Il cuore di Montegranaro, il prossimo 22 marzo, tornerà a riempirsi di colori, profumi e tradizioni con la Fiera di San Giuseppe, uno degli appuntamenti più attesi della primavera.
Promossa dal Comune di Montegranaro – Servizio Commercio, la manifestazione rappresenta un importante momento di incontro, di valorizzazione del territorio e di riscoperta delle radici locali, capace ogni anno di attrarre visitatori da tutta la regione.
«Per un’intera giornata, dalle 8 alle 19, le vie del centro – rimarcano dal Comune – si trasformeranno in un grande spazio di festa, ospitando bancarelle di ogni genere, stand di artigianato creativo, hobbistica, oggettistica e prodotti tipici. Non mancheranno i banchi gastronomici con golosità del territorio e il mercatino di Campagna Amica, dove scoprire e acquistare le eccellenze agricole locali, espressione autentica della qualità marchigiana. Ad arricchire l’edizione 2026, anche l’attesa esposizione di auto d’epoca, un’occasione per appassionati e curiosi di ammirare da vicino modelli che hanno fatto la storia dei motori. Grande attenzione sarà riservata alle famiglie e ai bambini: presso l’Anfiteatro largo Conti, dalle 15 alle 19, arriverà il Ludobus, con giochi, animazioni e attività ludiche pensate per regalare momenti di spensieratezza e divertimento ai più piccoli. Durante la giornata sarà possibile anche visitare la Torre Civica, simbolo della città, aperta al pubblico a cura dell’Associazione Città Vecchia, con orari 9,30–12,30 e 15–17,30 in Corso Matteotti. La Fiera di San Giuseppe si conferma dunque come un evento che unisce tradizione, commercio e comunità, offrendo a cittadini e visitatori un’esperienza viva, autentica e piena di energia, nel segno della convivialità».
In occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, la Regione Marche ha promosso un momento di confronto e approfondimento dedicato alla sicurezza dei professionisti della sanità e alla prevenzione degli episodi di aggressione nei luoghi di cura.
L’iniziativa si è svolta ieri, 12 marzo 2026, coinvolgendo i referenti del rischio clinico degli enti del Servizio Sanitario Regionale, componenti del Centro Regionale per la Gestione del Rischio Clinico (CeRGeRS), riuniti in una sessione regionale coordinata dall’Agenzia Regionale Sanitaria attraverso una piattaforma virtuale condivisa.
«La violenza nei confronti degli operatori sanitari rappresenta un fenomeno complesso e in progressivo aumento – spiega l’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro – con rilevanti ricadute sul benessere psico-fisico del personale, sull’organizzazione dei servizi e sulla qualità della relazione di cura. In questa prospettiva, la prevenzione degli episodi di aggressione richiede un approccio sistemico che integri la valutazione del rischio nei processi organizzativi, nella gestione delle risorse umane e nei programmi formativi rivolti agli operatori».
Nel corso della mattinata sono stati presentati i dati dell’Osservatorio regionale sulla violenza nei confronti degli operatori sanitari, insieme ai contributi di esperti provenienti dagli enti del Servizio Sanitario Regionale. Gli interventi hanno affrontato diversi aspetti del fenomeno, tra cui l’analisi del rischio, i profili medico-legali, le strategie organizzative e l’utilizzo delle tecniche di de-escalation nella gestione dei comportamenti aggressivi.
In linea con l’andamento nazionale, i dati dell’Osservatorio Regionale mostrano che nel 2025 sono stati coinvolti in episodi di violenza complessivamente 397 operatori sanitari. Le aggressioni interessano prevalentemente operatrici sanitarie di sesso femminile (69,5%) e colpiscono soprattutto il personale infermieristico, che rappresenta il 72% degli operatori coinvolti. Nella maggior parte dei casi si tratta di aggressioni verbali (71%), mentre nel 67% degli episodi l’autore dell’aggressione è il paziente.
I contributi presentati hanno offerto una lettura articolata del fenomeno, evidenziando la necessità di sviluppare strategie integrate di prevenzione che coinvolgano gli ambiti organizzativi, formativi, clinici e culturali. La prevenzione della violenza non può limitarsi alla gestione degli episodi quando si verificano, ma deve tradursi nella costruzione di contesti di lavoro più sicuri, nel rafforzamento delle competenze degli operatori e nella promozione di una cultura diffusa del rispetto e della sicurezza nei luoghi di cura.
«In questo quadro – afferma Calcinaro – il lavoro avviato dalla Regione Marche, attraverso le attività del CeRGeRS, insieme ai referenti del rischio clinico e alle Direzioni degli Enti del Servizio sanitario regionale, rappresenta un passo importante verso una visione condivisa e coordinata del fenomeno. Il rafforzamento della rete regionale e delle azioni di governance del rischio consentirà di trasformare le evidenze emerse e le esperienze maturate in interventi concreti di prevenzione e miglioramento organizzativo. A questo si aggiunge il recente intervento concreto riguardo le indennità economiche previste per gli operatori di Pronto Soccorso, i più esposti al rischio di aggressioni».
L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni e professionisti, finalizzato a consolidare le strategie di prevenzione e a promuovere ambienti di lavoro più sicuri per il personale sanitario e socio-sanitario, nella consapevolezza che tutelare chi lavora nella sanità significa proteggere l’intero sistema di cura e garantire condizioni adeguate per un’assistenza di qualità ai cittadini.
Il 2025 si è chiuso con un segno negativo per l’export marchigiano. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Marche su dati Istat, le esportazioni regionali registrano una diminuzione del 7,6% rispetto al 2024, in controtendenza paragonata alla media nazionale che cresce del 3,3%.
Nel territorio di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo emergono dinamiche differenti, che riflettono comunque il dato regionale.
In provincia di Fermo l’export complessivo vede una diminuzione del 5,3% (settori micro, piccole e medie imprese (Mpi) al -5,9% e manifatturiero a -6,1%). A pesare è soprattutto il rallentamento del sistema moda: gli articoli in pelle e calzature, primo prodotto esportato e principale pilastro dell’economia locale, segnano un -5,7%, mentre l’abbigliamento registra un calo del 13,6%. Cresce l’export per mobili (+66,7%) e prodotti in legno (+45,6%).
Più marcata la flessione ad Ascoli Piceno, dove le esportazioni scendono con una riduzione del 24,6%. Il dato è fortemente condizionato dal crollo del comparto farmaceutico, primo prodotto esportato della provincia, che registra una diminuzione del 39%. Anche i settori delle micro e piccole imprese risultano in calo del 9,3%.
In provincia di Macerata l’export segna una flessione contenuta dell’1,7% (il manifatturiero del -1,9%). Il principale prodotto esportato resta quello degli articoli in pelle e calzature con il calo del 5,8%. Segnali positivi arrivano invece dai macchinari (+4,5%) e da alcune altre manifatture come gioielleria e occhialeria (+16,7%). Nel complesso, i settori delle micro e piccole imprese registrano una diminuzione limitata allo 0,6%.
A livello regionale, i settori Mpi segnano un -4% e ad incidere maggiormente sull’export generale sono il calo dei prodotti farmaceutici (-32,5%), dei macchinari (-10,2%) e del comparto moda (-8,6%), uno dei pilastri dell’economia manifatturiera marchigiana.
«Il 2025 è stato un anno difficile per il nostro export – commenta il presidente territoriale di Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno, Fermo, Enzo Mengoni – Le tensioni commerciali internazionali e i dazi che hanno colpito il mercato americano hanno ridotto le opportunità per molte imprese del nostro territorio. Gli Stati Uniti restano uno sbocco fondamentale per il Made in Italy e il loro rallentamento ha avuto ripercussioni sulle nostre filiere produttive. Accanto a questo dobbiamo fare i conti con la crisi di alcuni comparti chiave. Il sistema moda, che rappresenta il cuore produttivo tra Macerata e Fermo, sta vivendo una fase complessa, mentre nel Piceno pesa il calo del farmaceutico. Guardando al 2026 il quadro rischia di essere ancora più incerto: le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e la guerra in Iran aumentano l’instabilità in un’area che negli ultimi anni era diventata un mercato importante per il Made in Italy. A questo si aggiunge il rischio di nuovi aumenti dei costi energetici che potrebbero frenare ulteriormente la produzione. Per questo serve una strategia chiara per sostenere le nostre imprese sui mercati internazionali. È necessario rafforzare le politiche di internazionalizzazione, aiutando soprattutto le piccole e micro imprese ad aprirsi a nuovi mercati emergenti e a consolidare la presenza in quelli già esistenti. Servono strumenti concreti per accompagnare le aziende nella promozione del Made in Italy, negli investimenti in innovazione e digitalizzazione e nei percorsi di transizione energetica. Allo stesso tempo è fondamentale intervenire sul costo dell’energia e semplificare l’accesso agli incentivi per le imprese. Solo così possiamo difendere la competitività delle nostre produzioni e permettere al sistema manifatturiero marchigiano di continuare a essere protagonista sui mercati internazionali».
L’ Ufficio Speciale Ricostruzione ha approvato il progetto esecutivo relativo all’intervento di messa in sicurezza con consolidamento e ripristino della rupe nel versante sud-ovest, nella zona sottostante le abitazioni del centro storico di Smerillo.
L’opera, finanziata nell’ambito dell’ordinanza commissariale 137 del 2023, prevede un investimento complessivo di 950.000 euro, integralmente concesso al Comune.
«Con il nuovo decreto si conclude l’iter amministrativo e si apre la strada all’avvio delle procedure di gara e all’esecuzione dei lavori – conferma il commissario alla ricostruzione, Guido Castelli – il progetto è considerato strategico per la sicurezza del centro storico, per la tutela del suo patrimonio e per la fruibilità dell’area della rupe, uno dei luoghi più suggestivi del borgo. Prenderci cura del territorio e delle sue fragilità resta una delle nostre priorità, obiettivo che stiamo raggiungendo grazie anche alla fattiva collaborazione di Comuni, Usr e della Regione Marche guidata dal presidente Acquaroli».
«Era una nostra richiesta da tempo ed ora siamo soddisfatti. Il fatto di riaprire una zona che era interdetta e che permette di ripristinare un sentiero che dall’area camper permette di raggiungere l’area soprastante è un traguardo importante, atteso da tempo, che consentirà di rafforzare l’attrattività del territorio e favorire il ritorno dei turisti» aggiunge il sindaco Tonino Severini.
L’intervento riguarda uno dei punti più delicati del borgo fermano: la parete occidentale dello sperone roccioso su cui sorge il centro storico, già soggetto a fenomeni di crollo aggravati dal sisma del 2016/2017 e dalle intense precipitazioni del 2023. Proprio questa situazione, documentata anche dai monitoraggi geomorfologici e dalle ordinanze comunali che ancora oggi limitano l’accesso ai sentieri sottostanti, ha reso urgente un’azione strutture di consolidamento.
Il progetto prevede un insieme coordinato di opere volte a mettere in sicurezza la rupe e Le aree pedonali circostanti: dalla bonifica dei massi instabili agli ancoraggi profondi degli ammassi rocciosi, dal posizionamento di reti metalliche ad alta resistenza all’inserimento di sistemi di protezione in pannelli fune. Sono inoltre programmati interventi per ridurre le infiltrazioni meteoriche, la sistemazione dei sentieri e delle murature a secco, l’aggiornamento dell’illuminazione e la predisposizione per un sistema di monitoraggio continuo.
«La Fermana rappresenta un valore non solo sportivo, ma anche sociale e culturale. Un valore condiviso con tutte le parti sociali del territorio». Questo uno dei temi emersi all’incontro pubblico organizzato dalla Fermana in collaborazione con Sardex al Caffè Letterario di Fermo, dal titolo “Fermana, valore condiviso – dal campo al territorio: il gioco di squadra vincente”, andato in scena giovedì pomeriggio. L’evento, moderato da Franco Contu, cofondatore di Sardex e rappresentante delle Comunità Economiche Locali, ha rappresentato un concreto momento di connessione tra il club gialloblù e il tessuto sociale della città, riunendo istituzioni, mondo economico, associazioni e tifosi in un clima di partecipazione e condivisione.
All’appuntamento hanno preso parte, tra gli altri, il presidente della Fermana Umberto Simoni, insieme al figlio Gianfilippo Simoni, il questore di Fermo Eugenio Ferraro, l’assessore allo Sport e alle politiche giovanili del Comune di Fermo Alberto Scarfini. Presenti anche i membri della società, lo staff tecnico e una delegazione della squadra composta dal capitano Nicolas Marin, insieme ai giocatori Guti e Flavio Fofi, oltre a numerosi rappresentanti delle associazioni del territorio, delle realtà sportive, delle aziende e degli sponsor che accompagnano il percorso del club.
Il presidente Umberto Simoni ha sottolineato il valore umano e identitario della società. «La Fermana ha una grande storia e oggi più che mai stiamo portando avanti questi valori. Siamo una famiglia, ognuno con ruoli diversi, dentro e fuori dal campo. I giocatori stanno dando tanto e hanno creato un gruppo molto affiatato. E anche i tifosi ci stanno seguendo sempre più numerosi e voglio ringraziarli per il sostegno».
Il questore Eugenio Ferraro ha evidenziato il rapporto positivo tra la squadra e il territorio. «Abbiamo una bella collaborazione con la società sotto tutti i punti di vista. Sono qui da pochi mesi ma mi sono subito reso conto che la squadra è percepita come un elemento importante per il territorio. Io sono romano e so cosa significa il rapporto tra tifosi e calcio. Ai giocatori voglio dire: siate consapevoli della responsabilità che avete, perché i modelli per i nostri giovani non sono tanti e voi rappresentate esempi di lealtà, sportività e senso di appartenenza, anche in campo».
L’assessore Alberto Scarfini ha ribadito il valore della Fermana come luogo di aggregazione per la comunità. «La Fermana è uno dei contenitori più importanti del territorio, un grande spazio aggregativo che mette insieme sport, cultura, condivisione e storia. Un tratto distintivo della nostra società che dobbiamo continuare a portare avanti insieme».
Franco Contu ha inoltre richiamato l’importanza delle reti territoriali. «Fare rete con il territorio è fondamentale. La Fermana rappresenta non soltanto una squadra di calcio, ma un modello virtuoso di come si possa costruire una rete concreta tra istituzioni, aziende private e associazioni».
L’incontro si è concluso con un momento di networking tra i partecipanti, occasione per rafforzare ulteriormente i rapporti tra il club e le realtà del territorio. Un segnale chiaro di come la Fermana continui a essere non solo una squadra di calcio, ma un patrimonio condiviso della città e della sua comunità.
Mettersi al servizio degli altri per scoprire il proprio potenziale: è questo il cuore della nuova chiamata per il Servizio Civile Universale lanciata dalla cooperativa sociale Nuova Ricerca Agenzia Res. Un’opportunità dedicata ai giovani tra i 18 e i 28 anni che desiderano trasformare il proprio tempo in un gesto concreto di solidarietà e in un’importante tappa di crescita professionale.
Partecipare ai progetti di Nuova Ricerca Agenzia Res significa dedicare un anno alle persone che abitano le diverse comunità del nostro territorio. Un’esperienza formativa sia sul piano lavorativo che personale, accompagnata e facilitata da operatori esperti che da anni sostengono i più fragili, educano i più piccoli e costruiscono percorsi di integrazione. È un viaggio umano profondo, capace di unire l’entusiasmo dei giovani all’esperienza di chi lavora nel sociale ogni giorno.
Sono tre i progetti a cui si può aderire per 13 posti in totale con sedi a Fermo, Capparuccia di Fermo, Porto San Giorgio e Servigliano.
i 13 giovani che entreranno a far parte del progetto, percepiranno un contributo mensile di 519,47 euro per l’impegno profuso. Inoltre avranno la possibilità di maturare un anno di apprendimento sul campo, con il riconoscimento di crediti formativi e competenze certificate, spendibili nel mondo del lavoro. La possibilità di tessere relazioni umane autentiche e di scoprire le proprie attitudini e per finire, la riserva del 15% dei posti nei concorsi pubblici per chi completa l’anno di servizio.
La Cooperativa crede fermamente nel potere dello scambio tra generazioni: «Il Servizio Civile non è solo un anno di attività, ma un’esperienza sociale e lavorativa che lascia il segno – dichiarano i referenti di Nuova Ricerca Agenzia Res – scegliere di dedicarsi agli altri in un momento così delicato della vita significa investire sulla propria identità. Per noi, accogliere i giovani significa ricevere nuova energia e, allo stesso tempo, offrire loro gli strumenti per diventare professionisti consapevoli e cittadini attivi, capaci di guardare al futuro con empatia e competenza».
Tutti i giovani interessati possono presentare la propria domanda esclusivamente online tramite la piattaforma Dol. La cooperativa è a disposizione per accompagnare i candidati nella scelta del progetto più vicino alle loro passioni e inclinazioni.
Per maggiori informazioni, visitare il sito web o scrivere a email: info@coopres.it – Telefono: 0734 633280
«A oggi la credibilità della Rete Oncologica Regionale delle Marche, una vera e propria eccellenza della nostra regione, risulta compromessa dalla decisione presa dalla giunta regionale con un vero e proprio blitz lo scorso 31 dicembre. Le figure e il metodo utilizzato per nominarne il Coordinamento, infatti, sollevano gravi preoccupazioni anche sull’efficacia di un organismo strategico per la cura dei pazienti oncologici».
A dirlo, con una nota stampa, è il consigliere regionale Fabrizio Cesetti, che, dopo aver partecipato ieri alla Commissione consiliare “Sanità e Politiche sociali” dove è stata posta la questione, ha presentato un’interrogazione sottoscritta da tutti i gruppi di opposizione per evidenziare «i rischi che potrebbero compromettere la governance clinica di una rete fondamentale per chi affronta patologie tumorali».
«Alla guida del Coordinamento – spiega Cesetti – è stato collocato un dirigente privo di specifica competenza specialistica in oncologia, mentre tale funzione richiederebbe qualifiche altamente specialistiche e comprovata esperienza. Non sono inoltre stati esplicitati i criteri tecnico-scientifici adottati per le nomine, né i requisiti minimi richiesti. La composizione dello stesso Coordinamento evidenzia poi una prevalenza di profili amministrativi rispetto a figure cliniche specialistiche, in contrasto con il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 che pone al centro la governance clinica qualificata. Ancora più allarmante è la previsione di supplenti con profili eterogenei, senza garanzie di continuità tecnico-scientifica».
L’esponente dem sottolinea come nella giunta affiorino «serie crepe sugli indirizzi di politica sanitaria. Quando l’assessore sostiene con dichiarazioni alla stampa che tempo addietro egli avrebbe agito in maniera diversa non critica il suo predecessore Saltamartini, ma il presidente Acquaroli, che resta il titolare della politica sanitaria della Regione Marche. In ogni caso, se l’assessore è consapevole dell’inadeguatezza di questa pilatesca soluzione, ammettendo che è una scelta temporanea e lasciando intendere che in futuro si potrebbe affidare la guida a un oncologo, perché non si è assunto subito la responsabilità di una scelta del genere?».
«I pazienti oncologici marchigiani – conclude Cesetti – meritano di meglio. Dietro ogni decisione ci sono persone in cura che meritano certezze. Chiediamo alla giunta regionale di rivedere quanto prima la governance della Rete Oncologica Regionale, assicurando professionisti con specializzazione oncologica e criteri di nomina pubblici e coerenti con gli standard nazionali. Solo così la Rete potrà esercitare il suo ruolo strategico per la salute dei cittadini».
Ma la replica dell’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro, arriva in un batter d’occhi: «Con la costituzione della rete oncologica avvenuta dopo tanti anni, la regione Marche ha avuto accesso ad oltre un milione di euro per finanziare progetti di sostegno e ricerca alla oncologia: questo è il dato che interessa la, purtroppo ampia, platea di pazienti interessati dalla malattia oncologica. E la rete sta già funzionando in questi primi tre mesi dell’anno con incontri e scadenze incentrate sulla presentazione di progetti concreti da finanziare portati avanti dagli dagli oncologi della nostra regione. A fronte di questo purtroppo c’è un Cesetti che non si smentisce mai: una crociata contro l’assessore del suo stesso territorio e non per la sanità. Criticando la costituzione della rete oncologica lui critica un atto che è mancato per quindici anni in questa Regione, compreso il quinquennio in cui lui spadroneggiava in giunta. Ma critica anche il contributo e lo spirito di reciproca collaborazione delle migliori eccellenze di questa regione che sono presenti nella rete, come titolari o supplenti, e che con la loro presenza hanno permesso di sbloccare fondi per oltre un milione sull’oncologia in questo nuovo anno. La sua guerra personale, di cui si sono accorte anche le pietre, ormai travolge tutto e tutti ma purtroppo avendo governato anche lui questa Regione in cinque anni presto dimenticati dai marchigiani, travolge anche se stesso e gli insuccessi come quello di non aver voluto mettere mano sulla rete oncologica».
Una partecipazione numerosa e attenta ha caratterizzato l’incontro “Bandi e opportunità”, dello scorso 5 marzo ad Amandola, promosso da Cna Fermo in collaborazione con il Comune. Il seminario, ospitato nella sala consiliare del municipio, ha rappresentato, spiegano da Cna, «un’importante occasione di informazione e confronto per imprenditori, operatori commerciali e professionisti interessati a conoscere le opportunità di finanziamento attualmente disponibili per il territorio. Ad aprire i lavori il sindaco di Amandola, Adolfo Marinangeli, e il presidente Cna Fermo Emiliano Tomassini, che hanno evidenziato il valore di momenti di approfondimento come questo per accompagnare le imprese nella conoscenza degli strumenti di sostegno e favorire nuove iniziative economiche nelle aree interne».
Centrale è stata la presentazione, da parte dell’assessore al Commercio Maria Rita Grazioli, dell’avviso pubblico del Comune di Amandola per la concessione di contributi a fondo perduto finalizzati alla riqualificazione commerciale e turistica della città. Il bando mette a disposizione complessivamente 150 mila euro, con l’obiettivo di sostenere la vitalità del tessuto economico locale, migliorare la qualità dell’offerta commerciale e rafforzare l’attrattività turistica del territorio. Nel dettaglio, 70 mila euro sono destinati all’avvio di nuove attività o all’apertura di unità produttive locali con una chiara vocazione turistica, con contributi che possono coprire fino al 70% delle spese sostenute e arrivare a un massimo di 10 mila euro per beneficiario. Altri 50 mila euro sono invece dedicati alla riqualificazione e innovazione delle attività commerciali già esistenti, sempre con una copertura fino al 70% delle spese e un contributo massimo pari a 5 mila euro. Una terza linea di intervento, finanziata con 30 mila euro, prevede contributi una tantum destinati agli operatori economici che scelgono di collaborare alla vitalità della città attraverso azioni come il prolungamento degli orari di apertura, l’illuminazione delle vetrine nelle ore serali o l’organizzazione di eventi culturali, enogastronomici e sociali capaci di animare il centro urbano.
Il focus sulle opportunità legate al Piano Cammini è stato curato dallo sportello Bandi di Cna Fermo. «Si tratta di uno degli strumenti più interessanti per lo sviluppo del turismo lento e – rimarcano dall’associazione di categoria – sostenibile e mette a disposizione bandi e incentivi per il potenziamento dei servizi di accoglienza lungo i principali percorsi escursionistici e culturali. Le opportunità riguardano in particolare il rafforzamento delle strutture ricettive leggere, lo sviluppo di servizi dedicati ai camminatori e la creazione di nuove attività legate al turismo outdoor e alla valorizzazione delle eccellenze locali. Un tema particolarmente strategico per Amandola, che può rafforzare il proprio ruolo come destinazione per un turismo naturalistico, esperienziale e familiare. La forte partecipazione registrata conferma l’interesse degli operatori economici verso strumenti capaci di sostenere investimenti, innovazione e sviluppo, contribuendo al tempo stesso a rafforzare l’attrattività commerciale e turistica della città».

Patrizia Carassai
Sarnano piange la scomparsa di Patrizia Carassai, carabiniera forestale di 53 anni, che si è arresa contro un male con cui combatteva da tempo. Ieri l’ultimo saluto nella chiesa di chiesa di Sant’Agostino, in tanti si sono stretti attorno al dolore dei familiari. Carassai lascia il marito Andrea, la mamma Rosalba e la sorella Loredana. Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati in queste ore. Tra questi quello del Sim Carabinieri regionale delle Marche: «La comunità del Sim Carabinieri si stringe in un profondo e commosso cordoglio per la prematura scomparsa della collega Patrizia Carassai, venuta a mancare a soli 53 anni. Una perdita che colpisce al cuore non solo la regione Marche, ma l’intera associazione sindacale e il comparto Forestale dell’Arma».
Nel messaggio il sindacato sottolinea anche le qualità professionali e umane della militare: «Patrizia Carassai è stata una professionista stimata, una donna che ha servito lo Stato con una dedizione rara e uno spirito di sacrificio esemplare. In forza alla specialità Forestale dell’Arma dei Carabinieri, ha saputo coniugare il rigore istituzionale con doti umane straordinarie, diventando un punto di riferimento per i colleghi che hanno avuto il privilegio di lavorare al suo fianco. In questo momento di straziante dolore – prosegue la nota – la Segreteria Regionale Sim Marche, unitamente alla Segreteria nazionale e agli iscritti d’Italia, manifesta la massima vicinanza e solidarietà ai familiari, unendosi in un ideale abbraccio al marito Andrea, alla mamma Rosalba, alla sorella Loredana e a tutti i parenti e colleghi. Condividiamo il peso di questa assenza, con la consapevolezza che l’eredità di Patrizia, fatta di correttezza, passione e amore per la propria terra, continuerà a vivere attraverso il ricordo e l’esempio quotidiano di chi resta».














