché farci salire a bordo, però, ci hanno informati della chiusura temporanea dello spazio aereo, con la promessa di fornirci ‘maggiori informazioni a breve’. Improvvisamente tutti i cellulari dei passeggeri hanno cominciato a suonare, a volume alto: era un messaggio di allarme, uno dei sette o otto che avremmo poi ricevuto, che ci invitava a raggiungere gli shelter di sicurezza o almeno a stare lontani dalle finestre. Cosa non semplice all’interno di un aeroporto pieno di vetrate…Successivamente abbiamo sentito qualche esplosione, lontana ma preoccupante. Poi, ancora, un paio di jet militari che hanno preso il volo».
Avete ricevuto assistenza sul posto?
«Nel giro di un’ora, il volo è stato definitivamente cancellato e ci hanno assegnato, direttamente al gate, un hotel dove saremmo rimasti per il tempo necessario. Il trasporto è stato organizzato con bus navette e taxi, tutto a spese della compagnia. Nel frattempo, tutti i bagagli ci sono stati resi disponibili in ordine ai nastri di ritiro. Non so dire quante migliaia di passeggeri fossero in queste condizioni, ma posso affermare che l’organizzazione è stata impeccabile per efficienza e cortesia».
Com’è ora la situazione? Cosa si percepisce?
«La vita in città scorre in apparente tranquillità; la sera i locali si riempiono di persone che celebrano il Ramadan mangiando e bevendo, acqua e soft drinks, dopo la giornata di digiuno. Abbiamo sentito alcune esplosioni, ma direi piuttosto lontane dalla città. A detta della stampa, pressoché tutti i missili e i droni lanciati contro gli Emirati – principalmente Abu Dhabi e Dubai – sono stati intercettati e neutralizzati. Ora, alcuni voli vengono comunque fatti partire nelle ore centrali riuscendo ad assorbire, lentamente, i viaggiatori “spiaggiati” come noi. Ogni sera, meglio, ogni notte, quando la lista dei pochi voli confermati viene definita, ci viene chiesto se intendiamo accettare delle destinazioni alternative, dopodiché si apre una “lotteria” che, fino ad oggi, non abbiamo vinto».

Il messaggio ricevuto da Piermarocchi da un sedicente tour operator
Piermarocchi racconta anche il tentativo di alcuni tour operator di speculare sulla situazione e ci mostra un messaggio. «Ovviamente l’Unità di crisi menzionata non è quella della Farnesina, lo fanno nel tentativo di vendere» sottolinea.
«Tra l’altro, da Mascate, in Oman, arrivano notizie che parlano di code chilometriche alle biglietterie e non c’è la stessa assistenza che stiamo avendo noi. In altre parole, non è una soluzione utile se non per chi vende i transfer fino all’aeroporto e i biglietti aerei. È un girone dantesco» aggiunge.
L’ambasciata vi sta supportando?
«La nostra Ambasciata ha aperto alcune linee telefoniche per l’help desk, ma più di tanto non può fare. Ha ben gestito il rimpatrio di un gruppo di quasi 200 giovani studenti. Abbiamo scaricato l’app “Viaggiare Sicuri” che, per le poche funzionalità, mi sembra abbastanza inutile nella gestione delle crisi: una semplice segnalazione su dove siamo che, forse, qualcuno, da qualche parte non leggerà…».
Come state vivendo l’attesa?
«Emotivamente, ognuno di noi vuole essere riportato a casa il prima possibile. Però bisogna riconoscere che ci vuole del tempo e che ci si deve mettere in fila. Parlando in albergo con i compagni di sventura di ogni parte del mondo, ci siamo fatti l’idea che abbiamo tutti ricevuto la stessa assistenza, sia dai locali che dalle rispettive sedi diplomatiche. Poi qualcuno riesce a rientrare prima e qualcun altro dopo, ma questo è nelle cose. Siamo ai margini di un conflitto, e non è una bella situazione per definizione. Non c’è la necessità di un’evacuazione rapida e massiva. E non dimentichiamoci: per tanti che devono uscire da qui, ce ne sono altrettanti, dispersi nel mondo, che stanno cercando di arrivare».
Vuole fare un appello?
«Nessun appello. Solo la speranza che si torni presto alla normalità. E una preghiera per chi sta davvero sotto le bombe».
di redazione CF
Due richieste di soccorso nell’arco di meno di tre ore, quelle a cui la centrale operativa del 118 ha dato seguito oggi pomeriggio. Partiamo dalla prima: erano circa le 16,30 quando da Porto Sant’Elpidio, più precisamente dal Raccordo Pian di Torre, è scattato l’sos per un ragazzo che, dopo una caduta da circa un metro d’altezza, è finito in una buca.
Sul posto, attivati dalla centrale 118, sono subito arrivati i volontari della Croce verde Porto Sant’Elpidio. Per il ragazzo, a causa di un sospetto trauma cranico, è stato deciso il trasferimento all’ospedale Torrette di Ancona. Così, dopo le prime cure sul posto e la stabilizzazione, il giovane, che è rimasto sempre vigile e cosciente, è stato accompagnato al nosocomio dorico.
Da lì a circa due ore, altro sos. Ma questa volta dalla Valdaso, in territorio comunale di Moresco, dove tre auto sono rimaste coinvolte in una carambola. Due persone hanno avuto bisogno delle cure mediche prestate loro dai sanitari della Croce verde Valdaso. Nulla di particolarmente preoccupante, per fortuna. Con i sanitari, sul posto anche i vigili del fuoco per la messa in sicurezza dei veicoli, e i carabinieri per i rilievi. La strada è rimasta temporaneamente chiusa al traffico per agevolare le operazioni di soccorso e la rimozione dei veicoli incidentati.
Dalla tarda mattinata di oggi nel Fermano è caccia a una banda di malviventi che ha messo a segno un furto in appartamento. Nella mattinata odierna infatti un appartamento a Grottazzolina è finito nel mirino di alcuni criminali che, dopo essere entrati in casa, hanno arraffato qualche oggetto di valore per poi scappare.
Dunque ladri senza scrupoli che, sì, hanno agito nel momento in cui in casa non c’era nessuno ma sono comunque entrati in azione alla luce del sole. Ricevuta la segnalazione di furto, sul posto si sono precipitati i carabinieri del Radiomobile che hanno subito fatto scattare le ricerche.
I militari dell’Arma, dopo aver raccolto le prime sommarie informazioni e alcuni dettagli utili alle indagini, si sono messi sulle tracce dei banditi. E come avviene sempre in questi casi le ricerche sono state diramate alle altre forze dell’ordine sul territorio fermano. Ora è caccia aperta a quella banda di ladri. Si tratterebbe di una banda ben organizzata che ha tentato anche altri furti nella mattinata, colpi sventati dal pronto intervento dei carabinieri che così, hanno ingaggiato una “caccia all’uomo” con i malviventi.

Incidente stradale nel primo pomeriggio di oggi a Piane di Rapagnano. A scontrarsi due auto. Fortunatamente non risultano feriti gravi.
Sul luogo del sinistro, comunque, sono intervenuti i carabinieri del Radiomobile della compagnia di Montegiorgio che, oltre che dei rilievi, si sono occupati anche di regolare il traffico.
La circolazione, infatti, ha subìto inevitabili rallentamenti in entrambe le direzioni.
c.n.

Don Gabriele Amurri
«Il Signore ha chiamato a sé don Gabriele Amurri, parroco emerito della Parrocchia di Gesù Redentore di Porto San Giorgio, comunità che ha guidato per anni. È stato, infatti, nel 1969, il primo parroco della chiesa del quartiere sud della città – ricordano dall’Arcidiocesi di Fermo – dopo l’istituzione della nuova parrocchia a seguito dell’espansione demografica e territoriale verso sud della città.
Nato a Moresco il 21 febbraio 1933, viene ordinato sacerdote il 1 giugno 1958. Le esequie saranno celebrate sabato 7 marzo alle ore 10 presso la Chiesa parrocchiale di Gesù Redentore a Porto San Giorgio. Nel tardo pomeriggio di oggi, giovedì 5 marzo, la salma sarà portata in parrocchia.
Dal sito internet della Parrocchia Gesù Redentore, riportiamo il racconto di don Gabriele in merito alla erezione canonica della Parrocchia nel lontano 1969:
“Era l’anno 1969, quando l’Arcivescovo, Mons. Norberto Perini, vedendo la crescita della popolazione di Porto San Giorgio, dopo aver provveduto ad una nuova parrocchia a nord, decise, anche in seguito ad una domanda presentatagli dal sottoscritto e controfirmata dal parroco di San Giorgio, Mons. Giuseppe Roscioli, di istituire un’altra parrocchia a sud, intitolata a “Gesù Redentore”. Sarebbe stata la terza parrocchia nel territorio cittadino. Designò come parroco il sottoscritto, che già svolgeva l’attività pastorale. Nel frattempo, il sig. Ezio Pettorossi, un uomo animato da forte fede e da una particolare devozione alla Madonna, aveva costruito, con l’aiuto del fratello Arch. Aldo, una chiesina dedicata alla “Madonna delle Grazie”, che divenne fino alla costruzione del complesso parrocchiale, il centro provvisorio di culto, funzionale anche se insufficiente, per una popolazione che già contava circa quattromila persone. Eretta canonicamente parrocchia il 7 luglio del 1969 e subito dopo riconosciuta civilmente, ci si preoccupò di reperire l’area per il nuovo complesso parrocchiale. In un primo tempo, mentre si stava costruendo un nuovo campo sportivo, si pensò ad una parte di quello vecchio, che sembrava dover essere smantellato per il migliore scorrimento delle vie verso il sud. Di fatto non ci furono né lo smantellamento e conseguentemente né la concessione dell’area. Non poté andare in porto neanche la richiesta di ottenere un’area nel grande spazio accanto all’attuale ufficio postale sud, dal piano regolatore destinato a realizzazioni di pubblica utilità e al verde. Il 25 ottobre del 1969 si chiese ancora al comune se fosse possibile ottenere una parte di area nella zona sud del consorzio agrario, attraverso un accordo fra le due parti. L’intesa non poté essere raggiunta, per cui il comune dovette passare all’esproprio, ricorrendo alla legge della pubblica utilità. La Prefettura di Ascoli Piceno ne emise il decreto, in data 14 febbraio 1977, per una superficie totale di mq. 4600. La parrocchia versò al consorzio per detta aerea soltanto la somma di lire 4416000. L’operazione risultò quanto mai favorevole per la parrocchia, grazie anche alla buona volontà del presidente del consorzio, Dr. Barone. A mezzo stampa locale, fu reso di pubblica ragione l’invito a redigere un progetto del complesso parrocchiale, che avesse le caratteristiche della semplicità, della sobrietà e della economicità. Entro i termini previsti, l’Arch. Filippo Mariucci presentò il suo progetto che sembrava rispondere alle richieste. La sollecita approvazione, da parte sia della commissione edilizia comunale, che delle commissioni di Arte Sacra diocesana e centrale romana, aprì la porta all’esecuzione dell’opera. In data 6 marzo 1977 fu posta la prima pietra delle opere parrocchiali. S.E. Mons. Cleto Bellucci, dinanzi a personalità e a tanta gente convenuta, presiedette l’Eucarestia all’aperto, nel luogo dove sarebbero state costruite le opere. Nel Natale dello stesso anno si celebrò la prima messa nel salone-teatro, utilizzato come luogo di culto per circa sette anni. I lavori proseguirono e nel 1978 si realizzarono i locali necessari al ministero pastorale. Nel frattempo sorse il centro “Don Bosco”, luogo di formazione e di ricreazione per i giovani. L’otto dicembre del 1981 fu posta la prima pietra della nuova chiesa, consacrata il 31 maggio 1987 dall’Arcivescovo Mons. Bellucci, che , lungo questi anni, ci è stato sempre vicino, ha seguito i lavori e ha spesso celebrato con la nostra comunità. Vennero poi sistemate le sale di catechesi nella cripta della chiesa e si incominciò a pensare alla cappella feriale, (contemplata nel progetto iniziale), resasi indispensabile per le celebrazioni feriali e per i vari gruppi parrocchiali. Grazie a Dio, nel 2002 fu inaugurata dal nostro Arcivescovo, Mons. Gennaro Franceschetti, che l’aveva candeggiata. L’esecuzione del complesso fu affidata: per le prime opere parrocchiali, alla ditta S.V.A.; per le fondamenta della chiesa e seminterrato, alla ditta Agostini; per la chiesa e la cappella, alla ditta fratelli Rinaldi di Ascoli Piceno, sempre sotto la direzione del geom. Bruno Cardinali. La donazione della cappella della “Madonna delle Grazie” non poté avere la corrispondente accettazione notarile da parte della parrocchia, per difficoltà giuridiche. Una volta costruito il complesso parrocchiale, detta cappella cessò di esistere. L’altissimo costo dell’opera è stato coperto dai contributi della Confraternita del SS. Sacramento, della generosa nostra popolazione, del comune di Porto San Giorgio, (trattandosi di opera di pubblico interesse), e da interventi previsti dello Stato. Questa è la storia della parrocchia o meglio della nostra chiesa, fatta di cemento e di mattoni. Ma al di sopra di ogni realizzazione materiale, c’è la storia della nostra comunità parrocchiale che ha vissuto quasi 35 anni di vita del comune cammino della fede”.
Nei giorni scorsi, al termine di una mirata attività di indagine, i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Fermo, hanno accertato, nel Comune di Montottone, l’abbandono di rifiuti speciali sul suolo pubblico da parte di una ditta edile.
I militari hanno riscontrato un volume di circa un metro cubo (1mc) di rifiuti, costituiti prevalentemente da imballaggi in plastica e cartone. Tali materiali, pur essendo classificati come rifiuti speciali non pericolosi, sono stati illecitamente abbandonati in palese violazione delle normative vigenti in materia ambientale.
A seguito dell’accertamento, l’Amministratore Unico della ditta è stato deferito all’Autorità Giudiziaria, avendo commesso una contravvenzione ambientale. L’illecito è stato contestato in violazione del Testo Unico Ambientale, questa legge stabilisce le “Norme in materia ambientale” e disciplina l’intera gestione dei rifiuti, imponendo regole chiare per il loro corretto smaltimento, vietandone l’abbandono indiscriminato.
L’intervento del Nucleo Carabinieri Forestale di Fermo rientra nell’ambito di programmati servizi di prevenzione e controllo del territorio per la tutela dell’ambiente.
La Squadra Mobile della Questura di Fermo, nei giorni scorsi, ha eseguito due arresti per detenzione e cessione di un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti.
L’attività investigativa ha preso avvio a seguito di segnalazioni pervenute da alcuni cittadini di Sant’Elpidio a Mare che, notando un anomalo continuo via vai di persone, anche nelle ore notturne e alle prime luci dell’ alba, nei pressi di un cascinale di campagna ne davano segnalazione alle autorità. I poliziotti della Squadra Mobile, ricevuta la segnalazione, immediatamente predisponevano mirati servizi di osservazione e controllo, riuscendo a documentare un’intensa attività di spaccio di stupefacenti, con numerosi acquirenti.
Nel corso dei servizi veniva individuata un’autovettura sospetta, condotta da un giovane che frequentemente si spostava nelle ore serali verso Porto San Giorgio per compiere attività di cessione illecite. L’uomo veniva seguito e colto in flagranza di reato mentre cedeva una dose di stupefacente rivelatosi poi essere cocaina.
Ulteriori attività d’indagine hanno poi permesso alla Squadra Mobile di individuare un’altra piazza di spaccio questa volta nel comune di Porto Sant’ Elpidio, all’interno di un condominio trasformato in una vera e propria centrale per la distribuzione della droga. Anche in questo caso venivano documentate cessioni di sostanza stupefacente lungo le vie cittadine e, I’attività, si concludeva con un intervento all’interno dello stabile.
Le operazioni hanno consentito di accertare la cessione di oltre un chilogrammo di sostanza stupefacente nei territori di Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare, in particolare nelle aree centrali delle città, permettendo di stroncare sul nascere alcune attive “piazze di spaccio”, e si concludevano con due arresti ed il sequestro di ingenti somme di denaro contante e materiale utile al confezionamento e taglio delle dosi.
L’attività repressiva della Squadra Mobile si inserisce nel più ampio quadro delle direttive impartite dal Questore della Provincia di Fermo, volte alla tutela dei giovani e al rafforzamento della sicurezza pubblica, attraverso un costante monitoraggio dei fenomeni criminali da parte degli uffici operativi della Polizia di Stato.

Il denaro sequestrato
di Gianluca Ginella
Estorsione e usura a un imprenditore, arrestato un uomo che vive a Sant’Elpidio a Mare. Intercettata la consegna di una busta con 9.600 euro. Ieri l’operazione della Squadra mobile nel centro di Macerata. In carcere un uomo, si diceva, che vive a Sant’Elpidio, ma originario del sud Italia. Vittima un piccolo imprenditore che ha una attività nel Maceratese che dopo aver ricevuto minacce per la restituzione del denaro che gli era stato prestato dall’uomo, si è rivolto alla polizia. Il quadro ricostruito dalla Squadra mobile di Macerata, diretta dal commissario capo Anna Moffa, ritrae prestiti che l’imprenditore aveva chiesto all’uomo, nel corso di cinque o sei per un totale che si aggira sui 180mila euro.
Il piccolo imprenditore, hanno ricostruito gli inquirenti, trovandosi in difficoltà economiche avrebbe ricevuto dei prestiti dall’uomo. Quando è andato dalla polizia l’imprenditore ha detto che da tempo subiva continue intimidazioni dall’indagato per la restituzione di prestiti. Secondo gli inquirenti c’erano interessi usurari. Via via, sempre secondo gli investigatori, la vittima avrebbe ricevuto richieste di pagamento sempre più gravose, con interessi giornalieri e settimanali estremamente elevati. Di questo passo, sempre stando alle indagini, l’indagato sarebbe arrivato a pretendere complessivamente cifre molto superiori al capitale originariamente prestato. Nel complesso una somma, nel corso degli anni, di 180mila euro circa. Se l’imprenditore non restituiva le somme richieste, l’uomo finito nel mirino degli inquirenti faceva intimidazioni e minacce di morte sia a lui che ai suoi familiari per costringerlo a restituire il denaro.
L’imprenditore alla fine ha deciso di rivolgersi alla polizia, temendo per la sua incolumità e per quella della sua famiglia. La Squadra mobile ha così dato il via alle indagini, in stretto coordinamento con la procura di Macerata. L’idea è stata di organizzare una consegna controllata della somma che l’indagato chiedeva all’imprenditore. Così è stato organizzato l’incontro, ieri pomeriggio, nel centro di Macerata. La polizia era pronta a intervenire. L’imprenditore si è presentato con 9.600 euro e quando li ha consegnati al presunto estorsore, gli agenti sono intervenuti.
E così l’uomo è stato arrestato per estorsione e usura. Inoltre è stata perquisita la sua abitazione dove è stata trovata una pistola scacciacani priva di tappo rosso e quindi simile ad un’arma autentica. L’arrestato è stato portato nel carcere di Montacuto di Ancona, in attesa della convalida.
(servizio in aggiornamento)

di redazione CF
Sos oggi pomeriggio da Lido Tre Archi per una lite scoppiata sul pianerottolo in un condominio. E così lì sono arrivati gli agenti della Polizia di Stato con due Volanti, e i sanitari del 118 con un’ambulanza.
Stando alle prime informazioni, ad arrivare alle mani sarebbero state due donne, per futili motivi di vicinato.
Fatto sta che una delle due avrebbe riportato una ferita da taglio al sopracciglio. E per questo motivo è stata trasportata all’ospedale di Fermo. Anche l’altra donna, a seguito di una presunta colluttazione, sarebbe finita in ospedale.
Sulle cause e l’esatta dinamica dell’accaduto stanno lavorando i poliziotti della questura di Fermo che al momento non escludono alcuna ipotesi. Il loro intervento, comunque, è servito per placare e sedare gli animi prima che si arrivasse a conseguenze ben più gravi.




