«La Fermana rappresenta un valore non solo sportivo, ma anche sociale e culturale. Un valore condiviso con tutte le parti sociali del territorio». Questo uno dei temi emersi all’incontro pubblico organizzato dalla Fermana in collaborazione con Sardex al Caffè Letterario di Fermo, dal titolo “Fermana, valore condiviso – dal campo al territorio: il gioco di squadra vincente”, andato in scena giovedì pomeriggio. L’evento, moderato da Franco Contu, cofondatore di Sardex e rappresentante delle Comunità Economiche Locali, ha rappresentato un concreto momento di connessione tra il club gialloblù e il tessuto sociale della città, riunendo istituzioni, mondo economico, associazioni e tifosi in un clima di partecipazione e condivisione.

All’appuntamento hanno preso parte, tra gli altri, il presidente della Fermana Umberto Simoni, insieme al figlio Gianfilippo Simoni, il questore di Fermo Eugenio Ferraro, l’assessore allo Sport e alle politiche giovanili del Comune di Fermo Alberto Scarfini. Presenti anche i membri della società, lo staff tecnico e una delegazione della squadra composta dal capitano Nicolas Marin, insieme ai giocatori Guti e Flavio Fofi, oltre a numerosi rappresentanti delle associazioni del territorio, delle realtà sportive, delle aziende e degli sponsor che accompagnano il percorso del club.

Il presidente Umberto Simoni ha sottolineato il valore umano e identitario della società. «La Fermana ha una grande storia e oggi più che mai stiamo portando avanti questi valori. Siamo una famiglia, ognuno con ruoli diversi, dentro e fuori dal campo. I giocatori stanno dando tanto e hanno creato un gruppo molto affiatato. E anche i tifosi ci stanno seguendo sempre più numerosi e voglio ringraziarli per il sostegno».

Il questore Eugenio Ferraro ha evidenziato il rapporto positivo tra la squadra e il territorio. «Abbiamo una bella collaborazione con la società sotto tutti i punti di vista. Sono qui da pochi mesi ma mi sono subito reso conto che la squadra è percepita come un elemento importante per il territorio. Io sono romano e so cosa significa il rapporto tra tifosi e calcio. Ai giocatori voglio dire: siate consapevoli della responsabilità che avete, perché i modelli per i nostri giovani non sono tanti e voi rappresentate esempi di lealtà, sportività e senso di appartenenza, anche in campo».

L’assessore Alberto Scarfini ha ribadito il valore della Fermana come luogo di aggregazione per la comunità. «La Fermana è uno dei contenitori più importanti del territorio, un grande spazio aggregativo che mette insieme sport, cultura, condivisione e storia. Un tratto distintivo della nostra società che dobbiamo continuare a portare avanti insieme».

Franco Contu ha inoltre richiamato l’importanza delle reti territoriali. «Fare rete con il territorio è fondamentale. La Fermana rappresenta non soltanto una squadra di calcio, ma un modello virtuoso di come si possa costruire una rete concreta tra istituzioni, aziende private e associazioni».

L’incontro si è concluso con un momento di networking tra i partecipanti, occasione per rafforzare ulteriormente i rapporti tra il club e le realtà del territorio. Un segnale chiaro di come la Fermana continui a essere non solo una squadra di calcio, ma un patrimonio condiviso della città e della sua comunità.

Mettersi al servizio degli altri per scoprire il proprio potenziale: è questo il cuore della nuova chiamata per il Servizio Civile Universale lanciata dalla cooperativa sociale Nuova Ricerca Agenzia Res. Un’opportunità dedicata ai giovani tra i 18 e i 28 anni che desiderano trasformare il proprio tempo in un gesto concreto di solidarietà e in un’importante tappa di crescita professionale.

Partecipare ai progetti di Nuova Ricerca Agenzia Res significa dedicare un anno alle persone che abitano le diverse comunità del nostro territorio. Un’esperienza formativa sia sul piano lavorativo che personale, accompagnata e facilitata da operatori esperti che da anni sostengono i più fragili, educano i più piccoli e costruiscono percorsi di integrazione. È un viaggio umano profondo, capace di unire l’entusiasmo dei giovani all’esperienza di chi lavora nel sociale ogni giorno.

Sono tre i progetti a cui si può aderire per 13 posti in totale con sedi a Fermo, Capparuccia di Fermo, Porto San Giorgio e Servigliano.

i 13 giovani che entreranno a far parte del progetto, percepiranno un contributo mensile di 519,47 euro per l’impegno profuso. Inoltre avranno la possibilità di maturare un anno di apprendimento sul campo, con il riconoscimento di crediti formativi e competenze certificate, spendibili nel mondo del lavoro. La possibilità di tessere relazioni umane autentiche e di scoprire le proprie attitudini e per finire, la riserva del 15% dei posti nei concorsi pubblici per chi completa l’anno di servizio.

La Cooperativa crede fermamente nel potere dello scambio tra generazioni: «Il Servizio Civile non è solo un anno di attività, ma un’esperienza sociale e lavorativa che lascia il segno – dichiarano i referenti di Nuova Ricerca Agenzia Res – scegliere di dedicarsi agli altri in un momento così delicato della vita significa investire sulla propria identità. Per noi, accogliere i giovani significa ricevere nuova energia e, allo stesso tempo, offrire loro gli strumenti per diventare professionisti consapevoli e cittadini attivi, capaci di guardare al futuro con empatia e competenza».

Tutti i giovani interessati possono presentare la propria domanda esclusivamente online tramite la piattaforma Dol. La cooperativa è a disposizione per accompagnare i candidati nella scelta del progetto più vicino alle loro passioni e inclinazioni.

Per maggiori informazioni, visitare il sito web  o scrivere a email: info@coopres.it – Telefono: 0734 633280

 

Fabrizio Cesetti

«A oggi la credibilità della Rete Oncologica Regionale delle Marche, una vera e propria eccellenza della nostra regione, risulta compromessa dalla decisione presa dalla giunta regionale con un vero e proprio blitz lo scorso 31 dicembre. Le figure e il metodo utilizzato per nominarne il Coordinamento, infatti, sollevano gravi preoccupazioni anche sull’efficacia di un organismo strategico per la cura dei pazienti oncologici».

A dirlo, con una nota stampa, è il consigliere regionale Fabrizio Cesetti, che, dopo aver partecipato ieri alla Commissione consiliare “Sanità e Politiche sociali” dove è stata posta la questione, ha presentato un’interrogazione sottoscritta da tutti i gruppi di opposizione per evidenziare «i rischi che potrebbero compromettere la governance clinica di una rete fondamentale per chi affronta patologie tumorali».

«Alla guida del Coordinamento – spiega Cesetti – è stato collocato un dirigente privo di specifica competenza specialistica in oncologia, mentre tale funzione richiederebbe qualifiche altamente specialistiche e comprovata esperienza. Non sono inoltre stati esplicitati i criteri tecnico-scientifici adottati per le nomine, né i requisiti minimi richiesti. La composizione dello stesso Coordinamento evidenzia poi una prevalenza di profili amministrativi rispetto a figure cliniche specialistiche, in contrasto con il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 che pone al centro la governance clinica qualificata. Ancora più allarmante è la previsione di supplenti con profili eterogenei, senza garanzie di continuità tecnico-scientifica».

L’esponente dem sottolinea come nella giunta affiorino «serie crepe sugli indirizzi di politica sanitaria. Quando l’assessore sostiene con dichiarazioni alla stampa che tempo addietro egli avrebbe agito in maniera diversa non critica il suo predecessore Saltamartini, ma il presidente Acquaroli, che resta il titolare della politica sanitaria della Regione Marche. In ogni caso, se l’assessore è consapevole dell’inadeguatezza di questa pilatesca soluzione, ammettendo che è una scelta temporanea e lasciando intendere che in futuro si potrebbe affidare la guida a un oncologo, perché non si è assunto subito la responsabilità di una scelta del genere?».

«I pazienti oncologici marchigiani – conclude Cesetti – meritano di meglio. Dietro ogni decisione ci sono persone in cura che meritano certezze. Chiediamo alla giunta regionale di rivedere quanto prima la governance della Rete Oncologica Regionale, assicurando professionisti con specializzazione oncologica e criteri di nomina pubblici e coerenti con gli standard nazionali. Solo così la Rete potrà esercitare il suo ruolo strategico per la salute dei cittadini».

Paolo Calcinaro

Ma la replica dell’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro, arriva in un batter d’occhi: «Con la costituzione della rete oncologica avvenuta dopo tanti anni, la regione Marche ha avuto accesso ad oltre un milione di euro per finanziare progetti di sostegno e ricerca alla oncologia: questo è il dato che interessa la, purtroppo ampia, platea di pazienti interessati dalla malattia oncologica. E la rete sta già funzionando in questi primi tre mesi dell’anno con incontri e scadenze incentrate sulla presentazione di progetti concreti da finanziare portati avanti dagli dagli oncologi della nostra regione. A fronte di questo purtroppo c’è un Cesetti che non si smentisce mai: una crociata contro l’assessore del suo stesso territorio e non per la sanità. Criticando la costituzione della rete oncologica lui critica un atto che è mancato per quindici anni in questa Regione, compreso il quinquennio in cui lui spadroneggiava in giunta. Ma critica anche il contributo e lo spirito di reciproca collaborazione delle migliori eccellenze di questa regione che sono presenti nella rete, come titolari o supplenti, e che con la loro presenza hanno permesso di sbloccare fondi per oltre un milione sull’oncologia in questo nuovo anno. La sua guerra personale, di cui si sono accorte anche le pietre, ormai travolge tutto e tutti ma purtroppo avendo governato anche lui questa Regione in cinque anni presto dimenticati dai marchigiani, travolge anche se stesso e gli insuccessi come quello di non aver voluto mettere mano sulla rete oncologica».

Calcinaro che, tramite il suo profilo Fb risponde al consigliere dem anche sulle sue critiche sullo stato della Farmacia ospedaliera di Fermo: «Devo perdere tempo ed energie con queste cose? Purtroppo si, perché non permetto che un atteggiamento così becero di un consigliere regionale di opposizione del mio stesso territorio possa passare indenne. Una crociata, la sua, contro il mio mandato e non per la sanità. Una crociata che travolge tutto e tutti e purtroppo per lui pure se stesso che per cinque anni ha tenuto il bilancio di questa regione. Lo sportello farmaceutico di Fermo ha le sue criticità? Da oltre dieci anni…cosa ha fatto mentre aveva il potere di spesa della Regione? E accusa me che sto qui da quattro mesi (e che ovviamente mi impegnerò sul tema)».
Calcinaro che poi rincara la dose sulla Rete oncologia marchigiana: «L’abbiamo istituita per la prima volta la rete oncologica sbloccando fondi su ricerca e sostegno alla oncologia marchigiana per oltre un milione di euro e lui accusa il coordinamento, ignorando la presenza tra titolari e supplenti dei nostri migliori oncologi, ignorando il lavoro già fatto in questi primi tre mesi di funzionamento e ignorando soprattutto la sua ignoranza visto che nei suoi cinque anni di giunta non l’avevano nemmeno istituita. Ecco, cinque minuti persi, ma credo siano ben spesi per descrivere, a chi ancora non lo abbia capito, il metodo Cesetti».

Dorotea Vitali, segretaria del Pd di Fermo

«Un cambio di rotta per una città che non può restare immobile». E’ quanto chiede il circolo fermano del Pd secondo cui «la situazione politica a Fermo sta vivendo una fase di stasi, l’amministrazione comunale sembra essere sparita dai radar, lasciando la città in un vuoto informativo che ci preoccupa profondamente».

Per i dem il dibattito in consiglio comunale si è interrotto bruscamente a dicembre 2025 «e da allora non abbiamo avuto alcuna notizia sulle attività finanziarie o istituzionali dell’ente. Questa assenza di confronto non è solo formale, ma ha ricadute dirette sulla vita dei cittadini. Non sappiamo nulla sull’avanzamento dei progetti Pnrr in scadenza, né abbiamo informazioni certe sul biodigestore, un investimento enorme per la nostra comunità, o sui cantieri legati al PINQuA e alle scuole. Quando le decisioni strategiche, come la riqualificazione del Girfalco, vengono prese senza una discussione pubblica, e quando il futuro dell’ospedale Murri viene deciso unilateralmente, ci si sente tagliati fuori dal destino della propria città. Anche di fronte all’aumento dei fenomeni di insicurezza e al crescente disagio giovanile, che colpiscono duramente il nostro centro storico, l’amministrazione non sembra avere una risposta adeguata. È tempo che chi amministra esca dal silenzio e, finalmente, “batta un colpo”».

«Per superare questa paralisi, proponiamo una visione alternativa, basata – aggiungono i dem – su una trasformazione radicale verso una comunità aperta e trasparente. Non vogliamo che la città subisca passivamente le decisioni, ma che il dialogo diventi la forza trainante della politica. Per questo, puntiamo a superare la mancanza di informazioni attraverso l’istituzione di sedi di confronto permanente in ogni quartiere e l’introduzione di un Bilancio Partecipativo annuale, per rimettere i cittadini al centro delle scelte. Crediamo in un ruolo attivo del Comune nella programmazione socio-sanitaria, garantendo che il sindaco eserciti il suo ruolo di autorità sanitaria per trasformare il Murri in una “Cittadella sanitaria” efficiente e a servizio pubblico. Infine vorremmo attuare un piano per la rinascita del centro storico, che non può essere considerato solo un semplice contenitore di eventi, ma diventi uno spazio vitale dove sia piacevole vivere e lavorare, contrastando ogni forma di impoverimento commerciale e residenziale. Vogliamo rafforzare la Polizia Locale e creare spazi sicuri, ma anche investire concretamente in attività educative, nel potenziamento dei centri sociali e nell’introduzione dello psicologo di base per sostenere le famiglie e i giovani che affrontano momenti di fragilità. La nostra Fermo ha bisogno di una guida che torni a parlare con le persone e a progettare insieme il futuro, superando l’immobilismo di questi mesi».

Attimi di paura, oggi pomeriggio, lungo la strada ss210 Fermana, quella che collega Porto San Giorgio a Fermo.

Erano circa le 15,30, infatti, quando una vettura si è ribaltata sulla corsia direzione est. Fortunatamente, bene dirlo subito, non risultano feriti gravi anche se un uomo è stato soccorso dal 118 e accompagnato, per accertamenti, all’ospedale Murri di Fermo.

Sul posto, infatti, la centrale operativa del 118, ricevuto l’sos, ha inviato ambulanza e automedica. Con i sanitari anche i Vigili del Fuoco per mettere in sicurezza il veicolo che, almeno stando alle prime informazioni trapelate, aveva iniziato a perdere carburante, e la Polizia locale di Fermo che è occupata dei rilievi per ricostruire con esattezza la dinamica del sinistro.

Il taglio del nastro di Mauro Torresi ed Angelo Serri

Delegazioni dai quattro continenti, oltre 180 espositori, più di 100 giornalisti accreditati e circa 10.000 presenze tra visitatori e operatori. Si chiude con numeri significativi la 34^ edizione di Tipicità Festival, che nelle tre intense giornate al Fermo Forum ha confermato la propria evoluzione e il crescente ruolo nel panorama nazionale e internazionale. Oltre 130 eventi hanno animato il programma della manifestazione, delineando quello che gli organizzatori definiscono “il futuro buono”, frutto di un anno di lavoro condiviso dal comitato organizzatore e da una rete ampia di soggetti pubblici e privati.

Una vera e propria squadra territoriale composta da Regione Marche, Camera di Commercio, Comuni coorganizzatori, Università, associazioni e partner privati che, insieme, contribuiscono a dare vita a un ecosistema unico nel panorama italiano.

«Anche per questa edizione 2026, il Festival si è presentato come un evento che, da Fermo, ha fatto e fa conoscere e promuove i sapori, le produzioni e le eccellenze di tanti settori, fra cui quello enogastronomico, capace di rappresentare l’armonia di capacità ed eccellenze della nostra regione. Un Festival – ha detto il vice Sindaco reggente di Fermo Mauro Torresi nel tracciare un bilancio – che ha raccontato la cultura, le tradizioni, le comunità che sanno guardare avanti, che instaurano rapporti internazionali con altri Paesi italiani ed esteri. Una vetrina di bellezza, un punto di incontro, un palcoscenico di prestigio che sa sempre partire dal passato, vivere il presente e proiettarsi al futuro. Un grazie alla Regione Marche, al Direttore Angelo Serri ed Alberto Monachesi Project Manager di Tipicità per il coordinamento, a tutti i partner scientifici, tecnici, al project partner, a tutti gli enti che hanno patrocinato l’evento ed a tutti i partecipanti».

 

Tre gli elementi che emergono con particolare evidenza da questa edizione. Il primo riguarda il consolidamento del profilo nazionale e internazionale della manifestazione. Tipicità si conferma sempre più uno strumento di internazionalizzazione capace di generare opportunità concrete per il Fermano e per l’intera regione Marche. Solo nei giorni del Festival sono arrivati tre inviti ufficiali per partecipare come ospiti a manifestazioni in altri Paesi europei e extraeuropei.

Il secondo aspetto riguarda il ruolo di piattaforma di dialogo tra territori e comunità. Tipicità si afferma sempre più come luogo di incontro e confronto tra comunità locali marchigiane e italiane, dove amministratori e decisori pubblici condividono strategie, avviano collaborazioni e sviluppano progetti comuni. Un valore che contribuisce a posizionare Fermo al centro delle più innovative dinamiche dello sviluppo “glocal”.

 

Il terzo elemento guarda già avanti. Le relazioni internazionali attivate, i nuovi progetti avviati e le collaborazioni tra territori nate durante il Festival rappresentano il punto di partenza per costruire Tipicità 2027. Un percorso che nei prossimi mesi continuerà a svilupparsi attraverso iniziative, missioni e nuove connessioni tra comunità, imprese e istituzioni, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il ruolo delle Marche come laboratorio di futuro e di buone pratiche per uno sviluppo sostenibile e identitario.

 

«Si chiude la trentaquattresima edizione – dichiara il direttore Angelo Serri – che si è svolta in un momento particolarmente complesso sul piano internazionale, tra guerre, tensioni commerciali e forti perturbazioni economiche che incidono sulla vita delle persone e delle imprese. In questo scenario a tinte fosche, Tipicità Festival ha voluto indicare una via luminosa: quella della condivisione e del confronto che si sostituisce allo scontro. Nella tre giorni appena conclusa Fermo è stata un faro capace di ispirare imprese, università, amministrazioni e cittadini verso un futuro possibile: quello delle traiettorie indigene, lo slogan che ha guidato questa edizione». Con la chiusura del Festival non si conclude dunque un percorso, ma si apre una nuova fase di lavoro e di relazioni che accompagnerà il cammino verso la prossima edizione.

Abc Fashion Event, la seconda edizione della fiera nazionale della filiera calzaturiera è già da record: 120 espositori, oltre 200 aziende. Sono i numeri con cui, si diceva, torna Abc Fashion Event, la fiera dedicata agli accessori e alle tecnologie per borse e calzature, in programma il 18 e 19 marzo al Fermo Forum, nel cuore del distretto produttivo fermano-maceratese.

Un evento che, dopo il debutto dello scorso anno, ha ottenuto la qualifica di fiera nazionale, riconoscimento che certifica il valore strategico della manifestazione per il comparto e per il territorio.

Rispetto alla prima edizione, che aveva visto la partecipazione di 70 aziende espositrici e altre 30 rappresentate, la manifestazione registra quest’anno una crescita significativa. Le imprese arrivano da otto regioni italiane oltre alle Marche, rappresentando di fatto tutti i principali distretti manifatturieri della filiera.

«Tra le presenze più significative spicca quella dei suolifici, con aziende espositrici importanti del territorio, quella dei macchinari dal distretto di Vigevano e quella delle aziende del settore conciario sia dalla Toscana che dal Veneto, uno dei poli più importanti in Europa per le tecnologie dedicate alla lavorazione della pelle e delle calzature» spiegano gli organizzatori.

La fiera si apre inoltre a una dimensione sempre più internazionale, con espositori provenienti anche da Spagna e Portogallo.

«Per la seconda edizione l’obiettivo era ampliare ulteriormente l’offerta di eccellenze italiane del settore e aumentare la visibilità dell’evento per attrarre un numero crescente di buyer, professionisti e uffici stile da tutta Italia. Un obiettivo al momento raggiunto, le iscrizioni hanno superato ogni aspettativa e confermano la bontà di un progetto che nasce nel cuore del più importante polo produttivo italiano del settore seppur in un momento non felice per il settore che soffre per la crisi internazionale e il calo dei consumi» sottolinea Valentino Fenni, organizzatore di Abc Fashion Event.

Valentino Fenni

Accanto alla parte espositiva, la seconda edizione proporrà un ricco calendario di momenti di confronto e dialogo tra imprese, istituzioni e mondo associativo sui temi dell’innovazione, della formazione e delle prospettive del settore moda.

Il 18 marzo, taglio del nastro affidato, tra gli altri , al presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, al presidente della Camera di Commercio delle Marche, Gino Sabatini e alla sottosegretaria al Mef, Lucia Albano. Saranno poi loro protagonisti di un talk dedicato al tema della filiera dove interverranno anche gli imprenditori Germano Ercoli e Graziano Mazza. Il 19, alla presenza dell’assessore regionale alle Attività produttive, Giacomo Bugaro, un focus sarà dedicato all’Igp calzaturiero e del cappello. A seguire, spazio alla discussione sul credito con i vertici della Carifermo e del Confidi Unico, oltre ai rappresentanti delle principali associazioni di categoria regionali e nazionali.

Spazio anche alla creatività e alle tendenze, grazie alla collaborazione con l’Unione degli Stilisti delle Marche, che proporrà momenti di presentazione e analisi delle nuove tendenze nel settore calzaturiero e degli accessori.

All’interno della manifestazione sarà inoltre allestita una mostra dedicata allo stilista newyorkese Mark Schwartz, con l’esposizione di disegni, bozzetti e opere artistiche dedicate al mondo della calzatura, offrendo uno sguardo creativo sull’evoluzione del design nel settore.

Spazio al dialogo tra scuola e impresa: parteciperanno studenti e docenti di istituti del territorio, tra cui Its, Ipsia e il Centro di Formazione Artigianelli di Fermo, che avranno l’opportunità di conoscere da vicino le aziende della filiera e osservare nuovi materiali, tecnologie e lavorazioni innovative.

«Nonostante tutto il distretto fermano-maceratese rappresenta un riferimento internazionale quando si parla di qualità e Made in Italy. perciò continuiamo a sviluppare e far crescere un progetto volto ad offrire al territorio un luogo fisico di incontro e confronto, con l’ambizione di diventare un punto di riferimento nazionale per l’intera filiera» conclude Fenni.

Anche per l’anno 2026 l’Ordine degli Avvocati di Fermo, il cui consiglio è presieduto dall’avv. Fabiana Screpante, ha aderito alla proposta del Consiglio nazionale Forense prendendo parte al progetto legalità rivolto alle  scuole superiori di secondo grado: Torneo della Disputa ‘Dire e Contraddire’. La progettualità, che vede coinvolti circa 20 avvocati ed alcuni praticanti  avvocati, è ormai nota agli studenti che ogni anno attendono con trepidante attesa il momento in cui l’iniziativa prende il via e si può dar luogo alla formazione  delle squadre ed all’ingresso degli avvocati nelle scuole. 

Per l’edizione di questo anno hanno aderito il Liceo ‘Caro-Preziotti-Licini’, il liceo Scientifico ‘Temistocle Calzecchi Onesti’, l’Itis ‘Montani’ e l’Itet ‘Carducci Galilei’. Nel pomeriggio di martedì 17 marzo le squadre si confronteranno presso l’aula  penale del Tribunale di Fermo in una sfida con dispute in sequenza e dovranno  sostenere sia il ruolo a favore della tesi sia quello contro la stessa. La frase selezionata dal Consiglio nazionale Forense è di Albert Einstein “La pace  non può essere mantenuta con la forza; può solo essere raggiunta con la  comprensione“. 

La squadra che riuscirà a convincere la giuria rappresenterà L’Ordine degli  Avvocati di Fermo nella fase denominata territoriale ma che ha valenza  nazionale.  Per questo secondo step di rilievo nazionale, è stata scelta Fermo come sede  ospitante e le sfide si terranno venerdì 10 aprile. 

In quella occasione la squadra dell’Ordine di Fermo si confronterà con le squadre  degli Ordini di Perugia e di Ancona, Ordine quest’ultimo che per la prima volta  aderisce al Torneo della Disputa facendo sì che le Marche siano rappresentate  da due Ordini a livello nazionale.

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* di Maurizio Petrocchi

Iran: chi vince davvero questa guerra? L’operazione contro l’Iran è stata presentata come contro-proliferazione nucleare. I fatti raccontano qualcosa di diverso: una campagna per la disarticolazione di uno Stato. Ma mentre Teheran resiste, Mosca guadagna, Pechino si consolida e il materiale fissile rimane nei tunnel di Isfahan. La domanda vera è un’altra.

C’è un paradosso al cuore di ogni grande campagna militare moderna: quanto più essa si afferma come operazione di sicurezza, tanto più rivela la sua natura di strumento di trasformazione sistemica.
La guerra contro l’Iran che si consuma in queste settimane non fa eccezione. Presentata, si diceva, come operazione di contro-proliferazione nucleare, si è rapidamente dispiegata come qualcosa di più ambizioso e, insieme, di meno definito: un tentativo di riscrivere gli equilibri di potenza nel Medio Oriente allargato attraverso la disarticolazione dello Stato iraniano.
La domanda che ci dovremmo porre non è se l’Iran sopravviverà militarmente, probabilmente sì, ma chi guadagna potere strutturale da questa crisi, e attraverso quali leve invisibili.

La storia non mente: efficienza tattica non è strategia

Chiunque abbia studiato la proiezione di forza americana dalla prima guerra del Golfo in poi riconosce immediatamente le proporzioni: oltre novecento attacchi statunitensi nelle prime dodici ore, tremila obiettivi colpiti in sette giorni, tassi di sortita che si avvicinano a quelli del 1991 con una frazione degli assetti impiegati allora. La macchina bellica è diventata più efficiente. Ma la storia insegna che l’efficienza tattica e la coerenza strategica sono grandezze indipendenti. Nel 1991 si sapeva cosa si voleva ottenere: la liberazione del Kuwait. Nel 2003 si sapeva cosa si voleva distruggere: un regime. In entrambi i casi, la fase successiva al successo militare si rivelò il problema irrisolto. Oggi il quadro è ancora più opaco.
L’obiettivo dichiarato – neutralizzare il programma nucleare – è già contraddetto dai fatti: gli attacchi agli impianti nucleari sono stati relativamente limitati rispetto all’intensità complessiva della campagna. I siti di Natanz, Fordow, Isfahan sono stati colpiti durante la “guerra dei dodici giorni” di giugno. Ciò che si fa adesso è altro.
Si colpiscono le Guardie Rivoluzionarie, la Marina, i sistemi missilistici balistici, la leadership, i centri del potere politico. Non è una campagna di contro-proliferazione: è una campagna per la disarticolazione dello Stato iraniano.

Il collo di bottiglia che nessuno nomina

Il vero indicatore militare della campagna non è il numero di bombe sganciate, ma lo stato dei lanciatori missilistici mobili iraniani. Le cifre diffuse da fonti israeliane indicano circa centocinquanta lanciatori residui, con un trend di logoramento che al ritmo attuale avrebbe dovuto azzerarli entro giorni. Questo è il “collo di bottiglia” reale: non gli impianti fissi, non i siti nucleari sotterranei, ma la capacità di risposta mobile.
Parallelamente, quattrocentoquaranta chilogrammi di uranio altamente arricchito al sessanta per cento risultano ancora non contabilizzati, presumibilmente nei tunnel dell’impianto di Isfahan. La comunità d’intelligence americana ha parzialmente confermato questa ipotesi.
La soglia della weaponization, l’ulteriore arricchimento al novanta per cento, realizzazione della testata, integrazione con un vettore, rimane distante ma non impossibile.
Il paradosso nucleare è questo: l’operazione presentata come contro-proliferazione potrebbe aver creato le condizioni per un’accelerazione clandestina del programma, qualora il regime sopravviva sufficientemente coeso e con sufficienti capacità tecniche residue.

Il regime non crolla: l’illusione della diaspora

La nomina di Mojtaba Khamenei a nuovo Guida Suprema è un atto che gli strategic studies definirebbero di “continuità sistemica sotto pressione”. Il regime non si è sfaldato, ha attivato piani di contingenza predisposti a cinque livelli di profondità nella catena di comando, sia civile sia militare. L’esercito regolare ha dichiarato fedeltà al governo. Le Guardie Rivoluzionarie mantengono controllo quasi totale sui processi decisionali critici, compreso il dossier nucleare. Occorre fare attenzione alle narrazioni della diaspora. Reza Pahlavi che rivendica un “mandato iraniano” dall’estero, il Mek che si posiziona come successore: sono fenomeni che obbediscono alla logica dei contendenti esterni, non alla realtà interna. Il rally around the flag che si registra dentro l’Iran, non per amore della Repubblica Islamica, ma per il timore della disgregazione nazionale in un paese multietnico è un indicatore di resilienza sistemica che gli analisti ottimisti tendono a sottovalutare.

La guerra che si vede e quella che non si vede

C’è una variabile che i briefing militari non catturano facilmente. Il cielo annerito sopra Teheran, la pioggia di idrocarburi sui marciapiedi, l’acqua inquinata, le scuole colpite, i bambini morti nelle prime fasi della campagna: la popolazione iraniana non si attendeva questo tipo di guerra. Il distacco viscerale dall’America che si sta formando non è propaganda, è esperienza corporea e collettiva di una violenza che supera i confini della legittimità percepita. Questo produce un brusco incremento dell’antiamericanismo e una frattura profonda tra la diaspora e chi si trova all’interno del paese. La guerra cognitiva non si vince con le bombe. Si vince, o si perde, nella memoria collettiva delle popolazioni. E quella memoria si sta formando adesso.

Chi guadagna davvero: Mosca, Pechino e la grammatica dell’opportunismo

Mosca e Pechino non sono attori sentimentali in questa crisi: sono potenze che massimizzano l’utilità strategica delle disgrazie altrui.
Per la Russia il conflitto produce tre vantaggi simultanei: il prezzo del petrolio sale, le scorte di munizioni americane si assottigliano, e la narrativa della “guerra elettiva imposta dagli Stati Uniti” acquisisce ulteriore credibilità nel Sud globale. La Cina ha saggiamente costruito riserve energetiche strategiche nei mesi precedenti, ammortizzando l’esposizione alla perdita del petrolio iraniano. Entrambe le potenze presenteranno questa guerra come prova della propensione americana alla destabilizzazione unilaterale, un argomento non privo di fondamento, che raccoglierà consensi in Africa, Asia e America Latina. La reputazione internazionale degli Stati Uniti, già deteriorata, subisce un ulteriore colpo difficilmente recuperabile nel breve periodo.

Tre scenari, un solo materiale fissile

Il primo scenario è quello della degradazione prolungata senza resa: il regime sopravvive politicamente, le capacità militari convenzionali sono gravemente ridotte, il programma nucleare procede in forma clandestina e distribuita. L’Iran diventa uno Stato indebolito ma non trasformato.
Il secondo scenario è quello della negoziazione minima: Mojtaba Khamenei, una volta stabilizzato il potere, trova nel dossier nucleare la moneta di scambio per un cessate il fuoco. L’accesso dell’Aiea agli impianti, misura diplomaticamente accessibile ma che Teheran ha finora rifiutato, potrebbe diventare la chiave di volta.
Il terzo scenario , il meno probabile ma non trascurabile, è quello della frammentazione: la pressione prolungata, le tensioni etniche latenti e la crisi economica producono una disgregazione dell’autorità centrale, non un cambio di regime ordinato, ma un collasso disordinato con effetti imprevedibili sullo Stretto di Hormuz e sull’intera architettura di sicurezza regionale.

Gli indicatori da monitorare

La capacità di Mojtaba Khamenei di apparire pubblicamente e consolidare il consenso delle Guardie Rivoluzionarie; i movimenti di uranio arricchito dall’impianto di Isfahan; le decisioni del Gcc sulla nuova architettura di sicurezza; le posizioni di Larijani come broker di potere interno; i segnali di disponibilità all’accesso Aiea.

Il paradosso che rimane

Si ritorna al punto di partenza. Una campagna presentata come contro-proliferazione ha colpito relativamente poco il programma nucleare. Una campagna presentata come limitata ha assunto i contorni di un tentativo di disarticolazione statale. Una campagna che avrebbe dovuto indebolire gli avversari strategici di Washington ha prodotto vantaggi misurabili per Mosca e Pechino. E il materiale fissile – la ragione dichiarata di tutto – rimane non contabilizzato, nei tunnel di Isfahan, a disposizione di chiunque sopravviva con sufficiente autorità e competenza tecnica.
La domanda aperta non è se l’Iran avrà un’arma nucleare. È chi, nella catena di potere iraniana post-bellica, avrà l’incentivo e la capacità di perseguire quella soglia in clandestinità, in assenza di qualsiasi meccanismo di verifica internazionale.

 

* docente di storia del giornalismo e media digitali all’università di Macerata, storico ed esperto in conflitti, violenza, politica e terrorismo

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Data zero del tour estivo di Alessandro Mannarino il prossimo 21 giugno alle ore 21.00 all’arena di Villa Vitali a Fermo.

«Un nome apprezzato della musica italiana, un altro artista noto che arriva a Fermo e che aprirà di fatto la stagione estiva a Villa Vitali – ha detto l’assessore alla cultura Micol Lanzidei –  Alessandro Mannarino ha uno stile narrativo, poetico che mescola storie di vita quotidiana ed è ispirato alla tradizione cantautorale italiana. Siamo lieti di questa sua presenza che apre l’estate fermana sempre nel segno della qualità delle proposte artistiche e musicali che Fermo accoglie e ospita».

Il tour è prodotto da Vivo Concerti in collaborazione con Concerto Music e VignaPR e in una nota la produzione scrive che “dopo il lavoro in studio su nuova musica, dopo il successo del suo primo tour internazionale con cui lo scorso maggio ha incantato l’Europa intera, Mannarino annuncia il suo ritorno live nel 2026 con nuovi appuntamenti che da giugno a settembre lo vedranno calcare i palchi dei più importanti festival, a 3 anni di distanza dal suo ultimo tour estivo in Italia”.

Biglietti:

– vendita on-line (solo Ticketone per 5gg): da ieri.

– punti vendita TicketOne, circuito Vivaticket e biglietteria del Teatro dell’Aquila di Fermo: da lunedì 16 marzo alle ore 11.