In vista dell’arrivo a Fermo del commissario Andrea Gnassi, si percepiscono sentori di schiarite e distensioni in casa Pd. Anche se i più maligni preferiscono parlare di una tregua armata.

Dopo il compromesso raggiunto sabato scorso nella direzione regionale, i dem del Fermano sognano un segretario provinciale già per aprile. Il punto: dopo le dimissioni dell’ex segretario provinciale Luca Piermartiri, il nazionale ha deciso di commissariare la federazione provinciale consegnando le chiavi del partito all’onorevole Andrea Gnassi, ex sindaco di Rimini, che dovrebbe arrivare nel Fermano nei prossimi giorni. Una decisione, quella del nazionale, che ha generato reazioni anche velenose da parte di svariati esponenti Pd del Fermano. Tra i più irritati, il membro della direzione regionale, l’elpidiense Fabiano Alessandrini che ha annunciato un ricorso al commissariamento. Ma sabato scorso la “bomba” ricorso è stata disinnescata nella direzione regionale che ha deciso di inserire Fermo nella lista dei congressi. Un commissariamento, infatti, avrebbe escluso la federazione fermana dalla lista. E questo avrebbe potuto significare una gestione commissariale sine die. E invece no: con Fermo nella lista dei congressi provinciali (che nelle Marche debbono svolgersi entro aprile) la federazione fermana potrebbe arrivare ad eleggere un nuovo segretario proprio entro aprile, e quindi anche in tempo utile per le elezioni comunali (nel mentre è stata nominata Dorotea Vitali segretaria del circolo Pd di Fermo). Una soluzione che non dispiace anche perché, francamente, unica in grado di gettare acqua su una situazione a dir poco incandescente.

Ma le polemiche, comunque, restano. Anzi, continuano. Vedasi le dichiarazioni dell’ex segretario provinciale Luca Piermartiri che, dopo un lungo periodo di silenzio post-dimissioni, ieri è tornato a far sentire la sua voce rispedendo al mittente accuse e critiche. Nel mirino di Piermartiri, tra gli altri, proprio quel Fabiano Alessandrini che aveva pronto il ricorso. E che oggi, contattato per un’eventuale replica, taglia corto: «Io rispondere a uno che ancora sostiene di essere arrivato a scadenza naturale di mandato? Ma di che parliamo. Qui manca l’abc della procedura. Non lo sa che un commissario arriva a seguito di dimissioni? Lasciamo perdere che è meglio» il commento tranchant di Alessandrini.

di Matteo Achilli

Non solo Fermo, il fermento politico inizia ad interessare anche gli altri 7 Comuni della Provincia che andranno al voto nella primavera prossima per rinnovare le proprie amministrazioni comunali. 

Si tratta di Monterubbiano, Montelparo, Santa Vittoria in Matenano, Montottone, Monteleone di Fermo, Montefortino e Campofilone (dopo la caduta dell’amministrazione Feliziani). Tutti Comuni al di sotto dei 5000 abitanti, per cui non esiste quindi un vincolo di mandato e dunque i sette sindaci uscenti potranno ripresentarsi alle urne. 

Il decano è Domenico Ciaffaroni, sindaco di Montefortino, che si appresta a concludere il suo quinto mandato da primo cittadino, il terzo consecutivo. Cinque anni fa alle pendici dei Sibillini, Ciaffaroni raccolse oltre l’80% dei voti, un plebiscito che potrebbe puntare a ripetere anche nella prossima tornata elettorale. 

Esperienza da vendere anche per Marino Screpanti, primo cittadino di Montelparo, in carica ormai da 16 anni e che in precedenza aveva ricoperto il ruolo di consigliere per un lustro. Oltre vent’anni in Comune dunque per Screpanti, che poche settimane fa ha manifestato la sua intenzione di lasciare il posto a qualcun altro. Molti concittadini sembrano avergli chiesto di ripensarci e candidarsi nuovamente, ma al momento Screpanti non pare intenzionato a cambiare idea, ma chissà che non lo faccia qualora non si riuscisse a trovare un erede.

Nel frattempo il centrodestra è in fermento e sembra potersi concretizzare la candidatura di Romina Gualtieri, ex sindaco della vicina Monsampietro Morico, che sarebbe pronta a rimettersi in gioco.

A Santa Vittoria in Matenano il sindaco uscente Fabrizio Vergari sembra intenzionato a candidarsi per proseguire il suo mandato. Voci di corridoio parlano di sfida a due con l’ex vicesindaco dimissionario Francesco Agostini, ma non si esclude una clamorosa corsa a tre, con alcuni giovani matenani vogliosi di mettersi in gioco. 

A Montottone al momento tutto tace, proprio per questo sembra plausibile una nuova candidatura di Giovanni Carelli, sindaco uscente, che ha guidato il paese per 15 anni, di cui gli ultimi dieci consecutivi. Diversi i cantieri spuntati negli ultimi mesi, che fanno pensare a come Carelli potrebbe scegliere di provare a portarli a termine. Il sindaco uscente è, tra l’altro, marito di Milena Sebastiani, neo consigliera regionale. Un fattore da non sottovalutare, che potrebbe fare da leva per il primo cittadino nel provare ad avvicinare sensibilmente il piccolo Comune fermano ad Ancona. Da capire se nelle prossime settimane ci sarà qualche concittadino pronto a sfidarlo. 


Monteleone di Fermo con i suoi circa 350 abitanti. è il più piccolo dei Comuni che andranno al voto. Nel paese dei vulcanelli, dopo due mandati, si dovrebbe viaggiare verso la ricandidatura del sindaco uscente Marco Fabiani.

A Monterubbiano probabilmente si vedrà in gara la sindaca uscente Meri Marziali, uno dei rari esponenti di centrosinistra (Pd) alla guida di un Comune fermano. Cinque anni fa la sua vittoria sulla rivale Annamaria Albanesi. Chissà che la sfida non si ripeta anche questa volta.

Infine tornerà al voto anzitempo anche Campofilone, che dopo la sfiducia all’ ex sindaco Giovanni Feliziani da parte dell’ intero consiglio comunale, è attualmente commissariato. Nel Comune della Valdaso la partita è tutta da giocare, ma in primis andrà riconquistata la fiducia dei cittadini

“In seguito al recente commissariamento della Federazione di Fermo la direzione regionale Pd ha ribadito che anche questo territorio sarà inquadrato nelle tempistiche degli altri congressi in maniera ordinaria come gli altri territori”. Questo lo stringato passaggio, relativo alla federazione provinciale fermana, riportato del comunicato stampa della direzione regionale del Pd Marche riunitasi oggi pomeriggio presso il centro culturale l’Isola di Chiaravalle.

Cosa significa? Semplice. I dem hanno disinnescato sostanzialmente la “bomba” di un ricorso al commissariamento inserendo la federazione fermana nelle tempistiche congressuali. Tradotto, il commissario on. Andrea Gnassi, resterà alla guida dei dem del Fermano fino ad aprile. E quindi il partito di Elly Schlein e Chantal Bomprezzi, nella nostra provincia, dopo aver ieri eletto il suo segretario comunale con un voto unanime per Dorotea Vitali, potrebbe arrivare alle elezioni comunali di Fermo anche con un segretario provinciale eletto dalla sua assemblea.

In direzione regionale, infatti, oggi pomeriggio è stata presa in esame l’ipotesi di un ricorso al commissariamento annunciato dall’elpidiense Fabiano Alessandrini, membro proprio della direzione regionale. Per farla breve e andare al dunque: si è voluto evitare il ricorso inserendo, appunto, il Fermano “nelle tempistiche degli altri congressi in maniera ordinaria come gli altri territori“. Sì perché il commissariamento avrebbe di fatto escluso la federazione provinciale dai tempi congressuali ordinari. E invece non sarà così. Il Fermano andrà a congresso come tutti gli altri provinciali delle Marche entro aprile. Da lì l’eventuale nomina di un nuovo segretario.

L’intervento della segretaria regionale Pd, Chantal Bomprezzi

 

Commissariamento della federazione provinciale del Pd, continuano le reazioni in casa dem. Stavolta a dirsi fortemente preoccupati sono i vertici dei democrat di Montegranaro e Sant’Elpidio a Mare. I segretari dei due circoli cittadini, ossia Maria Ercolani e Loredana Marziali, infatti esprimono «forte preoccupazione per la decisione di procedere al commissariamento in fretta e furia e a sorpresa». La federazione provinciale infatti è stata affidata dal nazionale all’onorevole Andrea Gnassi.

Per Marziali ed Ercolani si tratterebbe di «una scelta che rischia di non risolve le criticità politiche emerse negli ultimi mesi. Le dimissioni del segretario provinciale non arrivano per caso. In più occasioni è emersa una incapacità di svolgere quel ruolo di collante, di armonizzazione e di sintesi politica che è essenziale per guidare una comunità plurale come quella del nostro partito. Al contrario – scrivono, in una nota, Ercolani e Marziali – si è assistito alla progressiva costruzione di una cerchia ristretta di collaboratori, orientata più a fini personali che a un progetto collettivo e condiviso. Grave, inoltre, è stata la mancanza di senso di responsabilità dimostrata nel momento delle dimissioni: un atto compiuto senza una reale consapevolezza delle conseguenze politiche e regolamentari, accompagnato da una evidente scarsa conoscenza delle norme che regolano il funzionamento del partito. Un vuoto che oggi viene colmato con una soluzione commissariale. Riteniamo inoltre inaccettabile che alcune persone facenti parte degli organismi provinciali abbiano tentato, in modo improprio, di accreditarsi direttamente a livello nazionale, esercitando pressioni affinché si arrivasse al commissariamento. Questi comportamenti, oltre a essere scorretti sul piano politico, minano la fiducia e il rispetto delle regole democratiche interne. Noi crediamo che il Partito Democratico non si rafforzi con scorciatoie, manovre di palazzo per chi già guarda con interesse alle elezioni del
2027 per Camera e Senato. Si rafforza con il confronto, con il rispetto delle regole, con la partecipazione vera dei circoli e degli iscritti.
Chiediamo quindi che si apra immediatamente una fase politica chiara, trasparente e condivisa, che restituisca la parola ai territori e costruisca una nuova guida provinciale legittimata democraticamente».
In chiusura, Ercolani e Marziali tendono a specificare che non è loro intenzione «prestare il fianco a operazioni di facciata. Se questa fase dovrà esistere, dovrà farlo riconoscendo pienamente il ruolo politico dei circoli e di chi, su questo territorio, tiene in piedi il Partito ogni giorno.
Se questa sarà l’occasione di un reale rinnovamento che parte dal basso noi ci faremo portavoce. Per queste ragioni rivolgiamo infine un appello chiaro e diretto a tutti i circoli della provincia: restiamo uniti non facciamoci trascinare in logiche personalistiche o in contrapposizioni sterili. I circoli devono tornare ad essere il motore politico del Partito per una fase nuova di rinnovamento fondata sulla partecipazione dal basso».

 

Angelica Malvatani

di redazione CF

In una campagna elettorale già a dir poco frizzante, in vista delle elezioni comunali di primavera, a Fermo spunta anche il nome di Angelica Malvatani per la candidatura a sindaco della coalizione di centrosinistra.

Giornalista della redazione fermana de Il Resto del Carlino e insegnante,  la fermana Malvatani, dovrebbe vedersela con l’attuale assessore fermano Alberto Maria Scarfini che ha già incassato l’appoggio, oltre che dello stesso Calcinaro, anche del vicesindaco reggente Mauro Torresi. Una compagine, quella pronta a tirare la volata a Scarfini, a forte trazione civica. I partiti di centrodestra, invece, non si sono ancora espressi su un nome ma hanno fatto sapere che correranno uniti e compatti, con i loro simboli. Ancora nessuna fumata bianca su un possibile accordo con gli “Scarfiniani”. Dunque non è da escludere che possano correre divisi, con un eventuale accordo al ballottaggio. E proprio questo scenario, che fiaccherebbe il peso specifico degli esclusi al secondo turno (se ci si arriverà) preoccupa i “machiavellici” di entrambe le compagini.

Tornando a sinistra, in casa Pd, dopo lo scossone vissuto con il commissariamento della federazione provinciale (affidata all’onorevole Andrea Gnassi), i dem hanno trovato la quadra sul nome di Dorotea Vitali eletta segretaria comunale. Una elezione quasi scontata, la sua. Tant’è che nella prima foto ufficiale della coalizione Fermo Città Comune, compariva anche lei, insieme al capogruppo Pd Sandro Vallasciani, a Nicola Pascucci de “La Città che Vogliamo” e a Enrico Martini di Avs. Si resta in attesa della decisione di Rifondazione Comunista e Movimento 5 Stelle. Aderiranno o no alla “Città Comune”?

Tornando alla Malvatani, il suo è un nome spuntato nei giorni scorsi, che va ad aggiungersi a quello dell’avvocato Andrea Petracci come papabile candidato sindaco. Al momento sono loro due i più  quotati. In questo quadro complessivo, poi, ma sempre affidandosi ai rumors e a radio-piazza, andrebbe annoverato anche l’ex sindaco Saturnino Di Ruscio che potrebbe correre con una sua lista in autonomia.

 

Dorotea Vitali

«A seguito del direttivo del Pd Città di Fermo svoltosi ieri sera presso la nostra sede è stata eletta segretaria, all’unanimità dei presenti, Dorotea Vitali.  Il suo mandato terminerà con la prossima celebrazione del congresso cittadino del Pd Città di Fermo». Questo l’annuncio, con uno stringato comunicato stampa, del Pd di Fermo sul nome del suo nuovo segretario. Fumata bianca, dunque, per i dem della città capoluogo di provincia.

Una buona notizia, quella legata a una convergenza (unanime dei presenti al voto) su un nome, per i democratici nella città capoluogo dopo gli scossoni causati dal commissariamento della federazione provinciale dem. L’elezione di Dorotea Vitali è stata quasi scontata. Il suo nome, infatti, è da settimane, per non dire mesi, in pole position nella griglia dei candidati alla segreteria comunale nel dover raccogliere il testimone dem dopo le dimissioni del suo predecessore, Alessandro Iagatti, dimessosi insieme al provinciale Luca Piermartiri. Ne è riprova, ad esempio, il fatto che proprio lei è comparsa nella prima foto ufficiale della coalizione di centrosinistra Fermo Città Comune formatasi in vista delle prossime elezioni comunali.

Sarà lei, dunque, a dover dettare i tempi e i ritmi di un partito che sta vivendo, nel Fermano, certo non il suo momento migliore. E che proprio a Fermo dovrà affrontare una campagna elettorale che si preannuncia infuocata.

Chiara Croce

«Non posso continuare a fingere di non essere in assoluto disaccordo con l’operato della segreteria provinciale dimissionaria. Sono ancora più contraria e stanca del modo di fare di chi, sentendosi padrone o signora del partito fermano, lo usa per interessi propri fino a forzare con pressioni sul Nazionale per questa scelta del commissariamento. E non paghi, con grande ipocrisia, strumentalizzano questa scelta, da loro voluta, per attaccare il livello regionale, sempre per far tornare i conti in tasca propria. Questo atteggiamento non porta ad essere una valida alternativa di governo, ma un gruppo scomposto». Non ci va per il sottile Chiara Croce, esponente di spicco del Pd del Fermano. E il tema del suo post su Facebook, non può che essere il commissariamento della federazione provinciale dei dem con le chiavi del partito affidate, dal nazionale, all’onorevole Andrea Gnassi.
Croce, esponente del Pd montegranarese, candidata alle ultime regionali, rincara la dose: «Io ho sempre fatto politica per passione, non ho bisogno di farla per lavoro nè tantomeno per sentirmi migliore degli altri. L’ho sempre fatta perché credo in un modello di mondo migliore. Evidentemente non tutti nel mio Partito condividono questo nobile scopo. Eppure come mi hanno insegnato con umiltà negli anni le meravigliose compagne e i meravigliosi compagni di Montegranaro, il Partito è un gruppo grande di persone, e insieme a chi mira solo ai propri interessi e fa rumore, c’è una platea immensa di gente che con sacrificio e duro lavoro cambia un millimetro al giorno il mondo. C’è gente che silenziosamente lavora, pensa e guarda ai problemi concreti. Io per loro continuo a voler bene al Partito Democratico, io per loro continuo a pensare che prima o poi la correttezza, la coerenza, la passione e gli ideali vincano sugli opportunismi. Ma purtroppo non è questo il giorno».

Fabrizio Cesetti

«A causa dell’illegittimo commissariamento della Federazione provinciale di Fermo del Partito Democratico, gli appuntamenti in programma ogni sabato mattina nella sede di piazzale Azzolino, 18, sono sospesi fino alla cessazione del commissariamento stesso».

E’ quanto comunica, e prima ancora denuncia, il consigliere regionale del Pd, Fabrizio Cesetti con un post su Facebook.

«Resto ovviamente a disposizione di tutte le cittadine e tutti i cittadini per raccogliere segnalazioni e discutere dei temi legati alla mia attività istituzionale di consigliere regionale».

«Nel frattempo, auguro buon lavoro al commissario, on. Andrea Gnassi, anche – conclude Cesetti – per le imminenti elezioni per la presidenza della Provincia di Fermo e per le successive elezioni comunali di Fermo degli altri Comuni del nostro territorio». E considerando che la decisione di commissariare il Pd del Fermano è arrivata direttamente dai vertici nazionali dei dem, le parole del consigliere pesano come macigni. Un attacco frontale al suo Partito?

di redazione CF

Fibrillazione fisiologica, a tratti nevrotica, frizioni e incontri frenetici a Fermo tra movimenti e partiti, in vista delle elezioni comunali della primavera 2026. Insomma dopo l’uscita pubblica dei partiti di centrodestra, si è innescata una reazione a catena che ha alzato il velo su una campagna elettorale che dall’oggi al domani si è accesa ed è partita a pieno ritmo. E stavolta va registrata una dicotomia, non solo ideologica, ma anche di metodo. Quell’uscita dei partiti di centrodestra, infatti, ha portato all’annuncio, praticamente una conferma di quanto si sapeva da mesi, della candidatura a sindaco dell’assessore Alberto Scarfini (che in queste ore si è anche promosso con un video sui social, dunque lanciatissimo verso il voto), subito appoggiato dall’ex sindaco Paolo Calcinaro e dal vicesindaco Mauro Torresi. In casa centrodestra, sul fronte nomi, trapela poco o nulla. Si è ipotizzato anche l’ingaggio di un qualche assessore dell’attuale giunta. Ma siamo solo al vocìo di corte. Tra centrodestra e civici, infatti, si cerca di limare le divergenze anche se pubblicamente si è tutti nella fase in cui sembra meglio non indietreggiare per non sembrare meno forti del potenziale alleato-competitor. A monte, infatti, sono tutti consapevoli che, andando divisi, il rischio per una delle due parti di non arrivare a un eventuale ballottaggio è concreto. Ma poi ci sono gli interessi (politici, vedasi ruoli in amministrazione) dei singoli che un’alleanza potrebbe sparigliare. Ben altro scenario in termini di risultato elettorale, invece, si prospetterebbe per la eventuale coalizione se si arrivasse alla fumata bianca andando tutti insieme appassionatamente (non più di tanto). Ma in quel caso le probabilità per ognuno di avere un ruolo nella possibile futura amministrazione sarebbero ben più risicate con più nomi in ballo.

A sinistra, invece, subito in scena con la coalizione. O meglio una parte, quella ufficializzata: strette di mano tra Pd, Avs e La Citta che Vogliamo. In attesa di Movimento 5 Stelle e Rifondazione Comunista che vogliono riflettere sulla convergenza prima di dire sì. Qui di nomi ne sono circolati, e continuano a circolare, da quello di Luisanna Cola a quello di Andrea Petracci. Abortiti sul nascere quelli di Maurizio Blasi e di Glauco Giostra. Ma la “giostra” non è finita. Si parla anche di una professionista fermana, senza tessera di partito ma che nutrirebbe simpatie e agganci nel Pd e che possa, anche se non direttamente rosicchiare voti a destra. Si vedrà. In casa Pd c’è ora da pensare alla grana (in termini di immagine pubblica) del commissariamento della federazione provinciale, anche se qualche “falco” non smette di ragionare e tramare sul nome del candidato sindaco.

Ma la coalizione Fermo Città Comune (di cui fa parte ufficialmente anche il Pd, dicevamo) non vuole sentir parlare di toto-sindaco, ribadendo, con una nota, l’importanza delle fasi del percorso avviato domenica mattina per la costruzione di un’ alternativa di governo alla città di Fermo, sostenuta dalla forze politiche e civiche del centrosinistra unito: «Prima i temi e le proposte e poi i candidati. L’evento di domenica ha rappresentato la chiusura della prima fase, a breve fisseremo il secondo incontro pubblico con una prima bozza di programma».

Per questo motivo, da Fermo Città Comune, ci tengono a precisare che «i nomi venuti fuori in questi giorni sulla stampa sono solo indiscrezioni giornalistiche legittime, ma non uscite dal nostro tavolo di discussione. Una volta concluso questo percorso, avvieremo il confronto sul/la candidato/a sindaco/a insieme a tutte le forze della coalizione e a partire dai temi e dalle proposte emerse nelle fasi di ascolto, individueremo la persona che più sarà in grado  di interpretare e rappresentare la nostra idea di città».

 

Fabiano Alessandrini

La federazione provinciale del Pd commissariata dal nazionale. Una notizia che ha messo in subbuglio i dem e, più in generale, ha innescato reazioni, alcune anche al vetriolo (come quella tra Calcinaro e Trasatti) nella politica fermana. Ma cosa ne pensa di questo commissariamento l’ex segretario provinciale del Pd Fabiano Alessandrini?

«Innanzitutto, visto lo sciacallaggio in atto, preciso che il commissariamento avviene in virtù di dimissioni anticipate da parte del segretario provinciale Piermartiri, che conclude nel peggiore dei modi un mandato pessimo, ed a ridosso del nuovo congresso. Su scala nazioanle altri partiti sono stati commissariati perché sparivano i soldi delle tessere o perché inquisiti i propri dirigenti! Qui è quasi un fatto tecnico, se non fosse per alcuni aspetti».

Quali?
«Lo statuto prevede che il commissariamento scatti soltanto se l’assemblea provinciale non riesca ad esprimere un sostituto. Qui il commissariamento è avvenuto ad assemblea provinciale aperta, prima ancora che si esprimesse. Senza peraltro che sia stato coinvolto il presidente dell’assemblea provinciale nè il presidente della commissione di garanzia provinciale. Teniamo anche conto che la direzione nazionale ha annunciato la finestra per i congressi soltanto venerdì scorso. A mio avviso una forzatura inspiegabile!».

Secondo lei da parte di chi?
«Ci sono molti interessi diversi che possono portare persone che solitamente divergono a convergere sul commissario, e non sono certo gli interessi del Partito! C’era un tavolo in atto che tentava di ricreare un clima di unità, forse questo spaventava».

Cosa farà il partito provinciale?
«Non lo so, qualcuno ritiene che bisogna collaborare con il Commissario per arrivare al più presto al congresso, e questa è una ipotesi. Io sono convinto che le regole democratiche vadano sempre rispettate, e per questo sto pensando a un possibile ricorso affinché il partito nazionale riveda il provvedimento. Vedremo chi la pensa come me».