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sabato 21 Marzo 2026 - 22:26

Mauro Torresi

Elezioni provinciali, il vicesindaco reggente di Fermo, Mauro Torresi, entra in tackle sul centrosinistra che non ha presentato un suo candidato presidente. Lo fa senza risparmiarsi una dose di sarcasmo, e il clima elettorale in vista anche del voto per le Comunali di Fermo è già rovente: «C’è qualcosa di veramente innovativo – si legge in una nota del vicesindaco – nella scelta del centrosinistra fermano di non presentare un candidato alle provinciali. In un’epoca in cui tutti parlano di partecipazione, competizione, alternativa, loro hanno deciso di alzare l’asticella della strategia politica: “tanto non ci avrebbe votato nessuno”. È un approccio disarmante per sincerità. Niente slogan, niente conferenze stampa infuocate, niente appelli all’ultimo voto utile. Solo una presa d’atto preventiva della sconfitta. Sembrerebbe quasi una  nuova corrente di pensiero: il realismo rinunciatario» le considerazioni del vicesindaco reggente di Fermo che, insieme all’ex sindaco oggi assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro, si è da subito schierato in appoggio del candidato sindaco, e collega di giunta, Alberto Maria Scarfini. Ieri, invece, il centrosinistra ha presentato la sua candidata, Angelica Malvatani.

Ma torniamo alle stilettate di Torresi: «Certo, le provinciali non sono le elezioni più amate dal grande pubblico. Sai che esistono, ma non ricordi bene perché. Eppure hanno un peso, un significato politico, un valore simbolico. Rinunciare a presentare un candidato non è solo evitare una probabile sconfitta: è anche rinunciare a misurarsi, a contarsi, a mandare un segnale. La giustificazione del “tanto non ci avrebbe votato nessuno” ha un fascino quasi matematico. Se la sconfitta è probabile, perché correre? Se il risultato è incerto, meglio non rischiare. È una logica impeccabile, almeno fino a quando – incalza Torresi – non si applica anche alle prossime comunali, che distano appena pochi mesi. Perché, a ben pensarci, ogni elezione comporta un rischio. Ogni competizione può finire male. È la natura stessa della democrazia: si partecipa per vincere, ma si accetta la possibilità di perdere. Il punto è proprio questo perché in politica non si scende in campo solo quando si è sicuri del risultato. La politica è testimonianza, costruzione, presenza. È dire “ci siamo” anche quando il vento soffia contro. Soprattutto quando soffia contro. A pochi mesi dalle comunali, la scelta assume un significato che va oltre la tattica. Che messaggio arriva agli elettori? Che si combatte solo quando le probabilità sono favorevoli? Che la rappresentanza è un investimento da fare solo a rendimento garantito? Naturalmente si può leggere la decisione anche come un atto di praticità: concentriamo le energie dove conta di più. Ma la politica è fatta anche di simboli, di segnali, di fiducia. E la fiducia si costruisce partecipando, non sottraendosi. Paradossalmente, candidarsi e perdere- conclude il vicesindaco – avrebbe potuto essere un atto di forza. Un modo per dire: non ci tiriamo indietro. Perché a volte una sconfitta combattuta rafforza più di una vittoria annunciata altrove. In fondo, il rischio più grande non è perdere un’elezione. È abituarsi all’idea che non valga la pena provarci. E questo sì, sarebbe un concetto deleterio anche alle prossime comunali».