
Andrea Susino
«Una narrazione che mette sotto il tappeto questioni strutturali e pompa oltremodo l’ordinario». E’ quanto contestano dal gruppo consiliare Pd di Porto San Giorgio all’amministrazione guidata dal sindaco Valerio Vesprini.
A monte, secondo i dem, ci sarebbe una «narrazione rabbiosa che alcuni componenti della maggioranza stanno riversando sui social con il solito dito puntato contro l’amministrazione Loira. Il sindaco Vesprini tace. Forse in tempo di quaresima vuole ripercorrere il rinnegamento di Pietro facendo finta di non conoscere quella stagione politica, ma il gallo ha già cantato tre volte» che lascia i consiglieri basiti.
«Ce ne rammarichiamo noi per lui (il sindaco, ndr), perché il primo che dovrebbe sentirsi offeso da tanto veleno dovrebbe essere proprio Vesprini. Venendo ai temi, vorremmo solo ricordare che mai è esistita e mai esisterà una giunta che non abbia ereditato delle criticità dalla precedente, così come quella attuale ne lascerà alla prossima. Per esempio, l’immobilismo sulla zpu8, tra le vie Solferino, D’Annunzio e piazzale Carducci, e il tanto sbandierato accordo con Fermo per localizzare l’ecocentro, che non è una discarica come qualcuno sta facendo passare, servizio essenziale per migliorare la qualità della vita dei cittadini e ridurre la Tari, ecocentro oggi ancora relegato nell’area dismessa del depuratore e che blocca lo sviluppo dell’intero comparto, inclusa la parte dell’ex lavanderia. Ad oggi non se ne trova traccia. Così come non si trova traccia di questioni strategiche e fondamentali, di cui la politica dovrebbe occuparsi, come la tariffa puntuale, il nuovo Prg e tanto altro ancora. Svaniti nel nulla i lavori di alcune opere che dovevano partire già dal 2023 e di cui continuiamo a leggere solo annunci. Noi non mettiamo in dubbio l’importanza della riqualificazione di alcune strade. Quale giunta non lo ha fatto? Stigmatizziamo però questa narrazione che mette sotto il tappeto questioni strutturali e che pompa oltremodo l’ordinario. Noi, al contrario di Vesprini, non siamo soliti rinnegare il passato e la stagione politica che ha visto germogliare tante opere e messo in pratica programmi, tuttavia non pretendiamo di ritenerci i salvatori del mondo e di risolvere tutto».
La giunta della Camera di Commercio delle Marche ha deliberato la riduzione di 200 mila euro del fondo destinato alla retribuzione di posizione e di risultato della dirigenza, disponendo contestualmente che l’utilizzo di tali risorse sia per il personale dipendente, il tutto senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dell’ente. Le economie conseguite saranno interamente utilizzate per misure di valorizzazione di tutto il personale dipendente e in particolare, per il rafforzamento del welfare.
La decisione mette a terra la volontà, più volte espressa in questi mesi, dall’organo politico e dall’organo amministrativo, di avviare un percorso di sviluppo e consolidamento delle professionalità che il personale della Cciaa Marche ha maturato negli anni di servizio.
«Le economie derivanti dalla riduzione delle risorse che erano destinate al trattamento accessorio dei dirigenti – sottolinea il presidente della Camera di Commercio delle Marche, Gino Sabatini – saranno destinate alla realizzazione di condizioni di lavoro sempre più favorevoli e funzionali a un’organizzazione solida e strutturata. Investire sulle persone che lavorano nell’ente significa anche rafforzare la capacità della Camera di Commercio di offrire servizi efficaci al sistema economico regionale».
Una quota significativa delle risorse destinate al personale sarà finalizzata allo sviluppo delle misure di welfare integrativo, con interventi orientati al miglioramento della qualità dell’ambiente lavorativo e al benessere dei dipendenti. «Tra gli ambiti su cui intendiamo intervenire – aggiunge Sabatini – vi è anche l’incentivazione di politiche di mobilità sostenibile per i dipendenti, all’interno di un più ampio percorso di attenzione alla qualità non solo dell’ambiente di lavoro ma anche del territorio in cui Camera Marche opera». Il provvedimento si inserisce in un programma più ampio di riorganizzazione interna della Camera di Commercio delle Marche, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo delle competenze e di conseguenza rendere sempre più efficiente e di pronta utilità l’attività di supporto alle imprese del territorio.

Il porto turistico di Porto San Giorgio (foto Cristiano Ninonà)
Dopo la sentenza del Tar Marche che ha respinto il ricorso della società Matteo e Paola Renzi & Co e Marinedì, che avevano contestato l’affidamento in house alla Sgds Multiservizi della gestione del porto turistico, ecco spuntare un altro ricorso che costringe il Comune rivierasco a costituirsi. Questa volta a finire nel mirino è proprio la sentenza dei giudici amministrativi dorici che verrà appellata innanzi al Consiglio di Stato per ottenere l’annullamento del provvedimento emanato in prima battuta. Lo stesso che, con sentenza n. 82/2026 depositata a gennaio, aveva dichiarato inammissibile il ricorso promosso confermando la piena legittimità dell’operato del Comune di Porto San Giorgio in relazione all’affidamento della gestione portuale alla società partecipata.
Il Tar aveva respinto integralmente tutte le contestazioni sollevate dai ricorrenti ritenendole tra le altre cose «carenti sotto il profilo della legittimazione, condannando inoltre le società ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio in favore del Comune e della Sgds» rilevò in una nota l’Amministrazione Vesprini.
Il ricorso contestava, come noto, la procedura di affidamento della concessione demaniale marittima e mirava all’annullamento della deliberazione del Consiglio comunale n. 18 del 20 maggio 2025, della concessione demaniale marittima rilasciata dal Comune alla Sgds, dell’ordinanza di immissione nel possesso dell’area portuale, nonché di tutti gli atti connessi e conseguenti alla scelta amministrativa adottata. I ricorrenti, in qualità di soci della società Marina di Porto San Giorgio, avevano quindi tentato di rimettere in discussione la decisione assunta dal Comune. Ora, chi pensava che la stagione dei contenziosi legati al porto fosse terminata, dovrà ricredersi. Saranno ancora una volta i giudici, nella fattispecie quelli del Consiglio di Stato, a pronunciarsi sul nuovo ricorso. Mentre la difesa dell’ente di via Veneto verrà affidata all’avv. Giacomo Graziosi che già ha rappresentato il Comune in altri contenziosi che hanno avuto a che fare con il porto turistico.
S.R.
«Sarebbe un grave errore attendere l’inaugurazione del nuovo ospedale di Campiglione per dare soluzione ai gravissimi disservizi che si registrano quotidianamente presso il servizio farmaceutico dell’Ast di Fermo, ubicato in via Zeppilli. Giungono segnalazioni preoccupanti da parte di pazienti, molto spesso anziani o soggetti affetti da patologie croniche e oncologiche, costretti ad attendere a lungo fuori dal locale deputato alla distribuzione, in condizioni di evidente disagio. Si tratta di utenti che sono obbligati a recarsi presso questo punto di erogazione in maniera periodica e ripetuta, subendo sistematicamente le carenze strutturali della sede. Molti di loro, vista la criticità della situazione, a volte sono persino costretti a rinunciare al ritiro dei farmaci. Qui la politica e la Giunta regionale c’entrano poco: si tratta chiaramente di un problema di ordine organizzativo che deve essere sanato quanto prima». A sottolinearlo è il consigliere del Partito Democratico Fabrizio Cesetti, a margine della seduta del Consiglio Regionale che ha discusso un suo atto ispettivo per sollecitare provvedimenti volti a ovviare a questi gravi disservizi e, in particolare, a invitare la Direzione dell’Ast di Fermo a distribuire i farmaci in una struttura più adeguata e accessibile a tutti gli utenti.
«D’altra parte – sottolinea Cesetti – se la Direzione dell’Ast di Fermo la scorsa estate, guarda caso alla vigilia delle elezioni, ha trovato tempo e soprattutto sprecato risorse per trasportare letti e mobilio dall’ospedale di Amandola a Fermo al fine di allestire l’inaugurazione ‘farlocca’ della nuova struttura di Campiglione, perché non dovrebbe trovarne per migliorare un servizio essenziale come quello farmaceutico, così da alleviare le sofferenze e i disagi di chi ha difficoltà motorie e, in attesa del proprio turno, non avendo a disposizione neanche sedie o panche, è costretto a sedersi direttamente sui gradini, in una condizione che mortifica la dignità delle persone e contraddice i principi di umanizzazione delle cure che dovrebbero ispirare il Servizio Sanitario Regionale?».
«Peraltro – conclude Cesetti – trovare una sede alternativa sarebbe anche un modo per garantire i requisiti minimi di sicurezza per i pazienti e per il personale di quel servizio. Competenza che tra l’altro rientra nelle prerogative della stessa Ast. Per carità, mi rendo conto che forse questo è chiedere troppo a una Direzione che mesi fa, nonostante le denunce e le segnalazioni di pericolo da parte delle organizzazioni sindacali, non aveva eseguito i lavori di messa in sicurezza del soffitto del suo Dipartimento Sicurezza, lasciando che questo, alla fine, crollasse».
«Sull’ipotesi di fusione dei quattro poli universitari marchigiani mi permetto di esprimere, anche a nome di Confartigianato, una chiara contrarietà. Condivido in questo senso il pensiero dell’ex Rettore dell’Università Politecnica delle Marche Sauro Longhi, che ha ricordato come le dimensioni di un ateneo non siano automaticamente proporzionali alla qualità e all’efficienza. Pensare che un’unica grande università regionale possa rappresentare la soluzione rischia di essere una semplificazione che non tiene conto delle peculiarità del nostro territorio».
E’ quanto si legge in una nota a firma Giorgio Menichelli, segretario generale di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo.
«Quello che riteniamo fondamentale è invece – aggiunge il segretario – tutelare e valorizzare le singole eccellenze universitarie della regione. Più che promuovere l’idea di un’unica “Università delle Marche”, crediamo sia necessario rafforzare l’idea di un vero sistema marchigiano della formazione universitaria. Un sistema diffuso e integrato, capace di generare valore proprio grazie alla pluralità delle sue istituzioni. Le Marche rappresentano infatti un modello equilibrato. Ogni ateneo ha sviluppato nel tempo competenze specifiche, nicchie di eccellenza e relazioni consolidate con il tessuto economico e sociale dei territori. Non dimentichiamo, ad esempio, che l’Università di Macerata è stata istituita nel 1290, l’Università di Camerino nel 1336: storie, quindi, che rappresentano un patrimonio culturale e identitario per l’intera regione».
Confartigianato lo vede ogni giorno: «Nei territori interni e nelle città di provincia l’università non è solo un luogo di formazione, ma – continua Menichelli – un vero motore di sviluppo. Accorpare tutto in un unico grande soggetto rischierebbe di indebolire questo radicamento e di disperdere quella storicità e specializzazione che rappresentano un valore unico. Il dibattito che si è riacceso può però essere un’occasione utile. Più che puntare alla fusione degli atenei, riteniamo necessario rafforzare il coordinamento tra le università marchigiane, sviluppando maggiori sinergie, servizi condivisi e collaborazioni, mantenendo però l’autonomia che consente a ciascun ateneo di essere incisivo nel proprio ambito e nel dialogo con il mondo produttivo. Allo stesso tempo si può lavorare a una migliore organizzazione degli indirizzi di studio a livello regionale, evitando sovrapposizioni laddove risultino poco funzionali e valorizzando invece le specificità di ciascuna università. Infine, va sottolineato il valore della formazione in presenza. La capillarità delle sedi universitarie rappresenta un elemento fondamentale sia per la qualità dell’apprendimento sia per la vitalità dei territori. La presenza degli studenti nelle città universitarie sostiene l’economia locale, rafforza il tessuto sociale e contribuisce a mantenere vive le comunità. La vera sfida, quindi, non è ridurre o accorpare, ma rafforzare il sistema universitario marchigiano nella sua pluralità, facendo della collaborazione tra gli atenei uno strumento di crescita senza rinunciare alla ricchezza delle loro identità».
https://cronachefermane.jef.it/2026/03/03/giacomo-rossi-milena-sebastiani-e-paolo-calcinaro-avviano-una-stretta-collaborazione-tra-civici-marche-e-i-marchigiani-per-acquaroli/746853/
Chi dice Scarfini dice Calcinaro? Beh è un refrain che circola a Fermo da mesi, per non dire anni. C’è infatti chi sostiene che l’assessore di Fermo, candidato a sindaco alle prossime elezioni comunali, sia sostanzialmente un “prolungamento” dell’ex primo cittadino, oggi assessore regionale alla Sanità.
Che ci sia un rapporto molto stretto e una totale sintonia nessuno dei due lo ha mai negato, anzi. Proprio Calcinaro è stato tra i primi, insieme al vicesindaco reggente Mauro Torresi, a sostenere la decisione dell’assessore di correre per la fascia tricolore. Ma i più maligni sostengono che la candidatura di Scarfini potrebbe essere nulla più che una mossa dell’ex sindaco di restare al timone della città, ma in questo caso con un ruolo ombra. E come era facile prevedere, in queste ore è iniziato a circolare sui social un fotomontaggio del cartellone elettorale di Scarfini “da sempre tra i fermani”…sì ma con il volto di Calcinaro.
Ed è proprio l’ex sindaco che, con un post, replica alla goliardata (intendiamoci, nulla di più. E forse la parte più bella, ironica e “leggera” di una campagna elettorale che si preannuncia velenosa, sulla scia delle recenti Regionali). Calcinaro replica con sarcasmo ma è innegabile percepire una certa acredine, nemmeno troppo velatama, tra le righe. D’altronde lui lo ammette, è “piccoso”, a differenza dell’assessore. E va dritto contro i (suoi/loro) competitor.
Mattinata angosciante ad Ascoli, precisamente a Campo Parignano. In un cantiere di via Montenero, all’interno di un bagno chimico, è stato ritrovato il corpo senza vita di un uomo.
A fare la macabra scoperta gli operai a lavoro, che hanno subito lanciato l’allarme. I sanitari del 118, arrivati sul posto, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.
Intervenuti quindi gli agenti della Questura di Ascoli e della Polizia scientifica per i rilievi del caso. Non diffusa, al momento, l’identità della vittima, che potrebbe essere deceduta tra le 24 e le 48 ore fa. E che potrebbe trattarsi, fanno sapere dalla Questura, di una persona di cui era stata segnalata la scomparsa sabato.
Per il momento si escluderebbe inoltre una morte violenza. È probabile, a questo punto, che sul corpo la Procura di Ascoli disponga l’autopsia per scoprire le cause della morte.
Il nuovo aumento dei prezzi dei carburanti, in un contesto internazionale segnato dalla guerra in Iran e dalle tensioni sui mercati energetici, sta generando forte preoccupazione tra cittadini e imprenditori. Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo guarda con attenzione all’andamento dei listini alla pompa e alle ricadute che questi rincari stanno producendo sul sistema produttivo locale. Particolarmente esposto è il comparto dell’autotrasporto, settore fondamentale per il funzionamento dell’economia e per la distribuzione delle merci lungo tutta la filiera produttiva e commerciale. Gli aumenti registrati negli ultimi giorni stanno alimentando il dibattito pubblico e hanno riacceso le accuse di possibili fenomeni speculativi lungo la filiera dei carburanti.
In questo quadro Confartigianato invita le istituzioni a monitorare con attenzione l’andamento dei prezzi e ad attivare tutte le verifiche necessarie, perché gli effetti dei rincari rischiano di ricadere direttamente su imprese e famiglie.
«La situazione che si sta delineando sul fronte dei carburanti desta forte preoccupazione – dice Enzo Mengoni, presidente territoriale Confartigianato Mc, Ap, Fm – Le tensioni geopolitiche internazionali incidono sulle quotazioni del petrolio, ma è necessario vigilare affinché non si creino fenomeni speculativi che finiscono per gravare su cittadini e imprese. Le prime a pagare il prezzo di questi rincari sono le imprese dell’autotrasporto e tutte le attività che dipendono dal trasporto su gomma. Il gasolio rappresenta una voce centrale nei costi di gestione delle flotte e può arrivare a pesare tra il 25% e il 35% dei costi operativi. Anche aumenti di pochi centesimi al litro, se protratti nel tempo, incidono in modo significativo sui conti delle imprese».
Entra nel merito Paolo Zengarini, responsabile interprovinciale Confartigianato Trasporti, che riflette: «Per i mezzi oltre le 7,5 tonnellate il rimborso delle accise attenua solo in parte l’impatto degli aumenti, mentre per i veicoli più leggeri il rincaro del carburante si traduce direttamente in maggiori costi per le imprese e, di conseguenza, per l’utenza finale. Per le aziende dell’autotrasporto l’introduzione della clausola Fuel Surcharge nei contratti scritti, che consente di adeguare le tariffe in relazione all’andamento del prezzo del gasolio, rappresenta uno strumento che può mitigare parzialmente gli effetti dei rincari. Per le altre imprese resta invece il riferimento alle tabelle di aggiornamento dei costi predisposte periodicamente dal Ministero. Riteniamo comunque necessario mantenere alta l’attenzione lungo tutta la filiera di approvvigionamento, anche alla luce del fatto che i carburanti attualmente in distribuzione sono stati acquistati e stoccati in precedenza. Per questo auspichiamo controlli puntuali da parte degli organi competenti».










