Sala della Croce Verde gremita di gente in occasione dell’assemblea organizzata dal Coordinamento delle Associazioni a sostegno ex-Fim. Infatti, la tutela della cosiddetta “Cattedrale” è un tema ancora sentito dagli elpidiensi, visto che rappresenta radici e memoria della prima fabbrica che ha contribuito allo sviluppo della città e del comprensorio fermano-maceratese. La conferenza coordinata da Pasquale De Angelis ha iniziato con la proiezione di un filmato empatico, che conclude con il richiamo “La Cattedrale, un luogo che non vuol morire».
Ad aprire la conferenza Gioacchino Fasino, presidente Italia Nostra Marche, mettendo a confronto due bonifiche: ex-Fim ed ex-Conceria «con due percorsi diversi e soprattutto due tempi diversi, decisamente a vantaggio di quest’ultima. A dimostrazione del fatto che se si vuole bonificare un terreno, si trova il modo per farlo». A seguire l’intervento di Lorenzo Trentuno, presidente Italia nostra di Fermo, che ha illustrato alcuni siti italiani di Archeologia industriale recuperati e tutelati che mediante una rigenerazione urbana, ora diventati fonte di nuova ricchezza per le comunità. Esempio la ex-Brera di Pistoia, la fornace Hoffman di Serra dei Conti, la ex fabbrica di Cerea gemella della Fim.
Poi è stata la volta di Katia Fabiani, presidente del circolo Legambiente Porto Sant’Elpidio, che con tanto di disegni grafici che riportavano i valori riscontrati nella campionatura dei metalli pesanti riscontrati nelle murature, ha sostenuto come «l’inquinamento della Cattedrale non impedisce, grazie a tecniche miste di restauro, la messa in sicurezza permanente».
A seguire l’intervento di Enrico Fontana, componente della segreteria nazionale di Legambiente che ha esposto il Forum di progettazione partecipata: l’esempio virtuoso della Sgl Carbon di Ascoli Piceno, un gioco di squadra nel rispetto dei ruoli fra pubblico, privato e associazioni.
Altro intervento quello del progettista Bryan Ciarlantini che, come riportato nella nota del Coordinamento delle Associazioni ex Fim, ha incentrato il tutto su «una visione futura di tutta l’area ex-Fim, una grande trasformazione urbana che dà il là all’unione delle due maggiori anime della città: Centro e Faleriense con un grande parco urbano. Parco che andrebbe a formare un trade union con ciò che avverrà al Serafini e i prati del Centro, con previsione pertanto, a sud, di continuare con una fascia di verde fronte mare, anche lungo il tratto che si ricongiunge con la Faleriense, dove viene spostata in prevalenza la volumetria edificabile. Per imprevisti personali dell’ultimo momento non è potuto intervenire Gerardo Villanacci, Presidente del Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici del Ministero della Cultura.
In chiusura, aperti gli interventi del pubblico. «Più cittadini – rimarcano dal Coordinamento delle Associazioni ex Fim – hanno fatto notare e lamentato come il grande assente sia stata la politica. Benché l’invito era stato rivolto al Sindaco, alla Giunta e a tutti i Consiglieri di maggioranza e di minoranza, nessuno si è presentato al confronto sull’argomento più importante per il futuro della città. Una politica che ultimamente non ama più il confronto e le pubbliche assemblee. Poi ci si lamenta del distacco e disaffezione fra politica e cittadini, con l’evidenza che poi, sempre meno persone vanno a votare. Unici consiglieri che si sono giustificati, il civico Gianvittorio Battilà per un impegno fuori regione preso già da prima, e Paola Venanzi della maggioranza per impegno di lavoro. Malgrado questa negligenza della politica, il coordinamento – continuano – vuole comunque essere ugualmente propositivo nei confronti dell’amministrazione comunale e della proprietà. Faremo pervenire quanto prima la richiesta per attivare subito il Forum di progettazione partecipata sull’esempio di Ascoli Piceno, per arrivare prima possibile ad una soluzione sostenibile e condivisa. Questo a dimostrazione che il coordinamento delle Associazioni non ha alcun interesse come qualcuno vuol far credere, e scritto in passato che sono quelli che frenano o rallentano la soluzione all’annosa e complessa vicenda dell’ex-Fim, dove la bonifica del suolo già poteva e doveva essere ultimata da tempo».

Fabrizio Cesetti
«Su infermieri e personale sanitario la giunta regionale continua a prendersi gioco dei marchigiani facendo propaganda. Il concorso pubblico indetto a gennaio smentisce i trionfali annunci dell’assessore alla Sanità. Per l’Ast di Fermo una sola posizione rispetto alle 29 dichiarate alla stampa». Il consigliere regionale del Pd, Fabrizio Cesetti, torna a puntare l’indice sulla sanità. E questa volta nel mirino gli annunci dell’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro sulle assunzioni. Uno scontro tra “fermani” che si allarga a tutta la sanità marchigiana.
«Se dopo i disastri degli ultimi cinque anni qualcuno si attendeva un cambio di passo nella politica sanitaria della Regione Marche, resterà amaramente deluso. Il centrodestra marchigiano, infatti – gli strali di Cesetti – sembra determinato a proseguire sulla linea della pura e mera propaganda, senza che ai continui annunci seguano risultati concreti. La dimostrazione è il recente concorso pubblico aggregato indetto per l’assunzione di 32 infermieri negli enti del Sistema sanitario regionale. Un numero irrisorio rispetto al reale fabbisogno, ma soprattutto lontanissimo da quelli comunicati trionfalmente alla stampa a più riprese dall’assessore regionale alla Sanità nelle settimane precedenti. Quest’ultimo, infatti, aveva dichiarato per l’Ast di Fermo l’assunzione di 29 nuove unità di personale sanitario, di cui 22 infermieri, ma in realtà il concorso pubblico indetto prevede una sola posizione. All’Ast di Pesaro Urbino le 72 nuove posizioni annunciate, di cui 37 infermieri, sono diventate appena 5; all’Ast di Ascoli si è passati da 52 ipotetiche assunzioni, di cui 27 infermieri, a 10; all’Ast di Macerata solo 5 assunzioni sulle 116 annunciate, di cui 78 infermieri; infine all’Ast di Ancona, dove le 117 presunte nuove assunzioni, di cui 31 riguardanti gli infermieri, si sono ridotte a 3».
Il consigliere Fabrizio Cesetti sull’argomento ha depositato un’interrogazione al presidente della giunta Francesco Acquaroli, al fine di «conoscere i motivi per cui non si sia dato corso a quanto annunciato alla stampa dall’assessore alla Sanità e ci si sia limitati a indire un concorso per soli 32 posti. Un’interrogazione sottoscritta da tutto il gruppo del Pd, che verrà discussa a marzo nella seduta del consiglio regionale completamente dedicata alla sanità, come richiesto dalle opposizioni».
«Siamo stanchi – continua Cesetti – di questo modo di governare ingannevole che si prende gioco dei cittadini e delle amministrazioni locali su un tema così delicato come la sanità pubblica. E’ evidente la necessità di dare corso con tempestività alle procedure di selezione per l’assunzione di tutto il personale sanitario programmato e annunciato per garantire il regolare funzionamento delle Case di Comunità, degli Ospedali di Comunità, delle Cot e delle Uca del territorio regionale. Ed è altrettanto chiaro che tocca al presidente Acquaroli prendere urgentemente nelle proprie mani una situazione che sta rapidamente precipitando. Il quadro complessivo è ormai insostenibile ed è necessario passare dalle vuote parole ai fatti, per dare risposte efficaci e celeri alla necessità di coprire le preoccupanti carenze che gravano sulle piante organiche delle strutture sanitarie. Altrimenti rischiamo ricadute molto negative sui carichi di lavoro del personale e, di conseguenza, di pregiudicare la qualità dei servizi erogati ai cittadini».

Paolo Calcinaro
Ma la replica dell’assessore regionale Paolo Calcinaro non si è fatta attendere: «Cesetti, nella furia di andarmi contro, prende una cantonata mostruosa e la prende dritto per dritto. Ast di Pesaro difatti ha indetto un concorso per tutte le Marche proprio perché le varie AST provinciali hanno esaurito le proprie graduatorie e le hanno esaurite proprio in virtù alle chiamate che in queste settimane sono giunte a decine di infermieri che erano appunto in lista ed attesa da anni e sono entrati grazie a queste assunzioni. A graduatorie finite cosa si fa per assumere i posti rimanenti? Si fa un nuovo concorso per i posti rimanenti necessari. Questo è l’ABC e se Cesetti non lo ha afferrato i problemi sono due: o non ci è arrivato, ma sarebbe così grave che mi pare irreale, oppure è talmente accecato dal fatto di avere un altro assessore nel fermano che non sia lui che ha iniziato a sragionare. In ogni caso si rassegni, saranno 383 le nuove assunzioni sul territorio a cui, addirittura, se ne aggiungeranno altre tra nuove e stabilizzazioni».
Un Calcinaro che nella sua replica mette sul piatto della bilancia anche l’ospedale pediatrico marchigiano: «Il Salesi è il punto di riferimento per i bambini della nostra regione, ma cosa succedeva fino a ieri? Se serviva una risonanza magnetica o una tac il piccolo paziente doveva essere trasportato a Torrette per poi tornare indietro: uno stress per il piccolo e la famiglia, spese per il trasporto e personale bloccato per il trasbordo. Perché? Perché negli ultimi cinque anni non c’era la strumentazione e nel decennio precedente c’era una risonanza “primitiva” e poco utilizzabile.
Da ora cambia tutto: risonanza nuova istallata e Tac di ultima generazione. Niente più viaggi e trasbordi, personale utilizzato senza sprechi e risparmio sui costi di trasbordo. Il percorso è sempre migliorabile ovvio ma questi sono passi in avanti forti, e che toccano il target spesso più fragile: quello dei bambini. Ed ora estendiamo la presenza del radiologo al Salesi H24. Sarà un altro passaggio fondamentale e atteso da anni».
Calcinaro che poi aggiunge: «Le dichiarazioni del Consigliere Cesetti non sono per nulla coerenti con la realtà dei fatti amministrativi e manifestano chiari errori di valutazione. L’Ast di Pesaro – ribadisce – ha indetto un concorso unico su base regionale perché le graduatorie delle singole AST provinciali risultano esaurite. Tale esaurimento è avvenuto a seguito delle numerose chiamate effettuate nelle ultime settimane, che hanno consentito a decine di infermieri, da anni in attesa, di essere finalmente assunti. È evidente che, una volta terminate le graduatorie vigenti, l’unica procedura possibile per coprire i posti ancora disponibili sia l’indizione di un nuovo concorso. Si tratta di un principio elementare di gestione del personale nella pubblica amministrazione, non di una scelta discrezionale o politica. Sorprende pertanto che si sollevino contestazioni su un percorso che risponde semplicemente alle regole e alla necessità di garantire continuità e rafforzamento ai servizi sanitari. I numeri, del resto, parlano con chiarezza: saranno 383 le nuove assunzioni sul territorio, alle quali si aggiungeranno ulteriori unità tra nuovi ingressi e stabilizzazioni. Un risultato concreto che va nella direzione del potenziamento del sistema sanitario regionale, al di là di ogni polemica».
di redazione CF
Nelle scorse ore sono state presentate da parte dei sindaci del territorio le candidature a presidente di Provincia, che gli uffici elettorali esamineranno e valideranno nei prossimi giorni. E a differenza delle Province di Ancona, Macerata e Ascoli Piceno, a Fermo unico candidato: Michele Ortenzi. E’ quanto si apprende da una nota dell’Upi, Unione delle Province italiane.
Per il presidente uscente (area centrodestra) dunque sarà una corsa in solitaria, non essendo giunte candidature dall’area di centrosinistra. Per quanto si tratti di una votazione dall’esito quasi scontato (considerando la presenza di consiglieri comunali e sindaci di centrodestra o di vicini a quella parte politica) per il centrosinistra il non provare nemmeno a presentare un competitor di Ortenzi non è certo un messaggio di forza.
Dalla tornata elettorale resta esclusa la Provincia di Pesaro e Urbino dove il presidente, Giuseppe Paolini, è ancora in carica. per la Provincia di Ancona candidati Daniele Carnevali (presidente uscente e sindaco di Polverigi) e Luca Paolorossi (sindaco di Filottrano) per quella di Macerata candidati Alessandro Gentilucci (sindaco di Pievetorina) e Robertino Paoloni (sindaco di Loro Piceno), per quella diAscoli Piceno: Sergio Loggi (presidente uscente e sindaco di Monteprandone) e Fabio Salvi (sindaco di Venarotta)
Si tratta di consultazioni di secondo livello: a differenza delle elezioni amministrative comunali, il corpo elettorale non è composto dai cittadini, ma dai sindaci e dai consiglieri comunali in carica nei territori interessati. Le operazioni di voto si svolgeranno domenica 15 marzo dalle ore 8 alle ore 20 presso i seggi allestiti nelle rispettive sedi provinciali.
Gli elettori (sindaci e consiglieri) chiamati al voto ad Ancona sono 663 con 47 Comuni votanti, a Macerata 696 elettori con 54 Comuni votanti (il conteggio esclude il Comune di Muccia, attualmente commissariato), a Fermo 470 elettori con 38 Comuni votanti (sono esclusi dalle operazioni i comuni di Campofilone e Pedaso in quanto commissariati), ad Ascoli Piceno 404 elettori con 32 Comuni votanti.
Ogni elettore potrà esprimere un solo voto ponderato, calcolato cioè sulla base della fascia demografica del proprio Comune di appartenenza: fascia A (azzurro): Comuni fino a 3mila abitanti, fascia B (arancione): Comuni con popolazione compresa tra 3mila e 5mila abitanti, fascia C (grigio): Comuni con popolazione compresa tra 5mila e 10mila abitanti, fascia D (rosso): Comuni con popolazione compresa tra 10mila e 30mila abitanti, fascia E (verde): Comuni con popolazione compresa tra 30mila e 100mila abitanti
Il totale della popolazione di ogni fascia viene diviso per il totale della popolazione della provincia e il valore percentuale ottenuto viene poi diviso per il numero di elettori della fascia, arrotondato alla terza cifra decimale e moltiplicato per 1000, per ottenere l’indice di ponderazione, cioè il “peso” di ogni voto espresso.

Più di un anno fa il Pd a Porto San Giorgio aveva annunciato l’avvio di incontri nei quartieri e l’apertura di tavoli tematici con l’intento di coinvolgere i cittadini e non solo il tessuto economico, fatto principalmente di balneari e commercianti, nella individuazione di strategie per il rilancio di Porto San Giorgio. Tredici mesi sono passati e nulla è stato più fatto. Nel mentre il segretario Michele Amurri si è dimesso e Roberta Bonnano ha preso temporaneamente in mano le redini del partito fino al nuovo congresso cittadino. Una situazione di stallo, dunque, come in altri Comuni chiamati a rinnovare i vertici locali dem, se non fosse che a Porto San Giorgio si voterà nella primavera 2027 e il sindaco Vesprini sarà nuovamente della partita. Toccherà al Pd rincorrere un’altra volta il centrodestra. L’unica incognita è legata a ciò che potrebbe accadere a Fermo dove si voterà tra tre mesi ed i partiti non hanno ancora espresso il loro candidato. Quello che avverrà qui, infatti, sarà molto probabilmente replicato anche nella città costiera. Tradotto: un candidato sindaco civico a cui si affiancherà magari quello scelto da FdI, Fi, Lega, Noi Moderati, salvo poi trovare un’intesa al ballottaggio.
Di fronte a questa prospettiva, il Pd non ha altra strada che cominciare da subito a creare l’alternativa a Vesprini, sia sul piano programmatico che della figura chiamata ad incarnarlo. Se è vero che i tempi della politica sono spesso così rapidi da “fagocitare” tutto e rimettere sempre quel tutto in discussione, altrettanto vero è che gli elettori, e non solo i simpatizzanti, vanno legittimamente coinvolti nelle decisioni e nella costruzione di una alternativa. E’ l’unico modo per tentare di richiamare alle urne tutti coloro che non credono più alla politica ed ai partiti ed hanno dato vita, loro malgrado, al vero partito che oggi conta più di tutti, quello degli astensionisti. Una volta rinnovate le cariche, dunque, il Pd non potrà più perdere tempo e soprattutto dovrà mantenere fede agli annunci uscendo allo scoperto ed accettando il confronto in piazza, nei quartieri o nei bar. Farlo con una bozza di programma in mano da implementare a seguito di uno scambio di idee con i cittadini, avendo chiaro quale debba essere il futuro della città. E nel farlo non potrà essere secondaria né la costruzione di una alleanza con altri simboli del centrosinistra che vorranno farne parte né l’individuazione del candidato o della candidata competitor di Vesprini. Peraltro in una cittadina come Porto San Giorgio le primarie appaiono quasi superflue. Non bastano un nome e cognome o un curriculum, chi viene scelto per rappresentare la città e i valori del centrosinistra avrà bisogno di tempo per raccontarsi e raccontare l’alternativa, per esporre le linee programmatiche e per cercare di fare breccia tra gli astensionisti con una proposta che non si rilevi essere il consueto libro dei sogni. Insomma ripartire da quell’annuncio di un anno fa: incontri nei quartieri e tavoli tematici. Approfittando del fatto che, peraltro, al netto del percorso seguito per la predisposizione del Pum che ha portato l’Amministrazione comunale ad organizzare quattro incontri nei quartieri, anche la giunta Vesprini ha disatteso uno dei punti programmatici con cui si era presentato all’elettorato. All’appello infatti mancano comitati e consulte. Sparito dai radar il ripristino del progetto “Consulta immigrati” che avrebbe dovuto sostituire la figura del consigliere comunale aggiunto. Si attende anche l’istituzione di una Consulta dello sport per favorire, c’è scritto ancora nel programma, «incontro ed organizzazione delle associazioni sportive cittadine». Tutto tace per quanto riguarda pure l’istituzione del Bilancio Partecipativo con il quale, dopo aver destinato una certa somma all’anno al bilancio «saranno i cittadini a scegliere le priorità di spesa su diversi progetti proposti dall’Amministrazione». Nulla è dato sapere dei Comitati di quartiere che avrebbero lo scopo, o forse dovremmo dire a questo punto che avrebbero avuto lo scopo, di favorire la partecipazione dei cittadini alle diverse problematiche della città.
Sandro Renzi

Stefano Fortuna

Gaetano Massucci

Loredana Marziali
«Nelle scorse settimane abbiamo parlato di una maggioranza che naviga a vista, ancora presa dalla sindrome da campagna elettorale permanente. Ci è stato naturalmente detto che così non è, senza argomentare, lasciandosi andare alle solite polemiche. La questione del contenzioso Italgas e la presunta situazione “catastrofica” di bilancio, non fanno altro che confermare le nostre critiche. E allora cerchiamo di fare un pò di chiarezza con dati alla mano e non con le chiacchiere». Il circolo Pd di Sant’Elpidio a Mare, guidato da Loredana Marziali, torna a far sentire la propria voce. E a fare le pulci all’amministrazione Calcinari.
«Il bilancio del Comune di Sant’Elpidio a Mare, contrariamente a quanto narrato dal centrodestra sia in campagna elettorale che attualmente, non versa in nessuna condizione di default. A dirlo non siamo solo noi, ma paradossalmente lo stesso centrodestra attraverso gli “atti” di bilancio, che smentiscono quanto invece dichiarato a parole. Nell’ultimo bilancio approvato dalla maggioranza infatti, vi è l’accensione di mutui per investimenti per circa un milione e trecento mila euro, con tanto di visti di regolarità da parte degli organi di revisione e controllo. Può un Comune sull’orlo del fallimento indebitarsi ulteriormente per una cifra così importante? Naturalmente no! Il bilancio del Comune soffre, in questa fase, di una carenza di liquidità, dovuta essenzialmente alle anticipazioni dei pagamenti dei cantieri del Pnrr in atto, soldi che rientreranno mano a mano che si chiuderanno i lavori. Ricordiamo che la tanto vituperata amministrazione Terrenzi, “targata Pd” come sono soliti ripetere, ha lasciato alla città lavori per oltre 30 milioni di euro, lavori che l’amministrazione Calcinari si troverà ad inaugurare con squilli di trombe e dimenticando i meriti di chi l’ha preceduto, così come è successo recentemente per la chiesa di San Francesco».
«E veniamo alla vicenda Italgas. Anche in questo caso la narrazione è parziale e chiaramente strumentale, volta a gettare ombre e discredito sulle amministrazioni di centrosinistra. Calcinari sosterrebbe che il Comune si trova di fronte ad una causa che, probabilmente, lo porterà a dover pagare circa due milioni di euro ad Italgas. Tace sul fatto che, se anche fosse, in realtà per il Comune si tratterebbe di una vittoria, sia pur parziale. Infatti al momento del riscatto delle reti da parte del Comune, amministrazione Mezzanotte, l’Italgas presentò una richiesta di circa 5,6 milioni di euro, cifra che il Comune contestò. L’ente, all’epoca, procedette al riscatto versando un anticipo di 1,8 milioni e si difese in giudizio contro Italgas. Il riscatto permise al Comune di rinnovare la gestione ad Italgas, questa volta però con un canone annuo a favore del Comune di circa 350 mila euro. Da allora sono passati quasi 15 anni, fare i conti è facile. Oggi se il Comune venisse condannato, parliamo sempre di primo grado con possibilità di ricorrere, chiuderebbe il contenzioso con Italgas con complessivi 3,8 milioni di euro a fronte di 5,6 richiesti all’epoca, circa 1,9 milioni in meno. In questi anni ne ha incassati circa 5 di canone e, se dovesse procedere alla vendita della rete ne incasserebbe altri 7. Riteniamo che a quelle amministrazioni “targate Pd” ed al sindaco Mezzanotte vada fatto un monumento, non opera di denigrazione spicciola ed immotivata. Abbiamo saputo che nei giorni scorsi l’amministrazione ha criticato le giunte targate Pd per non aver accantonato negli anni le somme necessarie al pagamento. Anche qui è bene chiarire alcune cose. La prima è che gran parte della somma necessaria, se non tutta, sarebbe coperta dai canoni degli ultimi 5 anni che non sarebbero stati versati in attesa della definizione del contenzioso, quindi nessuna sciagura finanziaria ma un semplice tecnicismo di bilancio. Ma la domanda è “perché il sindaco rivolge i propri strali verso il centrosinistra all’opposizione da circa 4 anni?”. Non è il caso che si rivolga direttamente alla sua consigliera di maggioranza Claudia Bracalente, ex assessore al bilancio dell’amministrazione Pignotti fino alla sfiducia finale, che lo ha gestito per tre anni di fila? A volte seguire il detto “meglio lavarsi i panni sporchi in casa” sarebbe quanto mai opportuno!».

di redazione CF
Saranno 470 gli elettori, ovvero sindaci e consiglieri comunali in carica al 35esimo giorno antecedente quello della votazione (l’8 febbraio), che domenica 15 marzo saranno chiamati a votare per il rinnovo del presidente della Provincia di Fermo.
Dei 40 comuni della provincia di Fermo si scende a quota 38 comuni in quando Campofilone e Pedaso, essendo stati commissariati, non rientrano nelle operazioni di voto.
Sono, invece, 37 i sindaci che possono essere eletti come nuovo presidente della Provincia, perché oltre a Campofilone e Pedaso c’è il caso di Fermo con il vice sindaco reggente Mauro Torresi che è escluso da questa opzione. Il voto si svolgerà domenica 15 marzo, dalle 8 alle 20 nel seggio allestito mentre lo scrutinio e la proclamazione del nuovo presidente, invece, si terranno lunedì 16 marzo.
Ogni elettore è chiamato ad esprimere un solo voto ponderato, calcolato cioè sulla base della fascia demografica del proprio Comune di appartenenza. In fascia A azzurra ci sono i 27 comuni fino a 3mila abitanti con 292 elettori, in fascia B arancione i 4 comuni con popolazione compresa tra 3mila e 5mila abitanti con 52 elettori, in fascia C grigia i 2 comuni compresi tra 5mila e 10mila abitanti, con 26 elettori, in fascia D rossa i 4 comuni compresi tra 10mila e 30mila abitanti, con 68 e in fascia E verde l’unico comune con popolazione compresa tra 30mila e 100mila (Fermo), con 32 elettori.
Il totale della popolazione di ogni fascia viene diviso per il totale della popolazione della provincia e il valore percentuale ottenuto viene poi diviso per il numero di elettori della fascia, arrotondato alla terza cifra decimale e moltiplicato per 1.000, per ottenere l’indice di ponderazione, cioè il “peso” di ogni voto espresso.
Liste e candidati
Ancora poco tempo a disposizione (i termini scadono lunedì) per presentare i nomi dei candidati alla presidenza con i confronti che sono già in atto da tempo. Per quello che riguarda la maggioranza è molto probabile che si vada verso la ricandidatura del presidente uscente e sindaco di Montegiorgio, Michele Ortenzi sostenuto ovviamente dal centrodestra ma anche con molti civici a sostenerlo, basta ricordare che ha avuto come vicepresidente, nel mandato che sta per scadere, Paolo Calcinaro. Ortenzi ha confermato nella conferenza stampa di fine mandato di essere a disposizione per candidarsi ad un bis e dunque tutto va in quella direzione. Tra i corridoi circola anche il nome, come possibile alternativa, di Marco Rotoni, sindaco di Servigliano e presidente Amap, sostenuto da Forza Italia con cui si è presentato alle scorse elezioni regionali.
Molto intricata e tutta da definire la situazione nel centrosinistra, con il Pd alle prese anche con il commissariamento provinciale del partito e dunque con altre problematiche. Non sono neanche tantissimi i sindaci “di area” che potrebbero essere candidati e con una situazione legata al peso dei voti che rende il tutto complicato anche se un candidato, espressione di parte, dovrà necessariamente essere trovato. E verrà fuori anche questo negli incontri in corso ad esempio nel centrosinistra per le elezioni comunali di Fermo, in programma a primavera.

Da sin. Erika Montemaggio, Giuseppe Galasso, Salvatore Iorio e Adelaide Natali
Amministrazione Berdini, ultimo atto. Dopo il botta e risposta al vetriolo tra l’ex vicesindaco Giuseppe Galasso e (da oggi ex) sindaco Vincenzo Berdini, sono arrivate questa mattina al protocollo del Comune le dimissioni di sei consiglieri comunali che ieri hanno “firmato” il loro addio davanti al notaio e che, di fatto, hanno sancito l’ultimo capitolo della legislatura comunale. A rassegnare le dimissioni sono stati Erika Montemaggio, Giuseppe Galasso, Salvatore Iorio, Adelaide Natali, Enrico Ambrosi e Saldion Ballo.
E dopo gli strali di Berdini è arrivata la conferenza stampa dei consiglieri dimissionari (assenti Ballo e Ambrosi). Opposte fazioni, opposte vedute, alto livello di acredine come minimo comun denominatore. Ma andiamo al dunque, con i consiglieri a dire la loro. Il primo a prendere la parola? Chi se non Giuseppe Galasso? «Ho sempre ritenuto che il sindaco fosse un ottimo tecnico e dotato di intelligenza di qualità, ma negli ultimi anni sono emerse delle questioni non condivise, non condivisibili» e pronta la replica alle accuse di Berdini: «Sostiene che la crisi è senza prove? Ce ne sono eccome, nulla è stato minimamente costruito ad arte. Nega anche la tensione interna. Questo clima, a dire la verità va avanti almeno da due anni, dal novembre del ‘23 quando si erano ipotizzate delle denunce tra lui e un consigliere. E secondo lui avrei voluto far saltare il banco., proprio io che ho mediato a quei tempi per non far cadere l'amministrazione».
Ma poi la goccia che evidentemente ha fatto traboccare il vaso, mercoledì scorso quando Galasso ha sbottato. Pomo della discordia la lottizzazione Siri: «Abbiamo chiesto un incontro urgente a Berdini per approfondire la questione della lottizzazione Siri. Non era forse un segnale di apertura? E invece la sera stessa è arrivata la risposta: aveva già un impegno e visto che dalla votazione (sulla lottizzazione Siri) si era astenuto, avremmo dovuto parlare con gli altri membri della giunta. Lecito pensare che non volesse incontrarci? Ora parla di coincidenze con la tornata elettorale. Io ho chiamato la Prefettura, prima delle dimissioni per far sì che Pedaso non rimanesse con il commissario troppo a lungo». In altre parole Berdini ha accusato Galasso di aver orchestrato la caduta dell'amministrazione per ambizione politica personale. Insomma un "gioco" propedeutico alla sua candidatura a sindaco. «Ci confronteremo con il gruppo, io darò la mia disponibilità – non nega, Galasso, di voler rimanere sulla breccia amministrativa».
A fare eco all'ex vicesindaco, anche il consigliere dimissionario Salvatore Iorio: «Diciamoci la verità. In questi anni sono mancati rispetto istituzionale e confronto con i consiglieri. Ed è vero che Galasso ha tentato di fare da collante con il primo cittadino» Stessa linea, ovviamente, per Natali e Montemaggio, anche loro presenti in conferenza stampa, quest'oggi.
c.f.
https://cronachefermane.jef.it/2026/02/20/cade-lamministrazione-berdini-una-crisi-costruita-senza-prove-accantonando-il-bene-comune-per-proprie-opportunita-politiche/745117/
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https://cronachefermane.jef.it/2026/02/13/colpo-di-scena-a-pedaso-galasso-il-rapporto-con-il-sindaco-si-e-interrotto-prima-le-dimissioni-o-la-revoca-del-vicesindaco/743846/

Fabrizio Cesetti
«La Regione Marche proceda con urgenza alla stabilizzazione del personale a tempo determinato dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione che alla data del prossimo 30 aprile avrà maturato i requisiti previsti, ovvero un’anzianità di servizio pari a tre anni, anche non continuativi, presso lo stesso Usr o le amministrazioni locali ricadenti nell’ambito del cratere sisma 2016». A proporlo è il consigliere regionale del Partito Democratico Fabrizio Cesetti, che a tal proposito ha depositato una mozione che sarà presto discussa dall’Assemblea legislativa delle Marche.
«L’Usr – spiega Cesetti – costituisce un presidio essenziale e strategico per garantire la Ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto del 2016 e, soprattutto, svolge fondamentali funzioni di coordinamento che offrono competenza tecnica e continuità amministrativa grazie a personale professionalmente specializzato che ha accumulato un prezioso bagaglio di esperienza. Basti pensare a come l’USR sia riuscito ad assicurare istruttorie più rapide, procedure omogenee, supporto ai cittadini e alle amministrazioni, gestione efficace dei contributi e monitoraggio degli interventi pubblici e privati. Il tutto, migliorando la qualità progettuale, gestendo in maniera trasparente l’utilizzo delle risorse e orientando la ricostruzione verso una visione di sviluppo sostenibile e di rilancio delle aree interne. È indispensabile che questo patrimonio di lavoratrici e lavoratori – conclude Cesetti – venga assolutamente preservato e tutelato per proseguire con determinazione al completamento della ricostruzione, restituendo così dignità e sicurezza ai cittadini. Farlo non è soltanto un dovere istituzionale, ma una responsabilità morale verso tante comunità che hanno visto compromessi il proprio patrimonio abitativo, economico e sociale».
Con le dimissioni contestuali dei sei consiglieri di maggioranza si chiude anticipatamente l’esperienza amministrativa guidata dal sindaco Vincenzo Berdini. Un atto che di fatto ha determinato la caduta dell’Amministrazione comunale e l’apertura della fase che porterà al commissariamento dell’ente in attesa delle nuove elezioni.
In una nota, il primo cittadino, affiancato dalla neo Giunta composta dal vicesindaco Maria Grazia D’Angelo e dall’assessore Gianni D’Andrea, parla di «una crisi costruita senza prove, accantonando il bene comune per proprie opportunità politiche».
Le dimissioni arrivano dopo settimane di tensioni interne alla maggioranza, culminate con la presa di posizione dell’ex vicesindaco Giuseppe Galasso, che aveva dato vita a un gruppo consiliare autonomo, «assicurando falsamente collaborazione fino all’approvazione del bilancio» si legge nella nota dell’ormai ex sindaco. Al centro dello scontro politico la lottizzazione Siri, provvedimento che, come ricorda Berdini «era già stato approvato in passato, anche dallo stesso Galasso».
Secondo il sindaco, l’atto non avrebbe comportato modifiche a volumetrie o superfici né concesso ulteriori vantaggi al privato rispetto a quanto già deliberato negli anni precedenti. Berdini sottolinea inoltre di aver formalizzato la propria astensione per conflitto di interessi, come previsto dalla legge, definendola una scelta di trasparenza. «Al contrario di quanto insinuato – afferma Berdini – la mia volontà di agire nel rispetto delle norme è dimostrata proprio dall’astensione. Ora la scelta del gruppo dimissionario produce conseguenze rilevanti per il Comune, che non si riversano contro il sindaco, ma contro la comunità».
Berdini respinge fermamente le accuse personali e rivendica il lavoro svolto in questi anni: «Non ho mai percepito un euro di stipendio dal Comune. Ho sempre messo Pedaso davanti a tutto, anche quando ciò ha comportato decisioni difficili o impopolari. La caduta dell’amministrazione è solo l’epilogo di insinuazioni strumentali volte a far maturare una crisi voluta in prossimità della competizione elettorale, lasciando trasparire che alla base dello strappo vi siano scelte politiche personali e pretestuose per andare ad elezioni a maggio che richiedevano le dimissioni entro lunedì. Così è stato».
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