
Matteo Paolillo
Matteo Paolillo, il celebre Edoardo Conte della serie tv di successo Mare Fuori, sarà ad Ancona venerdì prossimo 13 febbraio al Multiplex Giometti, alle ore 20, per presentare il nuovo film Io+Te ,diretto da Valentina De Amicis.
La proiezione sarà aperta da un incontro condotto dal presidente della Fondazione Marche Cultura – Marche Film Commission, Andrea Agostini, a tu per tu con Matteo Paolillo e con i produttori del nuovo film Roberto Venuso e Federica Artiano della Genesis S.r.l.
«Ho visto sbocciare e concretizzarsi questo film giorno dopo giorno: è una grande emozione il suo arrivo nelle sale e non potevamo celebrare meglio questo lancio con la presenza ad Ancona di Matteo Paolillo – commenta il presidente di Fondazione Marche Cultura, Andrea Agostini – Conservo un ricordo affettuoso delle visite sul set e di una giornata partecipatissima, all’interno del festival Tipicità, con tutto il cast di Io+te, un’occasione per parlare della potenza del cinema e del suo grande potenziale per promuovere i territori. Tutti hanno speso parole bellissime per le Marche, il fascino dei luoghi, la luce delle ambientazioni e l’intimità che si respira nella nostra regione. Sono certo che questi elementi si percepiranno nel film».
Prodotta da Roberto Venuso e Federica Artiano per la Genesis S.r.l. e distribuito da Artimagiche Film, la pellicola è stata realizzata grazie al contributo e il supporto di Marche Film Commission – Fondazione Marche Cultura, con il Patrocinio del Comune di Loreto e del Comune di Porto Recanati e con il supporto del Gruppo Rainbow, ed è in uscita questa settimana nelle sale cinematografiche italiane.

Andrea Agostini
Io+Te racconta l’incontro tra due mondi lontani che si attraggono, si respingono e si trasformano e annovera nel cast con i protagonisti Matteo Paolillo ed Ester Pantano, Camilla Semino Favro, Eva Cela, Jacqueline Luna, gli attori marchigiani Marco Imparato e Rebecca Liberati e la partecipazione amichevole di Antonio De Matteo e Pia Lanciotti.
Il film è stato girato interamente nelle Marche, la regione diventa parte integrante del racconto grazie ai suoi suggestivi paesaggi e alle sue città d’arte. Le riprese, durate 25 giorni, hanno interessato i comuni di Osimo, Porto Recanati, Loreto, Sirolo, Ancona e Numana e offrono allo spettatore uno spaccato autentico e suggestivo del territorio, tra borghi storici, costa adriatica e scorci urbani.
La produzione ha fortemente valorizzato le professionalità locali: una percentuale molto elevata della troupe era composta da maestranze marchigiane, così come numerose comparse del territorio, che hanno partecipato con entusiasmo al progetto, contribuendo a rendere il film ancora più radicato nel contesto locale.
Il film offre agli spettatori una storia d’amore intensa, imperfetta e profondamente contemporanea che affronta senza filtri i grandi temi delle relazioni di oggi: il desiderio, la paura di legarsi, il bisogno di libertà, ma anche la maternità, la difficoltà di diventare genitori e il dolore delle scelte che non hanno mai una risposta semplice. Le immagini sono accompagnate dalle musiche originali composte da David Cerquetti e il brano inedito “Yours Forever” di Benedetta Caretta, edizioni musicali Sony Music Publishing.
La storia
Lei è Mia, 36 anni, ginecologa affermata, indipendente, allergica alle relazioni stabili, abituata a vivere l’amore come un’esperienza da consumare e lasciarsi alle spalle. Ama sperimentare, cambiare, non legarsi. Il suo lavoro è ordinato, schematico, e proprio per questo nella vita privata cerca il contrario: emozioni nuove, incontri senza promesse, storie che non chiedano futuro. Lui è Leo, 26 anni, poeta per natura, allergico ai social, innamorato della musica e delle cose autentiche, con una visione dell’amore che sembra appartenere a un’altra epoca.
Il loro incontro nasce quasi per caso, in un bar, interrompendo un appuntamento qualunque. Da lì prende forma una relazione travolgente, fuori dagli schemi, fatta di passione, complicità e condivisione. Ma come spesso accade, l’innamoramento è solo l’inizio. Quando la realtà irrompe, con il suo carico di responsabilità, paure e domande, tutto cambia.
Io+Te non racconta un amore ideale, ma uno vero. Un amore che si scontra con il tempo che passa, con le differenze, con le aspettative, con il desiderio di costruire qualcosa e la paura di perdersi. E soprattutto, un amore che deve confrontarsi con il tema della maternità: il corpo che cambia, le scelte dolorose, il senso di colpa, la solitudine, la fragilità, ma anche la difficoltà, spesso taciuta, di diventare genitori.
Il film affronta senza retorica il fatto che non sempre restare incinta è semplice, che non sempre la vita segue il percorso che immaginiamo, che il desiderio di un figlio può trasformarsi in un’assenza insopportabile. Mette in scena il vuoto, la rabbia, il senso di ingiustizia, e il modo in cui tutto questo incide sull’identità di una donna e sulla tenuta di una coppia.

La riunione ordinaria dei Vescovi della Conferenza Episcopale Marchigiana, svoltasi ad Ancona, è stata occasione di confronto su alcune priorità pastorali e organizzative della Regione Ecclesiastica. L’incontro ha messo in evidenza le esperienze positive condivise e realizzate nel 2025 attraverso il progetto “Pellegrini di Speranza”.
Pensata all’interno degli spazi espositivi di pregio individuati da ognuna delle tredici Diocesi marchigiane, la promozione dell’iniziativa del Museo Diffuso “Immagini di Maternità” ha da tempo tagliato il traguardo delle 24mila visite, in attesa di numeri aggiornati data la proroga della sua apertura al 31 gennaio scorso.
Un grande entusiasmo e il calore dei fedeli è stato suscitato dalla “Peregrinatio Mariae lungo la Via Lauretana”. La statua della Madonna Pellegrina ha intrapreso il viaggio dalla Santa Casa di Loreto alla Basilica di San Pietro per essere poi accolta dalla benedizione del Santo Padre, il 12 ottobre, in occasione del Giubileo della Spiritualità Mariana. Ventuno le tappe toccate nei territori compresi tra dieci Diocesi e tre regioni, Marche, Umbria e Lazio. Importante la copertura mediatica registrata con oltre 30 tra giornali, agenzie di stampa, radio, televisioni, locali e nazionali, che hanno raccontato gli eventi e le manifestazioni di preghiera dei fedeli accorsi per salutare il passaggio della Madonna Nera.
Nel corso della riunione, i Vescovi hanno inoltre ascoltato la relazione della presidente regionale della Federazione Italiana Scuole Materne, Daniela Fenocchi, che ha presentato la situazione attuale delle scuole dell’infanzia nella Regione Ecclesiastica Marche, evidenziandone criticità, prospettive e l’impegno quotidiano delle comunità educanti. I Vescovi hanno espresso apprezzamento e gratitudine per l’ottimo lavoro svolto, ribadendo il valore strategico della presenza della Chiesa nel campo educativo e manifestando il proprio sostegno alle iniziative volte a tutelare e qualificare il servizio educativo offerto alle famiglie. Ampio spazio è stato dedicato anche a una riflessione sul funzionamento e sul coordinamento delle Commissioni e dei progetti regionali, con l’obiettivo di rafforzarne l’efficacia, favorire una maggiore sinergia tra i diversi ambiti pastorali e promuovere una gestione sempre più condivisa e ordinata delle attività comuni.
I lavori si sono svolti in un clima di confronto sereno e costruttivo, confermando la volontà dei Vescovi marchigiani di proseguire nel cammino di corresponsabilità ecclesiale e di attenzione alle esigenze pastorali, culturali ed educative del territorio.

Il segretario generale della Camera di Commercio delle Marche, Deborah Giraldi
Riparte dal dialogo interno e dall’organizzazione del lavoro il nuovo corso della Camera di Commercio delle Marche. Lunedì scorso si è svolto il primo incontro ufficiale tra le Rsu dell’ente e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, e la dottoressa Deborah Giraldi, da poco nominata segretario generale dell’ente: un confronto concreto e orientato alle decisioni.
«È stato un incontro molto operativo – ha commentato Giraldi – ho davvero apprezzato in particolare la capacità di sintesi e l’attitudine a individuare soluzioni dimostrate dalle organizzazioni sindacali e dalla Rsu, che ringrazio. Qualità tutt’altro che scontate e particolarmente preziose in questa fase di rilancio».
Il confronto ha segnato l’avvio di un lavoro che parte dall’assetto organizzativo della Camera di Commercio delle Marche, sia nella macro-struttura sia nella micro-organizzazione, con l’obiettivo di rendere più chiari ruoli, responsabilità e processi decisionali.
Uno dei primi temi affrontati è stato quello delle Elevate Qualificazioni, le posizioni di responsabilità che corrispondono ai capi ufficio. I criteri di conferimento, già considerati solidi nel loro impianto, sono stati condivisi e aggiornati in modo mirato, anche in vista delle scadenze e delle proroghe attualmente in corso.
Nel corso dell’incontro sono state inoltre richiamate le principali linee strategiche di lavoro, a partire dal Piao (Piano Integrato di Attività e Organizzazione) e dal piano dei fabbisogni di personale, che costituiranno la cornice entro cui sviluppare nei prossimi mesi programmazione, assunzioni e assetto organizzativo.
Le prime 34 nuove unità sono previste a partire dal 2026, altre 5 sono in arrivo nel 2027, necessarie per accompagnare il ricambio generazionale e sostenere un’amministrazione chiamata a operare in un contesto economico e lavorativo in profondo e continuo cambiamento. Un percorso coerente con il rinnovamento della pubblica amministrazione in atto anche a livello centrale, orientato a efficienza, responsabilizzazione della dirigenza e misurabilità.
Istituita nel 2018, la Camera di Commercio delle Marche è la quinta in Italia per numerosità delle imprese (145.279 imprese registrate) e la prima per estensione geografica, con 137 dipendenti in servizio e si trova oggi in una fase di pieno riavvio dopo mesi complessi sul piano della governance con il cambio di vertice e gerenze a termine fino alla nomina di Deborah Giraldi che ha alle spalle un lunga esperienza presso amministrazioni a profilo comunale, regionale e nazionale.
Digitalizzazione, semplificazione, formazione continua e valorizzazione delle competenze interne sono le leve su cui si concentra il nuovo corso.
«Vogliamo anche che la Camera di Commercio delle Marche sia un luogo in cui si possa crescere – ha concluso il segretario generale – valorizzando l’esperienza del personale già in forza all’ente, investendo sulla formazione e offrendo opportunità concrete di sviluppo professionale. Trasparenza e chiarezza organizzativa sono la base di questo percorso».
«La memoria è un dovere collettivo, un impegno che abbiamo il compito di trasmettere alle giovani generazioni, è la promessa di non fare mai affievolire le testimonianze dei sopravvissuti e dei loro discendenti che ci accompagnano nel percorso di conoscenza e di consapevolezza sugli orrori che venivano perpetuati. Perché senza memoria non c’è consapevolezza e senza consapevolezza non c’è libertà».
Con queste parole il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, è intervenuto in occasione della seduta aperta del Consiglio regionale dedicata alla celebrazione della Giornata della Memoria. In aula erano presenti studenti, rappresentanti istituzionali e cittadini, ai quali ha voluto ribadire l’importanza di mantenere vivo il ricordo della Shoah e di rinnovare l’impegno collettivo contro ogni forma di intolleranza e discriminazione.
Dopo aver ringraziato le scuole, le testimonianze e autorità intervenute, Acquaroli ha esordito ricordando una delle pagine più drammatiche della storia contemporanea: «L’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il 27 gennaio di 81 anni fa, mostrò al mondo l’abominio dei campi di sterminio, permettendo di vedere l’abisso nel quale l’uomo era precipitato. Il risultato di un disegno sistematico con cui milioni di uomini, donne e bambini furono perseguitati, deportati e uccisi. E le giornate come quella di oggi sono il nostro monito a riflettere e a non dimenticare quello che accadde, a condannare senza esitazione le derive ideologiche e totalitarie del Novecento».
Il presidente ha poi richiamato esempi significativi legati al territorio marchigiano: «Luoghi come il campo di prigionia marchigiano di Servigliano, oggi Casa della Memoria e monumento nazionale che racconta la realtà della deportazione e della privazione della libertà, ma anche della dignità umana che resiste. Un racconto che si intreccia con le storie di solidarietà e coraggio espresse dalle Marche, grazie a donne e uomini che scelsero di non voltarsi dall’altra parte. Famiglie, religiosi, cittadini comuni che offrirono rifugio e protezione agli ebrei perseguitati, anche mettendo a rischio la propria vita, opponendosi all’orrore senza fare distinzioni. Come raccontava il cardinale Edoardo Menichelli, scomparso qualche mese fa, testimone della storia della famiglia del rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Di Segni, che si era rifugiata in una piccola frazione di San Severino Marche – Serripola – e riuscì a salvarsi grazie all’accoglienza e al profondo gesto di fraternità speso nei loro confronti da parte del parroco del paese. O la recentissima onorificenza consegnata al Comune di Mombaroccio, Medaglia d’Oro del Presidente della Repubblica al Merito Civile, che riconosce l’eroismo collettivo di un “paese diventato santuario di pace”, capace di opporsi all’orrore della guerra con le armi della solidarietà e dell’accoglienza. Un riconoscimento che affonda le radici negli eventi della Seconda Guerra Mondiale, quando Mombaroccio divenne rifugio sicuro per moltissimi civili. Storie che tengono viva la memoria degli atroci fatti del passato – ha proseguito Acquaroli – e lo fanno in un periodo storico complesso, alla luce di quanto vediamo accadere in un mondo attraversato da conflitti, tensioni e nuove forme di antisemitismo, che si alimentano nell’indifferenza, nel linguaggio che banalizza la violenza, nella rinuncia alla responsabilità individuale. Il futuro dipende dalla nostra capacità di riconoscere questi segnali e di non accettarli mai. Per questo la Giornata della Memoria è prima di tutto un richiamo costante ai valori che fondano la nostra convivenza civile: dignità della persona, libertà, uguaglianza, rispetto, democrazia. Valori non astratti che Istituzioni e Cittadini devono difendere con scelte, parole, comportamenti. Sono valori sottesi ad una Memoria viva, consapevole e responsabile che illumina il presente e orienta il cammino».
Rivolgendosi infine agli studenti presenti, il presidente ha concluso: «Come Regione Marche rinnoviamo oggi il nostro impegno nel promuovere conoscenza, consapevolezza e dialogo, soprattutto tra le giovani generazioni. Perché spetta a voi ragazzi il compito più importante: custodire la Memoria e trasformarla in responsabilità, impegnandoci a costruire una società nella quale nessuna persona sia perseguitata per la propria identità, la propria fede, la propria origine».

Da sin. Fabrizio Cesetti e Paolo Calcinaro
Stavolta il pomo della discordia, o sarebbe meglio dire la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ruota intorno a un “influencer”. No, nulla a che vedere con i nuovi idoli giovanili o con le dinamiche e i trend social. A generare scintille, che a questo punto sono ormai un eufemismo, tra l’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro, e il consigliere regionale Pd, Fabrizio Cesetti, infatti, ci sarebbe una dichiarazione di quest’ultimo (non confermata dal diretto interessato) con cui ieri avrebbe “bollato” il delegato alla sanità regionale, nel corso di una conferenza stampa delle opposizioni in Regione, come, appunto, un “influencer”. Insomma un nuovo capitolo dell’ormai prolungato braccio di ferro tra i due, dopo le svariate bordate che si sono lanciati l’un l’altro sulla stampa e in Consiglio regionale.
Dopo “stagista” ora “influencer” quindi. Apriti cielo. Calcinaro non lo accetta. E si affida, come sempre, al suo profilo social per dire basta: «Cerco di impegnarmi il più possibile su un tema enorme come la sanità lasciando nulla o il minimo possibile alle polemiche anche per rispetto di tutta l’utenza. Ma l’eccesso lo devo denunciare: l’opposizione fa il suo e critica e ci sta, nonostante le chiusure di tredici pronto soccorso effettuate proprio dal centrosinistra senza costituire una alternativa valida sul territorio. Ma la critica, l’opposizione ci sta: non c’è invece l’attacco continuo e personale di Fabrizio Cesetti. Lui aveva criticato la precedente giunta Acquaroli per l’assenza di un assessore del fermano e ora, in soli tre mesi, cosa fa? Termini aggressivi e anche offensivi personale: “devi studiare“, “sei uno stagista” e ora anche “Influencer” solo perché da sempre preferisco comunicare direttamente con i cittadini anche recependo da loro molte problematiche e tematiche. E questo in soli tre mesi, nei quali evidentemente secondo lui avrei dovuto già risolvere tutte le problematiche della sanità: comprese quelle create dalla regione mentre proprio lui era assessore. E vi garantisco che nessun altro consigliere di opposizione ha usato questi toni sprezzanti e personali contro alcuno degli assessori, pur legittimamente criticandoli. Una fotografia della rabbia e della frustrazione di una “bella” parte della sinistra nel territorio fermano. Dopo questo, continuo a lavorare…e a condividere ciò che accade con i cittadini, nel bene e nel male».
E la replica del consigliere, via comunicato stampa, non si fa attendere: «A Calcinaro piace fare la vittima. Non ricordo altri assessori alla Sanità che si siano lamentati in maniera così scomposta per le critiche, tutte politiche, ricevute. Neppure il suo predecessore Saltamartini, che pure ha subìto attacchi ben più duri dei suoi. Ovviamente a Calcinaro conviene far passare la mia attività istituzionale come se si trattasse di una questione personale tra me e lui, ma sbaglia di grosso. Io non mi occupo di Calcinaro, mi occupo e mi preoccupo di una sanità pubblica allo sbando, nonostante lo straordinario e qualificato impegno del personale sanitario. Uno sbando denunciato ormai quotidianamente da utenti e stampa locale. E mi preoccupo anche che a chiamare a risolvere questi problemi, esponenzialmente aumentati negli ultimi cinque anni di governo Acquaroli, lo stesso presidente abbia chiamato un assessore più attento e sensibile alla propria immagine che non ai problemi dei cittadini e, soprattutto, della sanità marchigiana. Un assessore che non sa reggere la pressione. Una pressione che non proviene da me, ma è causata da una situazione fuori controllo nella sanità. Se Calcinaro non è in grado di gestirla, forse farebbe bene a occuparsi di questioni più a sua misura, anziché di una materia che occupa circa l’80% del bilancio regionale. Anche io – continua Cesetti – comunico direttamente con i cittadini, Calcinaro non creda di avere l’esclusiva. Tanto è vero che ricevo ogni giorno messaggi ed email che mi segnalano disagi e disservizi, medici, infermieri e oss allo stremo, famiglie in ansia per i propri cari. Non a caso ieri, con tutte le altre forze di minoranza, abbiamo presentato una mozione che sollecita la giunta regionale a rivedere il Piano Socio Sanitario Regionale e gli atti aziendali. Un’esigenza manifestata qualche mese dallo stesso presidente Acquaroli al momento dell’insediamento e che di fatto ha rappresentato l’ammissione del fallimento della sua politica sanitaria nello scorso quinquennio. Ma la nostra mozione chiede anche l’istituzione di un’unità di crisi per affrontare la drammatica emergenza che sta travolgendo le strutture sanitarie, perché è evidente che Calcinaro ha bisogni di essere aiutato, che da solo non ce la fa. Inoltre – conclude Cesetti – Calcinaro la smetta di raccontare la frottola secondo cui io sarei tra i responsabili della chiusura di 13 Pronto soccorso. Da assessore regionale, insieme all’allora presidente della commissione Bilancio Francesco Giacinti, ho portato nella provincia di Fermo due nuovi ospedali e ho finanziato la ristrutturazione di altre due strutture, una a Sant’Elpidio a Mare e una a Montegiorgio. Calcinaro non è in grado di dirci neppure quando aprirà il nuovo ospedale di Campiglione, nonostante Saltamartini avesse dato pubblicamente mesi fa la data del 5 dicembre. E la smetta anche di chiedere tempo: il centrodestra governa da oltre cinque anni e la delega alla Sanità deve essere gestita con continuità per garantire i livelli essenziali di assistenza: di quale tempo parla Calcinaro? I cittadini che non riescono a prenotare una prestazione, che sono costretti a recarsi fuori regione o a rivolgersi al privato, o che addirittura hanno rinunciato a curarsi, non possono certo stare ai comodi suoi».
Appuntamento al prossimo round.
«Sto pensando seriamente di fondare un movimento politico e di candidarmi alle elezioni del 2027. Come lo chiamerò? Falsissimo». Così Fabrizio Corona durante il suo tour nelle Marche. Lo ha detto (nella serata di sabato 31 gennaio) durante una cena al ristorante Harena di San Benedetto dove l’ex re dei paparazzi era seduto al tavolo con l’avvocato maceratese Gabriele Cofanelli che lo ha assistito in alcune vicende giudiziarie.
Tra selfie e foto con decine di ragazzi e ragazze in fila per incontrarlo, Corona ha rilanciato la sua possibile discesa in politica: «Sono convinto che prenderò una valanga di voti», ha aggiunto a Cronache.
La serata marchigiana è poi proseguita nei locali: prima è salito al Miami Club di Monsano dove ad accoglierlo, tra gli altri, c’era l’eccentrico sindaco di Filottrano Luca Paolorossi, poi al Sottovento di Marcelli di Numana, tappa finale per festeggiare il compleanno del titolare Jacopo Ascani.
«Stasera sono un po’ arrabbiato, perché mi hanno cancellato anche l’ultima puntata – ha detto al Miami – Ma non me ne frega niente perché io lunedì sera rimetto la puntata e ci metto anche altre cose più gravi. Perché noi trattative non le facciamo». Poi una serie di attacchi a diversi personaggi Mediaset.
Intanto YouTube ha oscurato e rimosso l’ultima puntata di ‘Falsissimo’, il format di Fabrizio Corona: “Il prezzo del successo – Parte finale”. Al centro dell’episodio, il numero 21, l’ex agente fotografico ha parlato di figure legate a Mediaset, tra cui Alfonso Signorini, Gerry Scotti, Maria De Filippi e Piersilvio Berlusconi. L’istanza a YouTube era stata avanzata dall’ufficio legale della media company di Cologno Monzese sostenendo una violazione di copyright per l’utilizzo di Corona di video e immagine di Mediaset senza autorizzazione. Corona aveva pubblicato una puntata speciale dedicata al “sistema Mediaset” dopo che i giudici gli avevano di fatto bloccato i precedenti episodi dedicati ad Alfonso Signorini.
Corona aveva annunciato che il focus della puntata – pubblicata lunedì 26 gennaio – , dopo il divieto imposto dal giudice civile di Milano Roberto Pertile, non sarebbe stato il conduttore Alfonso Signorini «e per la vostra gioia – ha detto Corona – parlerò di Maria De Filippi, Gerry Scotti, Silvia Toffanin, Marina Berlusconi, Piersilvio Berlusconi e ovviamente Alfonso Signorini senza entrare nella vicenda vietata», ossia la denuncia del modello Antonio Medugno.
(redazione Cronache Maceratesi)
Presentato in anteprima al MAXXI di Roma, alla presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti”, il nuovo docufilm nato da un’idea di Davide Rondoni, diretto da Massimo Popolizio e Mario Vitale, interpretato dallo stesso Popolizio e girato nelle Marche, già visibile su Rai Play e in onda in prima serata su Rai 3 venerdì 27 febbraio.
«Un docufilm di grande valore, che intreccia magistralmente due linee narrative, la fiction e il racconto documentaristico nella prova intensa di Massimo Popolizio, che oltre ad essere il coregista dell’opera, veste i panni di un attore in crisi che si ritrova attraverso la poesia di Ungaretti – ha spiegato Andrea Agostini, presidente della Fondazione Marche Cultura – Marche Film Commission – nel docufilm, dove hanno lavorato per una settimana nove maestranze marchigiane su quindici a conferma dell’impegno della produzione nel valorizzare il talento e il patrimonio locale, si potrà ammirare la bellezza della biblioteca comunale Planettiana di Jesi, di alcune ville della zona e del lungomare di Senigallia».
Massimo Popolizio guida lo spettatore in un intenso viaggio tra memoria personale e grande storia, nel ritratto inedito di uno dei più grandi poeti del Novecento. L’opera è prodotta da Gloria Giorgianni per Anele, Rai Documentari e Luce Cinecittà, con il contributo di Rai Teche e in associazione con Kublai Film, ed è realizzata con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Marche – Pr Fesr 2021-2027, Fondazione Marche Cultura e Marche Film Commission, con il sostegno di Friuli-Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG e della Camera di Commercio Venezia Giulia Trieste Gorizia – Fondo Gorizia.
Il docufilm si snoda attraverso due forme di racconto: la narrazione fiction vede come protagonista Massimo Popolizio in un viaggio tra i suoi ricordi personali, dall’infanzia all’adolescenza alla giovinezza, alla ricerca delle tracce lasciate nella sua esistenza da Giuseppe Ungaretti, con l’obiettivo di trovare l’ispirazione per scrivere il suo nuovo spettacolo teatrale; in parallelo vengono narrate, attraverso il linguaggio documentaristico, le fasi cruciali di vita del grande poeta, e di come i suoi scritti ma soprattutto la sua filosofia, dettata dall’amore per l’amore, siano ancora oggi una lezione senza tempo di grande ispirazione. Si viene quindi a delineare un dialogo immaginario, un confronto tra due uomini, entrambi amanti della poesia e della parola, che hanno messo la loro vita, in due epoche completamente differenti, al servizio totale dell’espressione artistica. Lungo questo viaggio, la presenza femminile, interpretata da Gaja Masciale, incarna diverse figure chiave della vita di Popolizio, divenendo simbolo dell’amore come forza vitale e musa ispiratrice, tema centrale sia per l’attore sia per Ungaretti.
La ricostruzione documentaristica, che intervalla il suggestivo viaggio nella vita personale di Massimo, si avvale di immagini e video di repertorio e interviste a testimoni illustri tra cui Bruna Bianco, Enrica Bonaccorti, Nicola Bultrini, Davide Rondoni, Sarah Stride e Iva Zanicchi, che regaleranno agli spettatori uno sguardo inedito sul poeta ermetico, attraverso aneddoti, frammenti di vita, ricordi e approfondimenti di chi ha avuto l’immensa fortuna di condividere momenti indimenticabili con Giuseppe Ungaretti.
La vita del Maestro verrà ripercorsa dagli anni dell’infanzia ad Alessandria d’Egitto, alla giovinezza a Parigi, in cui ribolle il fermento artistico e culturale dell’epoca, all’esperienza sul fronte della Prima Guerra Mondiale in trincea, che tanto lo segnò, fino alla vita pubblica del secondo dopoguerra e a quella privata con i suoi amori quali Jeanne Dupoix e Bruna Bianco.

Peppino Giorgini
Nella giornata di ieri, mercoledì 28 gennaio, è venuto a mancare Peppe Giorgini, da tempo malato. Aveva 72 anni. Il suo nome, legato al commercio sanbenedettese già dagli anni ’80, è poi stato uno di quelli che hanno animato la scena politica sambenedettese e marchigiana con l’affermazione del Movimento Cinque Stelle: eletto consigliere regionale nel 2015, è rimasto in carica fino al 2020. Durante il suo mandato si distinse, dall’opposizione, per numerose battaglie e moltissime denunce su tematiche ambientali e su specifiche inchieste.
Così lo aveva salutato, in occasione del suo ultimo compleanno, lo scorso 21 luglio, l’attuale parlamentare del M5S Giorgio Fede: «Giorgini ha rappresentato il M5S per 5 anni nel consiglio regionale non facendo mai mancare il suo impegno, come sempre con tutte le sue energie. Lo lotta all’impianto di Stoccaggio Gas di San Benedetto del Tronto, le battaglie per la tutela del nostro ospedale, sempre disponibile nel combattere mille azioni a tutela della nostra regione, per ogni gruppo, per ogni ingiustizia, contro illegalità e malaffare, Peppe non si è mai tirato indietro, mettendoci tutto il suo impegno. Non possiamo non ricordare il suo coraggio e la sua determinazione, un portavoce nelle istituzioni che, seppur da consigliere di minoranza, ha messo sempre al centro l’interesse comune. Orgogliosi della sua amicizia e di averlo avuto al nostro fianco in mille battaglie, oggi lo abbracciamo virtualmente».
Un inestimabile patrimonio storico, artistico, culturale e religioso custodito in un vasto territorio, di cui il cratere sisma 2016 è il cuore pulsante, che comprende 546 Comuni situati all’interno di quattro regioni (Umbria, Abruzzo, Marche, Lazio) e 11 province.
È la Civitas Appenninica, candidata a Capitale Europea della Cultura 2033, le cui caratteristiche sono state presentate a Roma. Nella conferenza stampa presso la sede Adnkronos è stato illustrato il Rapporto Censis “Il Cammino in Divenire della Civitas Appenninica” per un evento che visto la partecipazione di Guido Castelli, commissario straordinario per il sisma 2016; Andrea Toma, responsabile Area Economia, Lavoro e Territorio del Censis; Giuliano Boccanera, sindaco di Norcia; Luca Diotallevi, professore dell’Università Roma Tre; Gian Mario Spacca, coordinatore Hamu; Stefano Papetti, presidente Fondazione Salimbeni; Fabio Renzi, segretario generale Symbola, e Pierciro Galeone, direttore Ifel. A presentare il rapporto è stato Emanuele Bossi, ricercatore Censis.
Quella della Civitas Appenninica è la candidatura ‘diffusa’ di un’area abitata da comunità unite da rapporti e legami millenari, che travalicano i confini tracciati dalla mano dell’uomo, e che vede in Norcia (la città di San Benedetto, il Patrono d’Europa) il Comune capofila. Territori che hanno il loro ‘motore’ nel cratere sisma 2016, la vasta area di 8 mila chilometri quadrati colpita da una sequenza sismica distruttiva che, dopo anni di forti difficoltà, sta rinascendo grazie al cambio di passo impresso alla ricostruzione e alla strategia di riparazione economica e sociale.
«Quella della Civitas Appenninica – le dichiarazioni del senatore Guido Castelli, Commissario Straordinario al sisma 2016 – non è una formula o un’area tracciata sulla mappa. Bensì, esprime le profonde radici e l’essenza culturale dell’Appennino centrale e, in particolare, dei nostri borghi feriti dal sisma dal sisma 2016. Queste tenaci comunità, pur tra numerose difficoltà, hanno saputo rialzarsi e oggi la candidatura a Capitale Europea della Cultura diventa la sfida di un “popolo” che vede in questo progetto un’occasione di riscatto e l’opportunità di darsi un nuovo futuro. Perché la rinascita di questi territori non è soltanto frutto della ricostruzione materiale, ma si realizza anche attraverso la valorizzazione delle sue ricchezze, stratificate nei secoli, che possono generare nuove forme di sviluppo e a contribuire a contrastare il fenomeno dello spopolamento. Norcia 2033 diventa così un faro, un punto di riferimento: un’area interna, unita, si mette in marcia verso la sua rinascita investendo sul capitale umano, storico e culturale, e su un approccio fondato sulla sostenibilità e sull’utilizzo delle nuove tecnologie. L’Appennino centrale, attraverso un ‘cammino sinodale’, vuole scrivere una nuova pagina: quella di una Civitas viva, coesa, pronta a ispirare l’Europa».
Il Rapporto mappa il capitale culturale in tre dimensioni: patrimonio materiale (eredità storica visibile), capitale produttivo (valorizzazione contemporanea), patrimonio immateriale (sintesi dinamica). Il territorio preso in esame si estende su 546 comuni – 138 nel cratere sismico – in Umbria, Abruzzo, Marche e Lazio ed è abitato da oltre tre milioni di persone (537.252 nel cratere). Il collante della Civitas, che vede nella città di Norcia il baricentro geografico e simbolico, è costituito in prima istanza dai suoi poli attrattori e dai cammini. Nel primo caso si tratta di 14 centri storici: otto nel cratere sisma 2016 (Amatrice, Borbona, Camerino, Campotosto, Fabriano, Norcia, Rieti, Spoleto) a cui si aggiungono Assisi, Foligno, Gubbio, L’Aquila, Loreto, Spello. A unire questi poli sono otto cammini che, attraverso il loro reticolo, simboleggiano il legame e le connessioni tra borghi e comunità: dalla Via Lauretana alla Via di San Francesco, fino ai cammini delle Terre Mutate, Francescano della Marca, dei Cappuccini, dei Monti e dei Santi, di San Benedetto e dei Parchi.
All’interno di questo perimetro il patrimonio culturale materiale è estremamente rilevante: 479 musei (102 nel Cratere), 437 biblioteche (73 nel Cratere), 372 librerie (64 nel Cratere), 149 cinema (36 nel Cratere) e 11 sedi universitarie (7 nel Cratere). A ciò si aggiungono numeri importanti sotto il profilo dell’economia culturale e turistica legata al territorio. Si contano, infatti, 3.491 imprese culturali (666 nel Cratere), 3,5 milioni di visitatori nei musei (nel 2022), 245 mila utenti delle biblioteche, 679 Pro Loco (162 nel Cratere) e 31 cooperative di comunità.















