In occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, la Regione Marche ha promosso un momento di confronto e approfondimento dedicato alla sicurezza dei professionisti della sanità e alla prevenzione degli episodi di aggressione nei luoghi di cura.
L’iniziativa si è svolta ieri, 12 marzo 2026, coinvolgendo i referenti del rischio clinico degli enti del Servizio Sanitario Regionale, componenti del Centro Regionale per la Gestione del Rischio Clinico (CeRGeRS), riuniti in una sessione regionale coordinata dall’Agenzia Regionale Sanitaria attraverso una piattaforma virtuale condivisa.
«La violenza nei confronti degli operatori sanitari rappresenta un fenomeno complesso e in progressivo aumento – spiega l’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro – con rilevanti ricadute sul benessere psico-fisico del personale, sull’organizzazione dei servizi e sulla qualità della relazione di cura. In questa prospettiva, la prevenzione degli episodi di aggressione richiede un approccio sistemico che integri la valutazione del rischio nei processi organizzativi, nella gestione delle risorse umane e nei programmi formativi rivolti agli operatori».
Nel corso della mattinata sono stati presentati i dati dell’Osservatorio regionale sulla violenza nei confronti degli operatori sanitari, insieme ai contributi di esperti provenienti dagli enti del Servizio Sanitario Regionale. Gli interventi hanno affrontato diversi aspetti del fenomeno, tra cui l’analisi del rischio, i profili medico-legali, le strategie organizzative e l’utilizzo delle tecniche di de-escalation nella gestione dei comportamenti aggressivi.
In linea con l’andamento nazionale, i dati dell’Osservatorio Regionale mostrano che nel 2025 sono stati coinvolti in episodi di violenza complessivamente 397 operatori sanitari. Le aggressioni interessano prevalentemente operatrici sanitarie di sesso femminile (69,5%) e colpiscono soprattutto il personale infermieristico, che rappresenta il 72% degli operatori coinvolti. Nella maggior parte dei casi si tratta di aggressioni verbali (71%), mentre nel 67% degli episodi l’autore dell’aggressione è il paziente.
I contributi presentati hanno offerto una lettura articolata del fenomeno, evidenziando la necessità di sviluppare strategie integrate di prevenzione che coinvolgano gli ambiti organizzativi, formativi, clinici e culturali. La prevenzione della violenza non può limitarsi alla gestione degli episodi quando si verificano, ma deve tradursi nella costruzione di contesti di lavoro più sicuri, nel rafforzamento delle competenze degli operatori e nella promozione di una cultura diffusa del rispetto e della sicurezza nei luoghi di cura.
«In questo quadro – afferma Calcinaro – il lavoro avviato dalla Regione Marche, attraverso le attività del CeRGeRS, insieme ai referenti del rischio clinico e alle Direzioni degli Enti del Servizio sanitario regionale, rappresenta un passo importante verso una visione condivisa e coordinata del fenomeno. Il rafforzamento della rete regionale e delle azioni di governance del rischio consentirà di trasformare le evidenze emerse e le esperienze maturate in interventi concreti di prevenzione e miglioramento organizzativo. A questo si aggiunge il recente intervento concreto riguardo le indennità economiche previste per gli operatori di Pronto Soccorso, i più esposti al rischio di aggressioni».
L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni e professionisti, finalizzato a consolidare le strategie di prevenzione e a promuovere ambienti di lavoro più sicuri per il personale sanitario e socio-sanitario, nella consapevolezza che tutelare chi lavora nella sanità significa proteggere l’intero sistema di cura e garantire condizioni adeguate per un’assistenza di qualità ai cittadini.
«A oggi la credibilità della Rete Oncologica Regionale delle Marche, una vera e propria eccellenza della nostra regione, risulta compromessa dalla decisione presa dalla giunta regionale con un vero e proprio blitz lo scorso 31 dicembre. Le figure e il metodo utilizzato per nominarne il Coordinamento, infatti, sollevano gravi preoccupazioni anche sull’efficacia di un organismo strategico per la cura dei pazienti oncologici».
A dirlo, con una nota stampa, è il consigliere regionale Fabrizio Cesetti, che, dopo aver partecipato ieri alla Commissione consiliare “Sanità e Politiche sociali” dove è stata posta la questione, ha presentato un’interrogazione sottoscritta da tutti i gruppi di opposizione per evidenziare «i rischi che potrebbero compromettere la governance clinica di una rete fondamentale per chi affronta patologie tumorali».
«Alla guida del Coordinamento – spiega Cesetti – è stato collocato un dirigente privo di specifica competenza specialistica in oncologia, mentre tale funzione richiederebbe qualifiche altamente specialistiche e comprovata esperienza. Non sono inoltre stati esplicitati i criteri tecnico-scientifici adottati per le nomine, né i requisiti minimi richiesti. La composizione dello stesso Coordinamento evidenzia poi una prevalenza di profili amministrativi rispetto a figure cliniche specialistiche, in contrasto con il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 che pone al centro la governance clinica qualificata. Ancora più allarmante è la previsione di supplenti con profili eterogenei, senza garanzie di continuità tecnico-scientifica».
L’esponente dem sottolinea come nella giunta affiorino «serie crepe sugli indirizzi di politica sanitaria. Quando l’assessore sostiene con dichiarazioni alla stampa che tempo addietro egli avrebbe agito in maniera diversa non critica il suo predecessore Saltamartini, ma il presidente Acquaroli, che resta il titolare della politica sanitaria della Regione Marche. In ogni caso, se l’assessore è consapevole dell’inadeguatezza di questa pilatesca soluzione, ammettendo che è una scelta temporanea e lasciando intendere che in futuro si potrebbe affidare la guida a un oncologo, perché non si è assunto subito la responsabilità di una scelta del genere?».
«I pazienti oncologici marchigiani – conclude Cesetti – meritano di meglio. Dietro ogni decisione ci sono persone in cura che meritano certezze. Chiediamo alla giunta regionale di rivedere quanto prima la governance della Rete Oncologica Regionale, assicurando professionisti con specializzazione oncologica e criteri di nomina pubblici e coerenti con gli standard nazionali. Solo così la Rete potrà esercitare il suo ruolo strategico per la salute dei cittadini».
Ma la replica dell’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro, arriva in un batter d’occhi: «Con la costituzione della rete oncologica avvenuta dopo tanti anni, la regione Marche ha avuto accesso ad oltre un milione di euro per finanziare progetti di sostegno e ricerca alla oncologia: questo è il dato che interessa la, purtroppo ampia, platea di pazienti interessati dalla malattia oncologica. E la rete sta già funzionando in questi primi tre mesi dell’anno con incontri e scadenze incentrate sulla presentazione di progetti concreti da finanziare portati avanti dagli dagli oncologi della nostra regione. A fronte di questo purtroppo c’è un Cesetti che non si smentisce mai: una crociata contro l’assessore del suo stesso territorio e non per la sanità. Criticando la costituzione della rete oncologica lui critica un atto che è mancato per quindici anni in questa Regione, compreso il quinquennio in cui lui spadroneggiava in giunta. Ma critica anche il contributo e lo spirito di reciproca collaborazione delle migliori eccellenze di questa regione che sono presenti nella rete, come titolari o supplenti, e che con la loro presenza hanno permesso di sbloccare fondi per oltre un milione sull’oncologia in questo nuovo anno. La sua guerra personale, di cui si sono accorte anche le pietre, ormai travolge tutto e tutti ma purtroppo avendo governato anche lui questa Regione in cinque anni presto dimenticati dai marchigiani, travolge anche se stesso e gli insuccessi come quello di non aver voluto mettere mano sulla rete oncologica».
«Sarebbe un grave errore attendere l’inaugurazione del nuovo ospedale di Campiglione per dare soluzione ai gravissimi disservizi che si registrano quotidianamente presso il servizio farmaceutico dell’Ast di Fermo, ubicato in via Zeppilli. Giungono segnalazioni preoccupanti da parte di pazienti, molto spesso anziani o soggetti affetti da patologie croniche e oncologiche, costretti ad attendere a lungo fuori dal locale deputato alla distribuzione, in condizioni di evidente disagio. Si tratta di utenti che sono obbligati a recarsi presso questo punto di erogazione in maniera periodica e ripetuta, subendo sistematicamente le carenze strutturali della sede. Molti di loro, vista la criticità della situazione, a volte sono persino costretti a rinunciare al ritiro dei farmaci. Qui la politica e la Giunta regionale c’entrano poco: si tratta chiaramente di un problema di ordine organizzativo che deve essere sanato quanto prima». A sottolinearlo è il consigliere del Partito Democratico Fabrizio Cesetti, a margine della seduta del Consiglio Regionale che ha discusso un suo atto ispettivo per sollecitare provvedimenti volti a ovviare a questi gravi disservizi e, in particolare, a invitare la Direzione dell’Ast di Fermo a distribuire i farmaci in una struttura più adeguata e accessibile a tutti gli utenti.
«D’altra parte – sottolinea Cesetti – se la Direzione dell’Ast di Fermo la scorsa estate, guarda caso alla vigilia delle elezioni, ha trovato tempo e soprattutto sprecato risorse per trasportare letti e mobilio dall’ospedale di Amandola a Fermo al fine di allestire l’inaugurazione ‘farlocca’ della nuova struttura di Campiglione, perché non dovrebbe trovarne per migliorare un servizio essenziale come quello farmaceutico, così da alleviare le sofferenze e i disagi di chi ha difficoltà motorie e, in attesa del proprio turno, non avendo a disposizione neanche sedie o panche, è costretto a sedersi direttamente sui gradini, in una condizione che mortifica la dignità delle persone e contraddice i principi di umanizzazione delle cure che dovrebbero ispirare il Servizio Sanitario Regionale?».
«Peraltro – conclude Cesetti – trovare una sede alternativa sarebbe anche un modo per garantire i requisiti minimi di sicurezza per i pazienti e per il personale di quel servizio. Competenza che tra l’altro rientra nelle prerogative della stessa Ast. Per carità, mi rendo conto che forse questo è chiedere troppo a una Direzione che mesi fa, nonostante le denunce e le segnalazioni di pericolo da parte delle organizzazioni sindacali, non aveva eseguito i lavori di messa in sicurezza del soffitto del suo Dipartimento Sicurezza, lasciando che questo, alla fine, crollasse».
All’ospedale Murri si attiva l’ambulatorio di Oftalmologia pediatrica di primo livello dedicato alla fascia d’età 6 – 14 anni. L’ambulatorio sarà pienamente operativo da aprile, il venerdì mattina, presso il poliambulatorio Ex Inam di Fermo (vicino all’ospedale Murri), e sarà gestito dalle dr.sse Fortuna e Scarinci.
Saranno eseguite prime visite oculistiche e valutazioni ortottiche. Prenotazione effettuabile, una volta in possesso di impegnativa, con le stesse modalità dell’ambulatorio pediatrico del giovedì mattina (nella sede distrettuale di Porto San Giorgio, riservato ai bambini dai 3 agli 8 anni).
Vi è anche la possibilità di prenotare la valutazione di secondo livello per tutte le fasce di età presso l’ambulatorio del martedì mattina, sempre nella sede del poliambulatorio Ex Inam. In questo caso le visite saranno svolte dal dr. Spinucci e dalla dr.ssa Sottanella.
La Pediatria del Murri, dunque, continua ad ampliare i servizi rivolti ai più piccoli. Si ricorda, infatti, che, nel reparto guidato dal settembre del 2024 dalla dr.ssa Veronica Albano, sono stati attivati gli ambulatori specialistici di Gastroenterologia pediatrica, di Endocrinologia pediatrica, di Diagnostica complessa e, grazie alla collaborazione col direttore della pediatria del Salesi, dr. Salvatore Cazzato, anche di Pneumologia pediatrica. Attivi anche gli ambulatori per Emangiomi infantili, quello neonatale ed Eco-encefalo, e quello di Follow up Neuro-sviluppo. E’ stato anche organizzato l’ambulatorio specialistico di Cardiologia pediatrica. Una crescita che interessa la Pediatria ma che è stata ed è possibile grazie alla collaborazione e alla sinergia di diversi reparti del Murri (come in questo caso, per l’Oftalmologia pediatrica, dell’Oculistica guidata dal dr. Carlo Sprovieri) con l’obiettivo comune e condiviso, insieme alla Direzione medico-ospedaliera e alla Direzione generale dell’Ast Fermo, guidata dal dr. Roberto Grinta, di una sempre maggiore attenzione all’età pediatrica in tutte le sue sfaccettature e complessità.
In Pediatria è stata anche potenziata l’équipe medica (arrivati cinque nuovi Pediatri e altri due sono previsti per l’anno in corso) con professionisti di altissima levatura come, ad esempio, la neonatologa Monica Santoni, e rafforzata la sinergia con l’Azienda ospedaliera universitaria delle Marche e con i Pediatri di libera scelta sul territorio.
Si ricordano anche i progetti legati all’ambulatorio di nutrizione e quelli mirati al supporto diagnostico e terapeutico dell’obesità. E’ stata attuata anche la campagna di vaccinazione per il Vrs (Virus Respiratorio Sinciziale), portata avanti dal reparto e dal Centro vaccinale. Avviati anche i colloqui prenatali e per la sensibilizzazione all’aderenza dei programmi di screening volontario (screening Sma) ed alle vaccinazioni.
Il Comune di Porto San Giorgio aderisce alla campagna Aido sulla sensibilizzazione e sulla raccolta del consenso alla donazione in concomitanza con il rilascio o il rinnovo della carta d’identità.
«L’iniziativa – spiega l’associazione – nasce dal fatto che a seguito della circolare n.76/2025 del Ministero dell’Interno, le carte di identità cartacee dal 3 agosto 2026 non saranno più valide, perciò fino a quella data si presume che le richieste di rinnovo del documento di identità aumenteranno notevolmente. La sezione fermana dell’Aido, consapevole dell’importanza della scelta che ogni cittadino può fare per la donazione degli organi al momento del rinnovo della carta di identità, ha deciso di impegnarsi in una campagna di informazione che coinvolgerà tutti i 40 comuni della provincia di Fermo. Il primo incontro si è avuto ieri a Porto San Giorgio. Il Comune ha prontamente risposto alla richiesta avanzata dall’Aido di un incontro che ha visto la partecipazione del sindaco Valerio Vesprini, dell’intero staff dell’ufficio Anagrafe e dei volontari Aido rappresentati dal presidente provinciale Luca Moreschini e dalla presidente comunale Mimma Paci. L’Amministrazione Comunale si è detta pronta a collaborare, permettendo l’affissione di alcuni cartelli motivazionali forniti dall’associazione Aido, che invitano il cittadino a dire sì alla donazione. Il personale amministrativo dell’ufficio Anagrafe ha avuto la possibilità di approfondire il tema della donazione degli organi in modo da poter essere di supporto al cittadino nel momento di esprimere la propria decisione nel merito della donazione degli organi».

Da destra il direttore generale Ast Fermo Roberto Grinta, il direttore amministrativo Riccardo Mario Paoli e l’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro
Questa mattina, nella sala riunioni dell’ospedale Murri di Fermo, è stato presentato ufficialmente alla stampa il nuovo direttore amministrativo dell’Ast di Fermo, il dottor Riccardo Mario Paoli. Al tavolo con il nuovo direttore amministrativo, il direttore generale Ast Fermo, dottor Roberto Grinta, e l’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro. In sala i direttori dei Dipartimenti e numerosi direttori di unità operativa, sia sanitari che amministrativi.
«Il dottor Paoli, a cui do il benvenuto a nome di tutta l’Azienda, prenderà servizio il primo aprile in virtù dei tempi amministrativi e legali legati al suo incarico in Friuli – spiega il dottor Grinta – il suo nominativo è stato selezionato da un elenco regionale, pubblicato solo di recente. Ha spiccate capacità organizzative e aggregative. E’ la figura più idonea a ricoprire questo incarico per l’Azienda e per il territorio. Abbiamo dinanzi obiettivi ben precisi che dobbiamo e vogliamo centrare, e si raggiungono solo lavorando tutti insieme verso un’unica direzione».
Originario di Ancona, Paoli ha ricoperto numerosi e prestigiosi incarichi professionali, dalla direzione amministrativa dell’Inrca a quello di sub-commissario amministrativo all’Ast di Ancona. Arriva dal Friuli, si diceva, dove è stato direttore amministrativo di azienda territoriale e di azienda regionale di coordinamento.
«Il direttore amministrativo è una “pedina” fondamentale in un ingranaggio complesso. Si è arrivati alla nomina del dottor Paoli con estrema velocità. Quando mi sono insediato – le parole dell’assessore Calcinaro – non c’era nemmeno la commissione per formare l’elenco dei direttori amministrativi. Credo che la scelta sia ricaduta sulla figura più utile all’Azienda che dovrà affrontare, da qui a un anno, sfide importanti come quella del nuovo ospedale di Campiglione di Fermo ma anche le aperture territoriali da finanziamenti Pnrr e le relative allocazioni delle assunzioni straordinarie. E poi anche la riconversione dell’ospedale Murri. Paoli è un professionista che vanta un’esperienza solida, aiuterà sicuramente l’azienda e il territorio».
«Ringrazio il direttore generale e l’assessore per l’accoglienza e per le parole di stima – il commento del nuovo direttore amministrativo Paoli – affronto umilmente questo nuovo incarico e sono davvero felice di poter lavorare in un’azienda sanitaria territoriale come quella di Fermo. Abbiamo dinanzi sfide importanti, come ricordato dall’assessore e dal direttore generale, in primis il nuovo ospedale ma non solo. Arrivo, ripeto, con l’umiltà di apprendere, e al contempo pronto a calare sul territorio quel che può servire delle mie esperienze pluri-aziendali e pluri-regionali. Cercherò di portare nel Fermano i lati positivi di quanto da me appreso nel mio trascorso lavorativo».

Da destra il direttore generale Ast Fermo Roberto Grinta, il direttore amministrativo Riccardo Mario Paoli e l’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro
Allarme rientrato per il dott. Giorgio Zaraca ed i suoi pazienti, il direttore della Uoc Otorinolaringoiatria dell’Ast di Fermo infatti è riuscito a tornare in Italia da Dubai dove si trovava in questi giorni.«Al fine di tranquillizzare gli utenti e i pazienti, sono a comunicare che non si è registrato alcuno stop alle sedute operatorie e all’attività clinica e ambulatoriale del nostro reparto» è quanto comunica il dr. Giorgio Zaraca.
Il direttore, infatti, causa crisi mediorientale, è stato trattenuto più del dovuto a Dubai, ma nonostante ciò ha subito organizzato il lavoro con la sua équipe ed è già rientrato in Italia. Questa mattina è tornato regolarmente al lavoro in reparto.
Si è concluso con un bilancio positivo il primo appuntamento del ciclo di incontri dedicati alla salute e alla prevenzione, tenutosi nella mattinata di ieri presso il Polo Culturale “Carlo Pascucci Righi” di Monteleone di Fermo.
L’iniziativa, promossa nell’ambito del progetto Smart Village 2.0 e dall’Ambito Territoriale Sociale XIX (Ats XIX), ha registrato una folta presenza di cittadini, confermando l’importanza di portare i temi del benessere psicofisico direttamente sul territorio.
L’incontro, dal titolo “Gestire lo stress e le preoccupazioni“, ha offerto ai partecipanti un percorso teorico e pratico sulle tecniche di rilassamento e sulla mindfulness, fornendo strumenti concreti per affrontare con maggiore equilibrio le sfide della quotidianità.
A margine della giornata, il Sindaco di Monteleone di Fermo ha espresso la propria soddisfazione per l’adesione della comunità: «Il successo di questo primo incontro dimostra quanto sia fondamentale investire nella cultura della prevenzione e nel sostegno psicologico dei nostri cittadini. Vedere il nostro Polo Culturale così partecipato è il segno di una comunità viva e attenta alla propria salute. Come Amministrazione, insieme ad Ats XIX e ai partner scientifici, crediamo fermamente che fornire strumenti per la gestione dell’equilibrio emotivo e dell’invecchiamento sia un atto di cura necessario per il tessuto sociale. Dopo l’ottimo riscontro di oggi, invitiamo tutti a partecipare al prossimo appuntamento del 18 marzo, dedicato a un tema cruciale come la tutela della memoria».
Il programma proseguirà mercoledì 18 marzo, alle ore 10:00, sempre al Polo Culturale “Carlo Pascucci Righi”, con il seminario “Capire la memoria”. L’incontro si focalizzerà sulla distinzione tra invecchiamento fisiologico e patologico, analizzando i “campanelli d’allarme” e le strategie attive di mantenimento per preservare le funzioni cognitive nel tempo.
Una rete per il territorio Il progetto è sostenuto dal Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e si avvale della collaborazione di un prestigioso partenariato che include Meding Care, nuova ricerca.agenzia res, Università Politecnica delle Marche, Ast Fermo e Inrca.
Contatti: 351 5297674
Sabato 7 marzo alle ore 9.00, presso l’Ospedale dei Sibillini “Beato Antonio di Amandola”, si terrà la cerimonia di consegna ufficiale del sistema di compressione toracica Lucas 3 (v3.1), dispositivo medico automatico portatile progettato per eseguire rianimazione cardiopolmonare (Rcp) di alta qualità nei pazienti colpiti da arresto cardiaco.
L’acquisizione del dispositivo rappresenta un significativo potenziamento delle dotazioni tecnologiche a supporto del Sistema di Emergenza Territoriale 118 e rafforza in modo concreto la capacità di risposta sanitaria in un’area caratterizzata da particolare complessità orografica e tempi di percorrenza variabili.
Il sistema Lucas 3 è progettato per garantire compressioni toraciche automatiche, costanti e conformi agli standard internazionali di qualità della Rcp, riducendo l’affaticamento dei soccorritori e assicurando la continuità del massaggio cardiaco anche durante le fasi di trasporto in ambulanza.
L’utilizzo del dispositivo è particolarmente indicato negli interventi extra-ospedalieri, nelle attività di soccorso, durante il trasferimento del paziente in ambulanza, in contesti operativi complessi dove la continuità della manovra rianimatoria può risultare difficoltosa. La disponibilità del massaggiatore meccanico consente di mantenere elevati standard assistenziali anche in scenari logistici critici, contribuendo ad aumentare la sicurezza del paziente e degli operatori. Si tratta del primo massaggiatore meccanico automatico in dotazione sui mezzi di soccorso sanitario nel territorio della Ast di Fermo.
Il dispositivo sarà assegnato all’Ast di Fermo per il rafforzamento del Set – Sistema di Emergenza Territoriale 118 – e verrà posizionato sul Mezzo di Soccorso Avanzato (Msa) della Potes 118 di Amandola (Postazione Territoriale di Emergenza Sanitaria), operativa nella zona montana a cavallo delle province di Fermo e Ascoli Piceno.
L’integrazione del sistema Lucas nella dotazione del mezzo Msa consente di ottimizzare la qualità delle manovre rianimatorie; garantire continuità assistenziale durante il trasporto verso i presidi ospedalieri; migliorare l’efficienza operativa dell’equipaggio; rafforzare la rete dell’emergenza sanitaria in area interna e montana.
L’acquisto del dispositivo è stato effettuato dalla Croce Rossa Italiana – Comitato dei Sibillini OdV attraverso la partecipazione al bando “Dotazioni sanitarie per Enti del Terzo Settore” promosso nel 2024 dalla Fondazione Carisap, nell’ambito del progetto “Sibillini Heart Restart”.
Il valore complessivo del bene è pari a euro 13.500 (Iva compresa). La Fondazione Carisap ha sostenuto il 60% dell’investimento, confermando il proprio impegno nel supporto alle iniziative di rafforzamento del sistema sanitario territoriale e delle organizzazioni del Terzo Settore attive in ambito sociosanitario.
Alla cerimonia di consegna interverranno: Valeria Corbelli, Presidente Cri Comitato dei Sibillini – moderatrice; Paolo Calcinaro, Assessore alla Sanità Regione Marche; il sindaco di Amandola Adolfo Marinangeli; il direttore Ast Fermo Roberto Grinta; Maurizio Frascarelli, Presidente Fondazione Carisap e Rosaria Del Balzo Ruiti, Presidente Regionale CRI Marche
Al termine della cerimonia ci sarà una dimostrazione pratica utilizzando l’attrezzatura su un manichino. L’iniziativa rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni sanitarie, enti locali, fondazioni di origine bancaria e organizzazioni del volontariato, finalizzata al miglioramento continuo della qualità e dell’accessibilità delle cure, con particolare attenzione ai territori montani e alle comunità delle aree interne.
Numeri in aumento e progetti di ulteriore crescita nel futuro è quanto è stato evidenziato ieri 1 marzo durante l’assemblea annuale ordinaria dell’Avis comunale di Petritoli che raccoglie i donatori dei comuni di Petritoli, Montegiberto, Ponzano Di Fermo, Montottone, Moresco, Monte Vidon Combatte, Ortezzano, Monte Rinaldo, Monsampietro Morico, Montelparo e Monteleone Di Fermo. Dal direttivo, dopo i ringraziamenti alle amministrazioni comunali di riferimento ed i saluti portati dalla presidente provinciale Elena Simoni, sono stati presentati all’approvazione dei soci i bilanci consuntivo del 2025 e preventivo del 2026 che l’assemblea ha approvato.
Ma non solo di numeri si è parlato che comunque hanno messo in evidenza un aumento delle donazioni sia di sangue intero, 269, con un +20%, che di plasma , ben 77, con un aumento del 10%, n linea con quelli provinciali che hanno visto in incremento di 1285 (+20% circa) di donazioni complessive. Attraverso il presidente Gaetano Massucci la comunale ha voluto analizzare le difficoltà e le necessarie strade da percorrere per migliorare i numeri e la cultura del dono.
«Nonostante la presenza di nuove adesioni non siamo del tutto soddisfatti soprattutto in riferimento all’invecchiamento della popolazione dei donatori con la progressiva esclusione di persone per età o per malattie intercorrenti. Da qui il nostro impegno per i prossimi anni ed in particolare per il 2026 per attrarre sempre più giovani a diventare donatori. Dovremo riuscire a far passare in modo più convincente il messaggio che il sangue è una delle risorse più preziose in ambito sanitario. Non sempre ci si rende conto di quanto spesso sia necessario il sangue. Alcuni credono che gli ospedali ne abbiano bisogno solo in caso di emergenza, ignorando che i pazienti sottoposti a cure oncologiche o malattie croniche necessitano di trasfusioni regolari».
»Le routine moderne lasciano poco tempo libero alle persone. Tra lavoro, famiglia e impegni personali, sembra che non ci sia più tempo per donare. Non sempre è facile raggiungere i centri di raccolta e chi desidera donare potrebbe trovare il luogo scomodo o di difficile accesso il che scoraggia la partecipazione regolare. Proprio per questo – conclude Massucci – abbiamo iniziato un percorso di organizzazione, in collaborazione con la Ast, per la costituzione di un punto prelievi a Petritoli che possa essere di maggiore prossimità per il donatore. Sarà importante per il futuro nella promozione del la cultura del dono impegnarci nell’aspetto educativo con l’aiuto di tutte le agenzie preposte a questo: scuole, famiglie e parrocchie. Il 2026 sarà l’anno che ci vedrà rientrare nella sede rinnovata, dopo il lungo periodo con sede provvisoria in un container per i lavori nel distretto sanitario di Petritoli. Sicuramente sarà più agevole impegnarci a raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti davanti in collaborazione stretta con la nostra AST, con il centro trasfusionale ed in sinergia con l’Avis provinciale».









